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IED – Esercitazione 12 – 2009-10 – Girls, Guerrilla e Creatività

6 febbraio 2010 Share/Bookmark

A – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
(Esercitazioni)
Esercitazione numero dodici.
Girls, Guerrilla e Creatività.

Quand la guerre pleuvra sur la houle et sur les plages/
J’irai à sa rencontre armée de mon visage/
Coiffée d’un lourd sanglot.
(Joyce Mansour)


IED – Esercitazione 12 – Girls, Guerrilla e Creatività

Nel 1985, a New York, un gruppo di artiste femministe prese posizione contro una esposizione al Museum of Modern Art (MOMA) che comprendeva le opere di centosessantacinque artisti di cui solo diciassette donne.  Il successo della contestazione portò alla creazione delle Guerrilla Girls.
Un collettivo che ebbe, da subito, un grande successo non solo per la denuncia delle discriminazioni che le donne subiscono all’interno del mondo della cultura, ma soprattutto per il modo in cui questa denuncia si è poi espressa nel corso degli anni.  La maschera da gorilla, che indossano durante le loro performance, le ha rese popolari sui mass media ovunque siano scese in campo.  Fin ora hanno realizzato un centinaio di manifesti, stampato migliaia di cartoline, realizzato action, usato i cartelloni stradali per esaltare, con ironia, le contraddizioni di una società “maschilista”. 

IED – Esercitazione 12 – Girls, Guerrilla e Creatività

Nel 1989 denunciarono il fatto che per entrare al Met.Museum di New York, uno dei musei americani più prestigiosi, occorreva essere nude, considerato che il cinque per cento delle opere sono di donne artiste, ma l’ottantacinque per cento dei nudi esposti sono femminili.  
Nel 1995 hanno raccolto in un libro le loro esperienze, poi, altri negli anni, l’ultimo è del 2005,  si sono aggiunti allargando lo scaffale degli “studi culturali”, dei gender, della critica d’arte e della sociologia.
A proposito delle Guerrilla Girls, ricordiamo la loro partecipazione alla Biennale di Venezia del 2005, dove i loro poster hanno stigmatizzato la discriminazione sessuale e razziale e reso ancora più drammatico il lampadario di assorbenti igienici di Joana Vasconcelos.

IED – Esercitazione 12 – Girls, Guerrilla e Creatività

Più di recente le “artiste” hanno anche conquistato la collezione permanente del museo d’arte moderna al Centre Pompidou con l’esposizione “elles@centrepompidou” . Un’esposizione inaugurata nel maggio del 2009 e che resterà aperta fino al febbraio del 2011, grazie al successo che ha riscosso, più di ottocentocinquantamila visitatori.
Quello che ha colpito di più i visitatori di questa mostra parigina è stato l’enorme progressione che l’arte al femminile ha compiuto dalla stagione impressionista e la sua internazionalizzazione, da Suzanne Valadon a Natalia Goncharova, a Dorothea Tanning, a Louise Nevelson, a Frida Kahlo, a Vieira da Silva, e ancora, a Agnes Martin, a Carolee Schneemann, a Valie Export a Mona Hatoum, a Cindy Sherman, per ricordarne qualcuna alla rinfusa.

IED – Esercitazione 12 – Girls, Guerrilla e Creatività

C’è una “creatività al femminile” nello IED?
Si, No, In parte, Non lo so.

Obiettivo dell’esercitazione.  In base a quello che si ritiene sia la risposta più attendibile elaborare un “logo” e un poster di “guerriglia creativa” che ne esprima il risultato.
L’elaborato dovrà essere presentato su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.

IED – Esercitazione 8 (D) – 2009-10 – La mistica delle piccole cose. Il “design narrativo”.

