Pauchouse – Pesche |
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| 27 dicembre 2008 |
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Pauchouse, e anche pouchouse, termine regionale della Borgogna e della Franche Comté, per indicare una specie di bouillabaisse di pesce d’acqua dolce, in umido. Ingredienti: vino bianco o rosso, pomodoro, lardoni o burro, fiammeggiati al cognac, nonché cipolline, che dovranno cuocere col pesce, e al momento di servire fette di pane secco e soffregato con l’aglio. Il termine deriva da una voce dialettale che significa immergere.
Paupiettes, voce francese per involtini. Per ragioni di suono quasi analogo, molti traducono paupiettes polpette, che i Francesi chiamano boulettes oppure croquettes.
Pelicari (o, pallicari) era il nome dei soldati greci, che avevano combattuto contro la Turchia durante la guerra d’indipendenza. Per commemorarli, la cucina francese ha dedicato loro il nome di alcune pietanze.
Pellicano, uccello degli Steganopodi, con becco largo e lunghissimo e la pelle della gola dilatabile, a guisa di borsa. Benché l’animale sia il simbolo dell’abnegazione (si dice che occorrendo nutra i figli con le proprie viscere), la sua carne, troppo coriacea, non si presta a preparazioni culinarie adatte alle possibilità digestive europee.
Pelure d’oignon, vino prodotto a Marseillan, cittadina nel dipartimento dell’Hérault. La stessa denominazione di « pelle di cipolla » si applica in Francia anche ad una qualità di patate e di funghi, il cui colore ricorda il violaceo della pelle esterna della cipolla.
Pepe (piper nigrum, fr. poivre, ingl. pepper, ted. Pfeffer), pianta tropicale rampicante delle Piperacee. Usurpano il nome di pepe molte altre bacche, il cui sapore tuttavia si avvicina a quello del pepe nigrum, così il cubeba (arabo Kebeba) ed il pepe di Cajenna, ottenuto quest’ultimo con la disseccazione d’una varietà piccante di peperone. Il pepe comune è una bacca sferica, nera, frutto d’una pianta originaria dall’Oriente. Sotto la corteccia, che nel seccarsi si raggrinza, trovasi un grano duro, compatto, rotondo, grigio, bianco e farinoso al centro, che costituisce il pepe bianco. Come si vede pepe nero e pepe bianco, provenienti dalla stessa pianta, sono solamente termini commerciali. Noto ai romani, che lo definivano: rugosum, longum, asperum, candidum, album, mordax, acre, odorum, odoriferum, nigrum. “O quam saepe petet vina piperque coquus”, scrive Marziale. Nel Medioevo, in talune regioni europee, il pepe era accettato come moneta di scambio, in mancanza di metalli preziosi. Usato con moderazione, il pepe è un condimento gradevole, penetrante ed aromatico, tuttavia, non è raccomandabile ai temperamenti biliosi ed agli stomachi delicati. È uno stimolante, afrodisiaco, digestivo, eccitante le atonie intestinali. Trova largo impiego nella preparazione di carni di maiale. L’uso in medicina è quasi abbandonato. In cucina, secondo i casi, lo si impiega sia in grani, sia macinato. Non abusarne, giacché potrebbe produrre la vescicazione. Per rialzare il tono delle vivande, usate il macinato in piccole proporzioni, macinandolo all’ultimo momento, giacché tende a perdere le sue qualità. Per questa ragione non comperate che pepe in grani, tanto più che spesso viene adulterato con l’aggiunta di altre materie di minor prezzo e qualità. Krona, pepper è il termine inglese per paprica. Mignonette. E il pepe bianco, sbucciato, pestato, ma non macinato. Pepe della Giamaica, Pepe della Guinea, Pepe lungo, anche chiamato Pepe della Caienna. È prodotto da una varietà di peperone, fruticosa, originaria d’America, il cui frutto serve come surrogato del pepe.
