Food-Design

Food Design – Esercitazione 1 – 2009-10 – Man ist was Mann isst. Si è ciò che si mangia.

10 marzo 2010 Share/Bookmark

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Prima esercitazione, 9 marzo 2010)
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Man ist was Mann isstSi è ciò che si mangia.
Il gioco di parole di questo proverbio contadino tedesco ne cucina il senso, perché ist (è) si pronuncia come isst (mangia) e Mann (l’uomo) si pronuncia come man (si), in questo modo:
L’uomo è ciò che (l’uomo) mangia.
Fino a che punto?
… fino a mettere a nudo la nostra identità soggettiva (il nostro self)!    
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Food-Design – Esercitazione 1 – Man ist was Mann isst. Si è ciò che si mangia.

Jean-Étienne Liotard (1702-1789) è un artista ginevrino, di origine francese, la sua famiglia era emigrata da Montélimar per motivi religiosi.  Fu allievo di Daniel Gardelle e, a Parigi, di
Jean-Baptiste Massè, da cui apprese l’arte della miniatura.  A Roma conobbe lord Bessborough che lo portò con se a Costantinopoli dove visse per molti anni.  Viaggiatore instancabile divenne il pittore dell’aristocrazia europea, ciò gli consentì una vita agiata e una discreta fama.  È anche l’autore di un trattato sull’arte della pittura. Si possono vedere le sue opere nei musei di Berna, Ginevra ed Amsterdam.
Da qualche anno a questa parte la sua pittura è stata rivalutata proprio per quegli elementi poetici che lo fecero sottovalutare dalla critica d’arte del suo tempo.  Uno stile asciutto, un realismo domestico improntato alla pietas, un “orientalismo” contenuto.  In altri termini, un pittore che seppe cogliere nella vita corrente quella nostalgie du dimanche che sarà il carattere proprio della piccola borghesia che scese nelle strade di Parigi l’anno in cui morì.
Questo autoritratto che lo rappresenta giovinetto, nel momento di consumare la sua colazione, la tela è del 1770, esprime bene questo sentimento del tempo, l’ambiente calvinista della sua città natale e dice molte più cose sul suo carattere di molte parole.
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Obiettivo dell’esercitazione è un autoritratto che esprima – attraverso il rito della prima colazione – quello che lo studente considera la propria “identità soggettiva”. 
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Food-Design – Esercitazione 1 – Man ist was Mann isst. Si è ciò che si mangia.

Per realizzarlo occorre assolutamente rispettare le seguenti disposizioni:
Uno – Un fondo neutro.
Due – Essere soli, rivolti verso sinistra (per chi guarda), seduti ad un tavolo.
Tre – Utilizzare, come formule espressive, soltanto gli elementi della prima colazione (cibo, bevande, suppellettili) ed eventualmente l’effetto della luce.
L’autoritratto o gli autoritratti possono essere elaborati con il mezzo espressivo che si ritiene più opportuno. 
L’elaborato dovrà essere presentato su un supporto A4 accompagnato se lo si ritiene opportuno da una breve relazione esplicativa.
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“…il mio modo di vedermi è in larga misura il riflesso della maniera in cui mi vedono gli altri e della maniera in cui io so che mi vedono gli altri: normalmente si "chiede" ad altre persone di dirci chi siamo. A questo punto, però, veniamo a trovarci in una situazione abbastanza spinosa, perché di norma non domandiamo a tutti gli altri di definirci e di illuminarci sul nostro carattere, ma operiamo una selezione tra le persone che reputiamo deputate a tal compito: esse sono essenzialmente i nostri familiari e i nostri amici. In questo modo accade che coloro che dovrebbe farci conoscere le nostre peculiarità caratteriali, sono proprio quelle persone che tendono a presentarci la versione più gradevole e più accettabile della nostra personalità. Di conseguenza, spesso si vengono a creare delle situazioni improntate sulla malafede, perché l’immagine di me stesso che mi sono creato risulta più favorevole dell’immagine che ho delle persone esterne alla cerchia più intima dei miei conoscenti.”
Giovanni Jervis.

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Teoria, pratica dell’architettura spontanea

8 marzo 2010 Share/Bookmark

Teoria,

pratica dell’architettura spontanea.

Gianni-Emilio Simonetti

Milano, 1971

IED – Esercitazione 11 D – 2009-10 – Come costruire un fornello solare con il materiale che abbiamo a disposizione in casa

7 marzo 2010 Share/Bookmark

D – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
Esercitazione numero undici.
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Come costruire un fornello solare
con il materiale che abbiamo a disposizione in casa.
Il primo forno (o fornello) solare conosciuto fu costruito da Horace
de Saussure, un naturalista svizzero, nel 1767.  Oggi i “forni solari” sono molto popolari sia in India che in Cina e si definisce funzionale il fornello che cuoce in un tempo appena doppio di uno normale alimentato a gas o ad elettricità.

IED – Esercitazione 11 D – Come costruire un fornello solare

In rete ci sono molti modelli di forni o fornelli solari ad essi rinviamo per i principi costruttivi. Il più popolare è il “Kyoto Box” che nel 2009 ha vinto il “Climate change challenge”, oggi è prodotto in serie e costa cinque dollari.