3 febbraio 2010 Share/Bookmark

D – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
Esercitazione numero otto. 
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La mistica delle piccole cose.  Il “design narrativo”

 “L’arte è l’imposizione di un modello all’esperienza, e il nostro piacere estetico è rappresentato dal riconoscimento di tale modello”. 
(Alfred North Whitehead)
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IED – Esercitazione 8 Design – La mistica delle piccole cose. Il design narrativo

“Sebbene non abbiano la densità del legno laccato, e il suo carico d’ombra, i servizi da tavola in porcellana non sono da buttar via.  Tuttavia, chi tiene fra le mani una stoviglia di porcellana, la sente fredda e pesante.  Temibile conduttrice del calore, è scomoda da maneggiare, se la si riempie di cibi caldi.  Urtata, rintocca sinistramente.  Al contrario, i servizi di legno laccato sono leggeri, gradevoli al tatto, delicati, non rumorosi.  Amo il legno laccato soprattutto quando tengo in mano una ciotola di brodo caldo.  Ne amo il peso, ne amo il tepore.  Così tenera è la sensazione, che mi sembra di sostenere il corpicino di un neonato.

IED – Esercitazione 8 Design – La mistica delle piccole cose. Il design narrativo

Non è un caso che la minestra si serva ancora nelle ciotole di legno laccato: esse hanno virtù che mancano a quelle di ceramica o porcellana.  Troppo presto il brodo servito in una tazza di porcellana bianca svela i suoi segreti.  Sollevato il coperchietto si sa subito che colore ha il liquido e che cosa contiene.  È cosa straordinariamente bella, invece, sollevare il coperchio di una ciotola in legno laccato, mentre ci accingiamo ad accostarla alla bocca, contempliamo per un istante il brodo, che ha una sfumatura non diversa da quella del recipiente, stagnare nell’oscurità impenetrabile del fondo.  Difficile capire cosa si trovi laggiù.  Le mani che tengono la ciotola sentono l’agitarsi quasi impercettibile del liquido.  Gocciole minutissime imperlano l’orlo del recipiente.  Attraverso il vapore, abbiamo un vago presentimento del cibo: esso si annuncia a noi, prima di toccare il palato.  Una emozione così profonda, e intima, certo non può essere paragonata a ciò che si prova davanti a un brodo servito in un piatto di bianca porcellana occidentale.  V’è, in essa, qualcosa di mistico e, forse, un zinzino di Zen.”
Junichiro Tanizaki, Libro d’ombra (In’ei raisan) 1933, Traduzione italiana, Milano 1982.
谷崎 潤一郎 Tanizaki Jun’ichirō Tokio 1886 – Atami 1965.

IED – Esercitazione 8 Design – La mistica delle piccole cose. Il design narrativo

Obiettivo dell’esercitazione è di interpretare visivamente l’atmosfera di questo passo di Junichiro Tanizaki con il mezzo espressivo che meglio si ritiene opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, video, rappresentazione elaborata per via elettronica.

L’elaborato dovrà essere consegnato in copia su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.  Non sono accettati altri supporti.
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Per meglio comprendere l’opera di questo importante scrittore si consiglia di consultare anche altri suoi libri come, Sasame Yuki (Neve sottile) del 1948, Kagi (La chiave) del 1956, Futen rojin nikki (Diario di un vecchio pazzo) del 1962.  Tutte le opere citate di Tanizaki sono tradotte in italiano, inglese, francese.

IED – Esercitazione 11 – 2009-10 – Interpretazione del Body Sushi

31 gennaio 2010 Share/Bookmark

A – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
(Esercitazioni)
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Esercitazione numero undici.
Interpretazione del “Body-Sushi”.
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IED – Esercitazione 11 – Interpretazione del Body Sushi.