Peperone (Gapsicum annuum, fr. piment commun, una varietà poivron, ingl. capsicum, una varietà Cayenne pepper, che è il pepe di Cajenna, ted. Pfefferschote, fiamm. e ol. Spaansche peper, spagn. Pimiento, port. pimento, vedi paprica), erbacea annua, dallo stelo cilindrico, dalle foglie lunghe e peziolate, acuminate ed alterne e dai fiori biancastri e solitari. Il frutto, che pure si chiama peperone, è una bacca conica, dalla superficie liscia e brillante. Si possono dividere i peperoni in due grandi categorie, almeno dal punto di vista gastronomico, il peperone del Cile e quello di Caienna, d’un sapore forte, che non s’impiegano in genere che come condimento, e l’altra, il peperone dolce, verde, rosso o giallo, ad uso di legume o di contorno. Da noi è particolarmente apprezzato il giallo di Napoli, oltre al verde romanesco, mentre in Francia richiedono volentieri il grosso piment rosso, di Spagna. Col colore varia anche la qualità, ma la differenza non è sensibile. Si possono quindi accomodare nello stesso modo. Nei paesi di lingua inglese il frutto preservato o usato come condimento si chiama chilli o chilly e quindi chilli sauce èla salsa fatta coi peperoni. In qualsiasi modo si preparino i peperoni dolci occorre eliminare la pellicola esterna ed i semi. Basta passarli alla griglia o immergerli per un istante in una frittura calda. Si leva facilmente la pellicola e si apre il peperone dalla parte del peduncolo per estrarne i semi. Una curiosità, in Francia, nel gergo, poivrot significa ubriacone. Per antipasto (crudi). Sbucciati e levati i semi, divideteli in strisce, condendo con l’olio oppure con la vinaigrette e circondandoli di sottilissimi dischetti di cipolla. Insalata. Secondo la precedente ricetta, con la vinaigrette soltanto, cospargendo con prezzemolo e cerfoglio tritato. Peperonata. Fate rosolare un quarto di chilo di cipolle affettate con un quattro cucchiai d’olio, aggiungendo un mezzo chilo di pomodori pelati, cuocendo per un quarto d’ora e rimestando. Poi aggiungete una decina di peperoni puliti e tagliati a strisce, riducendo il fuoco. Continuate a rimestare, evitando che friggano. Conditeli con sale e pepe. Verso la fine della cottura versate due cucchiai di aceto bianco. Ragoût alla spagnola. Secondo la precedente ricetta, variando solamente il condimento. Mantenete pomodoro, sale e pepe e togliendo l’aceto. Durante la cottura dei peperoni, aggiungeteci mezzo litro di brodo vegetale, uno spicchio d’aglio tritato, cospargete con un po’ di farina e, alla fine, con prezzemolo pure tritato. Purée. Cotti al burro, pestateli in un mortaio, aggiungendovi un po’ di besciamella. Passateli al setaccio, rimetteteli sul fuoco, allungandoli se troppo densi col liquido di cottura, poi lontano dal fuoco aggiungeteci un po’ di burro. Insalata alla provenzale. Preparateli secondo la precedente ricetta d’insalata, disponeteli in un’insalatiera e contornateli, alternando, con olive nere snocciolate, fette di pomodoro, dischetti di uova sode e filetti d’acciughe. Alla griglia. Preparati secondo le precedenti indicazioni, divideteli in strisce abbastanza grosse e fateli marinare nell’olio per un’ora. Scolateli e passateli alla griglia. Al momento di servire copriteli della seguente salsa: un