L’espressione di bricolage è un termine che ricorre in svariate discipline per indicare delle costruzioni realizzate da una certa gamma di cose che capita di avere a disposizione.
Scrive Claude Lévi-Strauss in Il pensiero selvaggio (1962): “Nel suo antico significato, il verbo bricoler si applica al gioco della palla e del biliardo, alla caccia e all’equitazione, ma sempre per evocare un movimento accidentale: quello della palla che rimbalza, del cane che si distrae, del cavallo che scarta dalla linea diritta per evitare un ostacolo.
Oggi per bricoleur s’intende chi esegue un lavoro con le proprie mani, utilizzando mezzi diversi rispetto a quelli usati dall’uomo del mestiere.  Il bricoleur è capace di eseguire un gran numero di compiti differenziati, ma, diversamente dall’ingegnere, egli non li subordina al possesso di materie prime e di arnesi, concepiti e procurati espressamente per la realizzazione del suo progetto: il suo universo strumentale è chiuso e, per lui, la regola del gioco consiste nell’adattarsi sempre all’equipaggiamento di cui dispone, cioè a un insieme via, via finito di arnesi e di materiali, peraltro eterocliti… Egli interroga tutti quegli oggetti che costituiscono il suo tesoro, per comprendere ciò che ognuno di essi potrebbe "significare", contribuendo così alla definizione di un insieme da realizzare che alla fine, però, non differirà dall’insieme strumentale se non per la disposizione interna delle parti.

IED – Esercitazione 11 D – Come costruire un fornello solare

La lampadina non deriva dalla candela, né il reattore dal motore a scoppio. Per produrre un nuovo oggetto l’ingegnere dispone sia di materiali appositamente destinati a quell’uso, sia di macchine progettate esclusivamente a quel fine ed egli si mette all’opera solo dopo aver riunito i materiali e gli strumenti che servono esattamente al suo progetto. Il bricoleur, invece, si arrangia con gli scarti. La maggior parte delle volte gli oggetti che produce non fanno parte di un progetto più generale, ma sono il risultato di una serie di avvenimenti contingenti, il frutto di tutte le occasioni che gli si sono presentate per arricchire la sua collezione di cianfrusaglie. Come ha notato Claude Lévi-Strauss gli strumenti del bricoleur, contrariamente a quelli dell’ingegnere, non possono essere progettati in anticipo. I materiali di cui dispone non hanno una destinazione precisa. Ciascuno può essere utilizzato per cose diverse. Questi oggetti hanno in comune soltanto il fatto che “potrebbero sempre servire”. A che cosa? Dipende dalle circostanze. Per molti aspetti il processo dell’evoluzione ricorda questo modo di operare. Spesso senza progetti a lungo termine, il bricoleur prende un oggetto dal suo ambiente e gli dà una funzione inattesa. Da una vecchia ruota di automobile costruisce un ventilatore, da un tavolo rotto un parasole. Questo genere di operazione non è molto diverso da ciò che compie l’evoluzione, per Darwin infatti, le nuove strutture vengono elaborate a partire da organi preesistenti che in origine erano incaricati di un determinato compito ma che si sono progressivamente adattati a funzioni differenti.  Allo stesso modo le strutture che sembrano non avere né significato né funzione e che, secondo le parole di Darwin, assomigliano a “pezzi di anatomia inutile”, sono facilmente spiegabili come vestigia di qualche funzione più antica. Così , conclude Darwin, “se un uomo costruisce una macchina con un fine determinato, ma usa allo scopo, modificandoli leggermente, vecchie ruote, vecchie pulegge e vecchie molle, la macchina, con tutte le sue parti, potrà essere considerata come organizzata in vista di quel fine.

Obiettivo dell’esercitazione è quello di realizzare un forno o fornello solare funzionante.
Ogni gruppo può elaborarlo nel modo che ritiene più opportuno.
Saranno considerati vincitori i primi tre fornelli che oltre a funzionare saranno ritenuti interessanti per il costo, il disegno, l’originalità.

IED – Esercitazione 10 B (D) – 2009-10 – Un cappellificio a forma di… cappello, ed una torre che è… quel che sembra!

24 febbraio 2010 Share/Bookmark

D – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
Esercitazione numero dieci.  B
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Un cappellificio a forma di…cappello, ed una torre che è… quel che sembra!
La Hut Fabrik (il Cappellificio Steinberg) a Luckenwalde (°) e la Einsteinturm a Potsdam
di Erich Mendelsohn.

IED – Esercitazione 10 B - Design – Un  cappellificio a forma di…cappello, ed una torre che è… quel che sembra!