Questo recente fenomeno di costume, conosciuto negli Stati Uniti con il nome di body sushi, è più una performance che un’esperienza culinaria nel vero senso del termine.  Proviamo a descriverlo.
Una modella, che con un bagno di acqua fredda ha abbassato la sua temperatura corporea, si distende nuda su un tavolo ed è ricoperta da tante piccole preparazioni alla mano.  Del suo corpo resta scoperto solo il viso, contornato dalla preparazione principale che è il sushi.
In breve, è un pranzo o un’opera d’arte?
In entrambi i casi è l’ennesima degradazione del corpo femminile che viene giustificata nei modi più diversi, anche ricorrendo alla tradizione storica, cioè, ad alcune antiche usanze della corte del Sol levante.
Oggi è molto popolare in Giappone, in Cina, in California e a New York, ma quel evidente tratto di perversione che contiene ha fatto si che le ragazze-piatto – di solito provengono dai paesi slavi – siano divenute popolari anche in molti piccoli centri di provincia europei così come nei paesi arabi.
In Giappone il body sushi è in qualche modo giustificato dalla stretta relazione sensuale che esiste tra cibo, arte e sessualità.  Là dove invece è tollerato o è clandestino i suoi censori sottolineano, oltre all’oltraggio della femminilità, la mancanza di igiene.
Questo fenomeno ha attecchito soprattutto tra le società di catering, per ragioni di riservatezza.
C’è poi da notare che, con il diffondersi del fenomeno, la quantità di cibo sul corpo delle ragazze è diminuito per lasciare spazio alla nudità.  Diverse società di catering della California hanno di recente introdotto anche il dessert, vale a dire, una ragazza cosparsa di cioccolata da leccare.
In Giappone il nyotoiamori, alla lettera, il corpo di donna adornato, in questa versione moderna del body sushi, è considerato una forma di performance art, un’esperienza estetica che mette insieme un corpo, una forma, dei sapori.  Ma la versione occidentalizzata del sushi è così nuova e trasgressiva come sembra e, poi, che cosa nasconde?
Certamente un desiderio camuffato nel quale mangiare l’altro è, insieme, espressione di un potere di coercizione e di un godimento.  Mangiare e fare, nel discorso scurrile, indicano l’atto sessuale.
In Miroir de l’âme pécheresse (Specchio dell’anima peccatrice) uscito nel 1531, la grande libertina, Margherita di Navarra, scrittrice e poetessa, scrive: Oh, se esse sapessero che cos’era divorare della carne cruda la notte!

IED – Esercitazione 11 – Interpretazione del Body Sushi.

Nel 1925, Cecil Blount de Mille nel film The Golden Bed, gira una sequenza nella quale un gruppo di uomini in abito da sera divorano la “donna-toffoletta”, la donna “marschmallow”, dal nome di certi dolci ottenuti dalla malva e molto popolari negli Stati Uniti.  Era l’attrice inglese Lillian Rich, una delle più famose silent ladies del cinema.
Per venire più vicino a noi, durante l’inaugurazione dell’esposizione internazionale del surrealismo, che si tenne a Parigi nell’inverno del 1959, la giovane e bella Méret Oppenheim, si offrì in pasto ai suoi amici, distesa su un tavolo, circondata da aragoste, frutti di mare, ricci e bottiglie di champagne.  Da quel giorno non c’è celebrazione del surrealismo senza che una ragazza finisca nuda su un tavolo semisommersa di cibo ed offerta ai piaceri dei critici d’arte e dei collezionisti.
In termini psico-analitici dovremmo parlare di iconofagiaGottfried Leibniz chiama appetizione il frutto di appetito e desiderio.  Il frutto d’inquietudini che ci attraversano e spesso ci dominano.  Da tempo sappiamo che il nostro corpo non mangia solo materie nutritive, ma anche e soprattutto rappresentazioni.  Più semplicemente noi abbiamo bisogno di un consumo simbolico, oltre che di uno reale, delle cose che popolano il mondo, un consumo affatto fittizio, che ha una funzione compensatoria per l’ansia che “divora” la tavola dell’onnivoro.
Più poeticamente, noi sappiamo mordere le immagini.  Ce lo suggerisce un libro inquietante, Naked Lunch di William S. Burroughs, parlando degli occhi che diventano bocche.  Di immagini che, a differenza del cibo, non sono mai assimilabili, che ci fanno sperimentare l’impossibile consumo dell’Altro e devastano il desiderio.  Se, come sostiene Jacques Lacan, il desiderio dell’uomo è il desiderio dell’Altro, allora, forse, noi possiamo sedarlo moltiplicando le nostre illusioni, fino al paradosso del body sushi, cioè, fino al punto di trascinare la sessualità nella trappola di un boccone che non potrà mai sfamarci.


IED – Esercitazione 11 – Interpretazione del Body Sushi.

Tema dell’esercitazione è la progettazione di una brochure, di un book fotografico (autoprodotto) o di un breve filmato per il lancio in Italia di un servizio di “body-sushi” da parte di una società di catering.
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L’elaborato dovrà essere presentato su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.

IED – Esercitazione 7 (D) – 2009-10 – La mela nello specchio. Quando la cosa diventa idea.