cucchiaio di capperi, sei filetti di acciughe, pestate in un mortaio, con l’aggiunta di olio d’oliva e di succo di limone. Se possibile ricorrete alla brace ardente. Gratinati. Mettete su una pirofila uno strato di salsa Mornay, condita con cipolle rosolate e tritate, nonché con della paprica, adagiatevi i peperoni cotti al burro ed all’olio secondo le precedenti ricette, ricoprite con dell’altra Mornay, cospargete di pane grattugiato frammisto a parmigiano, con qualche pezzetto di burro e gratinate a fuoco moderato. Frittelle. Abbrustolite quanto occorre ed eliminate i semi, riempiteli con un ripieno composto di cipolle e funghi, entrambi sminuzzati, già cotti al burro, di un po’ d’aglio e prezzemolo, il tutto amalgamato con una salsa di pomodoro. Fate marinare i peperoni, che devono essere di piccolo volume, nell’olio, aceto (oppure succo di limone), sale e pepe. Scolateli, immergeteli in una pastella e fateli friggere nell’olio caldissimo. Asciugate, servite su salvietta, cosparsi di sale fine. A parte servite una salsa di pomodoro. Imbottiti alla napoletana. Abbrustolite ed allestite come dalla precedente ricetta, avendo sempre cura, togliendo i semi, di creare il vuoto, senza lacerare la parete, ove occorra facendo un’incisione orizzontale. Preparate il seguente ripieno, calcolato per ogni peperone: due cucchiai di pane grattugiato, tostato leggermente nell’olio. Aggiungete al pane qualche sultanina, che avrete fatto rinvenire per un quarto d’ora nel vino bianco, togliendone semi e peduncoli. Mezza dozzina di ulive nere, snocciolate, mezza dozzina di capperi, prezzemolo e basilico tritato, nonché un’acciuga sminuzzata, senza spine. Mescolate, aggiungeteci eventualmente un po’ di salsa di pomodoro, se il ripieno vi sembra troppo denso. Con questo impasto imbottite i peperoni. In un tegame con abbondante olio d’oliva sistemate i peperoni uno accanto all’altro, in modo che si sostengano a vicenda. Bagnateli con dell’altra salsa di pomodoro e metteteli in forno, a fuoco moderato. Serviteli caldi o freddi, a piacere. Imbottiti alla turca. Secondo la ricetta degli imbottiti alla napoletana, variando solamente il ripieno: due terzi di carne di montone cotta e tritata, con un terzo di riso, pure cotto, sale, pepe, una punta d’aglio ed una purea di pomodoro. Al forno col medesimo metodo. Bagnateli con il liquido di cottura.
Pere (fr. poire, ingl. pear, ted. Birne), sono il frutto del pero (pirus), uno degli alberi fruttiferi più diffusi in Europa. Esistono nel mondo circa duemila varietà, la cui enumerazione richiederebbe un volume intero. È quindi preferibile prendere l’epoca di maturazione come base di classifica, dividendo le pere in primaverili, estive ed autunnali, od anche secondo le loro possibilità di utilizzo, in commestibili crude, commestibili cotte, od utilizzabili a scopi industriali. Appartiene alle Rosacee. Plinio ne menziona una trentina di varietà, la cui denominazione, ad esempio Pompeiane, Neroniane o Coroliane, non ci rivelano a quale varietà appartenessero. Canta Orazio: Non quo more piris vesci Calaber jubet hospes, mentre Virgilio scrive: Insere Daphni piros: carpent tua poma nepotes; il primo si riferisce al frutto, il secondo all’albero. Avvampate al Porto (cucina americana). Fate