“Dobbiamo essere con consapevolezza architetti immaginari”, scriveva Bruno Taut nel 1919.  L’anno appresso fondò una rivista di architettura che chiamerà Frühlicht, l’alba, è una delle palestre dell’espressionismo.  Nell’aprile del 1919 Walter Gropius è nominato direttore del Bauhaus.
In questa manciata di anni che seguono la fine della prima guerra mondiale a Mosca trionfa la rivoluzione leninista, in America si processano Sacco e Vanzetti, Mussolini marcia su Roma.  Nelle arti l’asciutto realismo dei pittori della Neue Sachlichkeit si stempera nelle passioni e nelle ombre dell’espressionismo che sogna cattedrali di cristallo.  La biografia di Henry Ford celebra la produzione industriale, è tradotta in tedesco e solleva un certo entusiasmo: la “catena di montaggio” diventa un paradigma della “volontà di potenza”.  Vladimir Tatlin progetta il “Monumento alla Terza Internazionale”, Naum Gabo, che soffre di miopia, l’accusa di essere una copia della Torre di Eiffel.  La poetica formalista proposta da Vasilij Kandinskij è bocciata dall’Inkhuk di Mosca.  Si gettano le fondamenta della grande Exposition di Parigi.  A Los Angeles nel 1922 si costruisce una nuova casa ogni ventisei minuti.  Kurt Schwitters prosegue la costruzione della Merzbau, è un work in progress, Hans Richter che la visita è allibito, ci sono anfratti, pieghe, ricettacoli di immondizia, buchi, ciascuno dei quali con il nome di un amico, frammenti di pubblicità, ciocche di capelli, una dentiera, un recipiente ricolmo di orina.  Lui, che diverrà famoso per i suoi film astratti, non capisce che questo è il primo monumento all’inconscio.  Intanto, a Parigi dominano le idee enigmatiche di Dada e si prepara il secondo avvento, si chiamerà surrealismo.  Chi va a Tokyo dorme all’Imperial Hotel di Frank Lloyd Wright.  Mezzo secolo dopo diranno che è la sua opera più bella.  Mies van der Rohe, sogna ancora la poesia congelata e veste gli edifici di cristalli, un omaggio al narcisismo che passa per Paul Scheerbart e gli amici della Gläserne Kette.  Siamo lontani dalla stazione tra la neve di Helsinki disegnata da Eliel Sarinen, così come dal cupo e pretenzioso neo-goticismo del Chicago Tribune di Jood e Howells,   Diranno, sono stati i committenti a volerlo così.  Ulisse di James Joyce è del 1922.  Psicologia  delle masse ed analisi dell’Io, di Sigmund Freud del 1921.  Nel 1921 è completato il “quarto” volume della Recherche di Marcel Proust, s’intitola Sodoma e Gomorra.  Nel 1919 erano usciti Mont de piété di André Breton e Allegria di naufraghi di Giuseppe Ungaretti.  L’anno dopo Filippo Tommaso Marinetti pubblica due lavori, Elettricità sessuale e Al di là del comunismo.  Con questo due titoli dà l’avvio ad una lunga stagione di “marchette”.  Peccato per l’architettura, Antonio Sant’Elia era morto a Quota 77, vicino Monfalcone nel 1916, in quella che lo stesso pontefice definì “un’inutile strage”.  
 

IED – Esercitazione 10 B - Design – Un  cappellificio a forma di…cappello, ed una torre che è… quel che sembra!

Eric Mendelsohn, nato il primo giorno di primavera del 1887, nella Prussia Orientale, e morto a San Francisco nel 1953, è uno dei più importanti esponenti dell’architettura espressionista tedesca, amico e sodale degli artisti del “Blaue Reiter” e di “Die Brücke”, fondatore con Mies van der Rohe e Gropius del gruppo noto come Der Ring.  Tra le sue opere più importanti ricordiamo la fabbrica “Bandiera Rossa” a San Pietroburgo e il De Warr Pavilion a Bexhill on Sea nell’East Sussex. 
La sua popolarità, però, è legata ad altri due edifici in cui ironia e funzionalismo, plasticità e dinamismo sono l’impronta delle sue idee sul “progettare”.   Entrambi sono stati realizzati nello stesso periodo, sono la “Torre Einstein”a Potsdam e una “Fabbrica di cappelli” a Luckenwalde.  Il primo edificio, voluto su iniziativa di Herbert Freundlich per verificare la teoria della relatività, celebra piuttosto “la materia sessuale di massa” di Wilhelm Reich.  Il secondo è un omaggio all’arguzia.  Mette insieme “quel essere matti come un cappellaio”, come recita un proverbio inglese, che Lewis Carroll trasformerà in uno dei protagonisti delle avventure di Alice, con la nascita della reclame, come allora si chiamava la pubblicità ingenua.                

(° ) Per la memoria.  A Luckenwalde, durante la seconda guerra mondiale i nazisti vi installarono un campo di concentramento.  Oggi è quasi dimenticato, ma non è stato meno efferato di altri.

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Obiettivo dell’esercitazione è quello di interpretare la “morfologia” del pensiero architettonico di questo autore per la realizzazione di un monumento al design nel cortile dello IED di via Sciesa 4 a Milano.   

Ogni gruppo può elaborare le immagini di questa esercitazione con il mezzo espressivo che ritiene più opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, rappresentazione elaborata per via elettronica.
L’elaborato dovrà essere consegnato in copia su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.  Non sono accettati altri supporti.