27 gennaio 2010 Share/Bookmark

D – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
Esercitazione numero sette.
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La mela nello specchio.  Quando la cosa diventa idea.

IED – Esercitazione 7 Design – La mela nello specchio. Quando la cosa diventa idea.

Un universo in miniatura.  Una miniatura dell’universo.  Dapprima dolce e poi acidula, come il veleno, come il peccato, come la tentazione.  Una superba miniatura del mondo, un mondo espugnato da Eros e attraversato dai vermi, un contradditorio simbolo della natura che muore.  Questa è la mela, regina di settembre, che i savants medioevali definivano un’opera del demonio, una metafora della jeune fille e dei suoi osceni tesori.
Rossa di fuori, come le labbra dell’innamorata, come il sangue, come i tramonti che annunciano il tempo che cambia.  Bianca di dentro, come la neve, il latte, la ricotta che la lama del pastorello tagliando fa arrossare, bianca come i denti con i quali la si morde con voluttà, perché croccante nella sua agreste e sospetta freschezza, ambiguo trofeo che lega alle ali della passione Saffo e Santa Teresa, il godimento e la tragedia.

IED – Esercitazione 7 Design – La mela nello specchio. Quando la cosa diventa idea.

Con la sostanza di cui sono fatti i sogni gli uomini fabbricano da tempo immemorabile i segni con i quali popolano l’universo.  In essi cercano la sua immagine, vicina o lontana, straniera agli occhi o familiare al cuore.
Il vero problema della mela non è nella sua immagine, ma nel gioco degli specchi che la riproduce e la moltiplica.  Questi specchi sono come dei cancelli e i segni qualche volta funzionano da chiavi.  Essi aprono o chiudono il senso e aiutano a superare la barriera della parole.  L’Io, lo abbiamo appreso con Sigmund Freud, ha bisogno di referenze per rassicurarsi sulla sua identità, ma questa resta evanescente e spesso illusoria.  Attraverso il segno l’immagine rivela le sue trappole, l’immaginazione con il suo teatro d’ombre e, al tempo stesso, penetra nello spirito della civilisation.
Sostituendo l’analogia alla logica il segno disperde ed unisce, s’irrigidisce e si liquefa, crea la “scrittura”, inspira la poesia e fa precipitare nel sacro, serve la tradizione e annuncia la novità, gli ancoraggi, le derive, si evolve.
La mela, dopo quelle verdi di Paul Cézanne, sono diventate un oggetto.  Un oggetto prezioso che ci accompagna dal tempo del regno di Sumer, con i suoi eccessi allegorici, che il Medioevo ha coltivato.  Essa ha oltrepassato e coltivato il suo significato simbolico, resistendo alle sventure gastronomiche e commerciali.  Riposa sulle spalle di Atlantide con la sua forma, ha il gusto vivo dell’amore con il suo profumo, la sua linfa e la sua carne.

IED – Esercitazione 7 Design – La mela nello specchio. Quando la cosa diventa idea.

Tra le immagini è la più ricca nella sua semplicità, ha saputo evocare il godimento e il rischio, gli abiti culturali e le credenze popolari, gli inganni del politico e la vertigine dei misticismi.
Essa è oggetto vivo per i segreti del corpo, natura morta per i pittori, vecchio segno biblico, mistero monacale, dono del giardino celeste e utensile moderno al servizio della pubblicità, segno erotico di una sessualità senza ipocrisie, immagine organica e cosmica dell’innocenza vegetale, possessione e dono.  Nel suo cuore i suoi semi resistono alla putrescenza, marcano la specie, sono il germe dell’avvenire, il margine inevitabile di ogni storia.

IED – Esercitazione 7 Design – La mela nello specchio. Quando la cosa diventa idea.

Obiettivo dell’esercitazione è “di mettere a nudo” un carattere di questo frutto da usare come branded icona per una comunicazione sociale rivolta ai giovani allo scopo di combattere la guida in stato di ebbrezza.
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Ogni gruppo può elaborare il progetto di comunicazione di questa esercitazione con il mezzo espressivo che meglio ritiene opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, video, rappresentazione elaborata per via elettronica.
L’elaborato dovrà essere consegnato in copia su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.  Non sono accettati altri supporti.