stufare qualche pera in uno sciroppo, aromatizzato al Porto (un quarto di litro di sciroppo con un decilitro abbondante di Porto). Addensatelo con un cucchiaio da tavola di arrowroot. Bagnate con dell’acquavite e date fuoco, al momento di servire. Naturalmente le pere saranno state convenientemente allestite. Stuffed pears (pere ripiene, cucina americana). Sbucciate una pera non troppo matura. Vuotatela. Nella cavità collocateci il seguente ripieno: un pezzo di formaggio Roquefort (o Gorgonzola), schiacciato, frammisto ad una panna densa e cerfoglio tritato. Servite con una salsa composta di maionese e panna montata nella stessa proporzione, con qualche goccia di sugo di limone e una presina di sale. Spolverate il tutto di paprica. Servite le pere molto fredde. Birnen mit Maraschino (pere col maraschino). Fate macerare per tre ore le pere ritagliate a dadi nel maraschino. Potete usare anche a pere sciroppate. Adagiatele in una coppa di cristallo, contornate di biscotti dolci; aggiungete una crema di vaniglia molto densa, poi uno strato di panna montata, cospargete il tutto di mandorle dolci abbrustolite. Gebratene Birnen mit Schokoladensauce (saltate al burro con crema di cioccolato). Pelatele, dividetele a metà, togliete i semi, fatele rosolare da tutti i lati e servitele con della crema di cioccolata. Birnenpastete mit Aprikotensauce (frittelle di pere con marmellata d’albicocche). Stendete una pastella sul marmo infarinato preparata solo con i tuorli di uovo. Dividetela in due metà. Con l’aiuto d’uno stampo o d’una rotella ritagliate la pasta in tanti lembi uguali. Ungete con una composta di albicocche i lembi appartenenti ad una delle due metà, adagiatevi sopra le pere sbucciate e divise in quarti, copritele di altra composta di albicocche, e chiudete la frittella con i lembi dell’altra metà della pasta, pieghettando, se è necessario, aiutatevi con dell’albume. Praticate due forellini per l’uscita del vapore. Ungete le frittelle con un uovo sbattuto. Mettete in forno caldo. Servitele con una salsa d’albicocca. Poires à la crème (cucina francese). Sbucciate delle belle pere di grandezza media, recidendo il gambo con le forbici, ma lasciandole intere. Disponetele in una casseruola con l’acqua, sufficiente per coprirle, fate andare a fuoco dolce, profumatele con un cucchiaio di zucchero vanigliato ed una di rum. Quando le pere cedono sotto la pressione del dito, ritiratele e lasciate che il liquido continui la cottura fino a quando non condensi. Nel frattempo preparate una salsa alla vaniglia, usando un litro di latte in cui incorporerete tre uova, una seconda cucchiaiata di zucchero vanigliato ed infine, dopo il raffreddamento completo del liquido di cottura, anche quest’ultimo. Disponete le pere in coppe di cristallo e travasatevi la salsa. Poires Condé. Procedete come per le albicocche Condé. Poires à l’imperatrice. Dopo aver fatto bollire dei quarti di pere in uno sciroppo vanigliato, collocateli, in un tegame refrattario, tra due strati di riso da dolce, profumato al Kirsch o Maraschino. Sopra il tutto disdponete uno strato di salsa di albicocche. Spolverizzate di zucchero, o con degli amaretti sminuzzati, mettete al forno, per una decina di minuti, a piccolo fuoco, senza gratinare.
Pernice (fr. perdrix, i giovani perdraux, ingl. partridge, tedesco Rebhuhn), gallinaceo monogamo dei Fagianidi, di cui esiste un gran numero di varietà, raggruppabili in due grandi classi, la pernice grigia (Perdrix perdrix)e quella rossa (Caccabis rufa). Testa piccola, coda corta, corpo tozzo, tarsi lunghi, piccolo becco, la dimensione d’un piccione. Annida al suolo ed è quindi facile preda di altri animali. Apprezzata sulle mense romane. Fu così definita da Ovidio: Perdrices flamma collo rutilante decorae / Propter humum volitat, ponitque in sepibus ova. / Ponitur Ausoniis avis haec rarissima mensis. Garrula ramosa prospexit ab ilice perdrix. Depone dalle nove alle diciotto uova, ciò che permette alla specie di conservarsi, nonostante la caccia degli uomini e le insidie degli animali. Alla specie rossa è di gran lunga preferibile la carne della grigia, ed anche tra questa solamente le pernici giovani. In genere si prepara come il fagiano. Alla piemontese. Arrostite e cosparse di zabaione. Partridge escalopes (cucina inglese). Ingredienti: una pernice. Due fette di bacon. Mezzo litro di salsa bruna. Un quarto di litro di brodo. Una cipolla. Una carota. Mezza rapa. Un mazzolino aromatico. Per il ripieno: cento grammi di vitello arrosto, tritato, cinquanta grammi di prosciutto, crudo, tagliato a listarelle. Una cucchiaiata di lardo tritato, altrettanto di pangrattato, altrettanto di prezzemolo sminuzzato, un uovo crudo, un uovo cotto duro. Una presa di noce moscata in polvere e di erbe aromatiche, pure in polvere. Sale e pepe quanto basta. Scalcate l’uccello lungo il dorso ed eliminate le ossa. Preparate il ripieno con gli ingredienti indicati, amalgamandolo con l’uovo crudo. Spianate le due metà della pernice, collocando in ciascuna metà del ripieno, dopo aver condito con sale e pepe. Sul ripieno collocate delle fettine di uovo sodo e listarelle di bacon. Poi, aggiungeteci l’altra metà del ripieno, condendo nuovamente con sale e pepe. Riunite le due metà dell’uccello, legandolo solidamente con lo spago. Affettate le ortaglie e copritele col bacon. Avvolgete la pernice con della carta da forno imburrata e collocatela sulle ortaglie. Con del brodo vegetale coprite il recipiente e fate cuocere il tutto per un’ora e mezza all’incirca a fuoco moderato. Cotta la pernice, ritagliatela a fette di un centimetro abbondante di spessore, collocatele su un letto di purea di patate, al centro della quale sistemateci dei funghi in umido e versate sul tutto la salsa caldissima. Grilled partridge (alla griglia). Prendete una paio di pernici giovani. Spennatele, pulitele e dividetele a metà. Asciugate l’interno accuratamente con un panno umido. Passate alla griglia, a fuoco vivace. Conditele con sale e pepe. Cotti, accomodate gli uccelli su un piatto caldo, strofinandoli col burro. Serviteli con a parte un sugo di carne denso oppure una salsa ai funghi. Roast partridge (arrosto). Preparatele come da ricetta precedente, senza dividerle, ma scalcandole come si fa per il pollo. Coprite il petto con una fetta di bacon grasso. Arrostite in un forno moderatamente caldo, bagnate spesso con un sugo di carne. Alcuni minuti prima di servire, togliete il bacon e cospargetele di farina, per dare alla pernice un’apparenza leggermente abbronzata. Servite con una bread sauce a parte. Arrosto, alla svedese, Come da ricetta precedente. Rinunciate alla bread sauce. Togliete dalla leccarda l’eccedenza di grasso, ed aggiungetevi della panna. Riducete il tutto ad un terzo. Poi aggiungeteci un quarto di litro di vellutata e fate bollire. Servite con una purea di marroni.
Pesce San Pietro, chiamato dai Francesi poisson Saint Pierre e dagli Inglesi John Dori, un pesce marino del genere degli Acantotteri, non bello da vedere, dal nome scientifico di Zeus faber. Porta sul fianco una macchia rotonda nera, circondata da un cerchio d’un grigio nero, che ricorda vagamente l’aureola d’un santo: da qui il nome di San Pietro. In altre regioni è chiamato pesce San Cristoforo. Carne delicatissima anche se ancora poco apprezzata. Gli inglesi ne sono ghiotti. In genere si applicano a questo pesce che nel linguaggio culinario francese è chiamato Doré, le ricette indicate per il rombo. Per il San Pietro di piccole dimensioni è indicata la cottura al forno. Di fatto non esiste alcun riferimento tra questo pesce e l’episodio, narrato dagli Evangelisti, di Simon Pietro, che, preso il largo su invito del Redentore, aveva pescato centocinquanta tra grossi pesci, senza che la rete si rompesse. La Bibbia menziona spesso i pesci, senza enumerarli, salvo il caso della balena che ingoiò Giona… e fece bene!
Pesce spada (Xiphias gladius, fr. espadon, inglese swordfish, ted. Schwertfisch), pesce del Mediterraneo e dell’Atlantico, il cui osso facciale e la mandibola superiore si allungano e costituiscono all’incirca un terzo della lunghezza dell’animale, a forma di spiedo. Il corpo può raggiungere sino a cinque metri di lunghezza. La carne, non troppo delicata, si prepara come il tonno. Alla siciliana. Preparate una salsa, facendo soffriggere nell’olio una cipolla affettata, aggiungendo poi gradatamente olive verdi snocciolate, capperi, cetrioli sotto aceto sminuzzati, sale, una presina di zucchero e pomodoro maturo. Mezz’ora di cottura sempre rimestando. Vi adagerete poi il vostro pesce spada affettato e continuate la cottura per un’altra decina di minuti. Se la salsa risulta troppo densa allungatela con un po’ di vino bianco.
Pesche (fr. pêche, inglese peach, ted. Pfirsich), frutti del pesco (Amygdalis Persica), albero della famiglia delle Rosacee e della specie delle Amigdalee, di cui è noto un gran numero di varietà che tuttavia si possono suddividere in due grandi categorie, la prima coperta di lanugine, la pesca propriamente detta, e la seconda a pelle liscia, chiamata pesca noce oppure albicoccolo o nettarina. Nel primo gruppo si distinguono quelle a nocciolo facilmente staccabile e le altre a nocciolo aderente, come le duracine o le pavie. Tra molte altre sono rinomate le Poppe di Venere, le Maddalene e le Gialle di Verona. Il pesco ha avuto una carriera contrastata. Importato a Roma dall’Oriente, forse dalla Persia (perciò il suo nome latino Persicum)ai tempi di Claudio, non incontrò il favore dei naturalisti di allora, di Plinio, di Dioscoride e di Teofrasto. Galeno e poi la scuola salernitana, a loro volta, considerarono le pesche malefiche e dannose alla salute. Ricomparvero in Europa e con maggior successo ad opera dei Crociati. L’avversione degli antichi alle pesche è dovuta al contenuto, nelle mandorle, nei fiori e nelle foglie, di acido prussico. Crude. Servitele in forma di piramide, su un letto di grandi foglie sporgenti. Cotte. Per togliere la pelle conviene immergere le pesche per qualche istante nell’acqua bollente. Potrete staccare la pelle facilmente. Pêches Melba. Pelate e cotte in uno sciroppo vanigliato, disponetele in una coppa su uno strato di gelato alla vaniglia e copritele di una purea di lamponi. Frittelle di pesche. Seguite la ricetta per le frittelle di mele. Pesche avvampate. Seguite le istruzioni delle pere avvampate, sostituendo l’acquavite con del Kirsch. Peach and honey (pesca e miele). Mescolate bene, in un bicchiere, una cucchiaiata da tavola di miele con il contenuto di un bicchiere da vino di acquavite di pesca. Pesche ripiene cotte col vino (cucina genovese). Pestate in un mortaio le mandorle di quattro noccioli di pesca, già pelate, cento grammi di cedro e/o di zucca canditi ed infine la polpa di una pesca. Prendete otto pesche, pelatele con l’acqua bollente, dividetele a metà, privatele del loro nocciolo, nel vuoto collocate l’impasto, ricongiungete le due parti, sistematele in un tegame, contenente abbastanza vino bianco da coprire le pesche sotto e sopra, aggiungeteci dello zucchero e fate cuocere, senza spappolarle. Terminata la cottura delle pesche, toglietele dal tegame, condensate il liquido di cottura, col quale bagnerete le pesche, che potranno essere servite calde o fredde. Si può aggiungere qualche goccia di Maraschino al vino.


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