IED – Materiali del corso V

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Parte seconda.

Le ragioni del discorso sociologico, che abbiamo a grandi linee illustrato fin qui, possono essere riassunte dalla necessità di comprendere la complessità sociale, una condizione essenziale sia per ogni idea di progetto che per ogni impresa creativa.  

In particolare, a cosa serve questa comprensione nell’ambito di questo contesto scolastico? 
Diciamo per arrivare a dare un senso all’agire tecnico nel suo significato più alto, quello pensato dalla filosofia greca, di “arte”. 
A consentirci di com-prendere il mondo invece di subirlo. 
A valutare con la ragione, la conoscenza e l’aiuto dell’esperienza le forme del suo divenire.   

Da tempo sappiamo che l’esperienza e l’abilità tecnica, soprattutto nella modernità, prese di per sé, possono in molti casi sviluppare l’ambito nozionale, ma non possono assolutamente sviluppare le forme del sapere.     
(Tecnica, come abbiamo già visto, deriva dal greco téchne, "arte" nel senso di "perizia", "saper fare", "saper operare".  La tecnica si differenzia in tal modo anche dal metodo e dalla strategia.  Il termine metodo, dal greco μέθοδος, méthodos (inseguire, andare dietro), è l’insieme dei procedimenti messi in atto per ottenere uno scopo o determinati risultati. Il termine greco è composto dalle particelle metà (oltre) e hodòs (cammino) e fu introdotto da Platone nel Sofista con l’accezione di tattica e strategia.  La strategia è la descrizione di un piano d’azione sul lungo periodo usato per impostare e successivamente coordinare le azioni tese a raggiungere uno scopo predeterminato. La strategia si applica a tutti i campi in cui per raggiungere l’obiettivo sono necessarie una serie di operazioni separate, la cui scelta non è unica e/o il cui esito è incerto.  La parola strategia deriva dal termine con cui nel greco antico si indicavano i generali, cioè, gli strateghi.) 
Studiare i processi e le forme della comunicazione in sociologia, significa, dunque, cercare di approfondire i modi, i motivi e i modelli del comportamento individuale e collettivo.  

Questi modelli si possono definire anche come il risultato dell’accumulo e dell’elaborazione delle informazioni ricevute e scambiate, dell’esperienza condivisa e della sedimentazione dei saperi nel corso della vita.   

Nel campo della comunicazione il problema di fondo, da un punto di vista metodologico, non è solo che cosa studiare, ma anche come farlo, cioè, come scegliere l’approccio teorico più efficace e come integrarlo con le altre discipline che sono in essa coinvolte, dalla semiotica, all’economia, dalla psicologia alla storia
C’è poi da osservare che lo studio della comunicazione in sociologia tende spesso a sovrapporsi e a confondersi con le riflessioni sullo studio dei media, in pratica, degli strumenti operativi. 

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Questa confusione nasce dall’importanza che hanno acquisito i mass-media nella modernità. 
In breve, essi sono: 
- una fonte di potere, vale a dire uno strumento d’influenza, di controllo e di innovazione della società.  Inoltre, sono il mezzo primario di trasmissione e la fonte d’informazione indispensabile al funzionamento delle istituzioni sociali. 

- sono l’arena nella quale si svolgono molti fatti della vita pubblica nazionale ed internazionale. 

- costituiscono una fonte importante di definizione e di trasmissione della realtà sociale e, di conseguenza, il luogo dove si costruiscono, si conservano e si manifestano i cambiamenti culturali e i valori sociali.

- rappresentano una fonte di significati che fornisce i criteri per definire ciò che è normale sotto l’aspetto empirico e dei valori.  

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Il termine comunicare è in qualche modo collegato alla parola comune che deriva dal verbo latino communicare, cioè,condividere, rendere comune.  Comunicare, dunque, significa incrementare la nostra conoscenza condivisa, condizione essenziale per ogni società.    
Per cominciare osserviamo che da diversi anni, anche in sociologia, si distinguono nettamente i processi comunicativi face to face da quelli informatici o numerici. 
Nei primi hanno un grosso rilievo le relazioni di tipo psico-fisico degli individui, quelle che investono gli aspetti emozionali della persona – sul tipo di quelli che abbiamo messo in luce quando abbiamo trattato del “self”, cioè, dell’identità soggettiva. 
 
I secondi, invece, sono caratterizzati dal solo transito, tra gl’individui e i gruppi, di messaggi mediati dall’attività razionalizzatrice della mente
Sul piano funzionale la prima differenza di una certa importanza tra le modalità attraverso cui si esprime la comunicazione umana è quella tra messaggi analogici e messaggi numerici.   
Vediamo di comprendere bene il significato di queste due espressioni. 
La parola analogia deriva dalla lingua latina che, a sua volta, la deriva da un’espressione greca  (analogizomai) che possiamo tradurre con, calcolare proporzionalmente.  
Il significato di analogia, nel linguaggio comune, è in qualche modo intuitivo e indica la rassomiglianza. 
Più precisamente, l’analogia serva ad indicare la messa in relazione di fenomeni appartenenti a campi o a realtà diverse in modo da trovare una corrispondenza tra questi campi o queste realtà. 
L’analogia, dunque, ha come obiettivo principale quello di portare la nostra conoscenza a comprendere un certo grado di somiglianza tra i fatti o gli oggetti che stiamo esaminando o a confrontare dei caratteri che non conosciamo con altri caratteri di cui abbiamo conoscenza.

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Il ragionamento analogico è una delle tre forme principali di ragionamento, le altre,  come abbiamo già visto, sono la deduzione, l’induzione e abduzione.

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In generale, il ragionamento analogico viene abitualmente utilizzato nelle scienze per l’elaborazione di nuove teorie, ma anche nelle arti, in architettura e nel design, perché la somiglianza con una cosa nota avvicina l’atto creativo al sentire comune, di più, la sua componente ignota è anche una continua e suggestiva fonte di ispirazione per le strategie di progetto. 
Uno degli esempi tipici di analogia è quella biologica, tra organismi, manufatti e organismi viventi. 
Le nervature di certi edifici o degli aeromobili, per esempio, sono spesso progettate in analogia con le ossa di certi animali, come gli uccelli. 
In sintesi, il procedimento analogico è quel ragionamento per cui, poste due cose o due situazioni che si ritengono simili tra di loro, per alcuni caratteri o aspetti, si deduce (dalla presenza di altri caratteri ed aspetti in una di esse) la presenza di questi stessi caratteri ed aspetti anche nell’altra.  
Nelle scienze sociali, con un esempio,l’analogia funziona così.  Se io dico che la mia ragazza ha un carattere dolce, faccio leva sulla vostra esperienza di dolcezza, che in qualche modo posso presumere che voi conoscete, per farvi intendere un carattere di una persona che voi non avete mai visto.  .   
Nelle scienze, in opposizione a digitale o numerico, si chiamano analogici quegli apparecchi o dispositivi che trattano delle grandezze con altre grandezze legate alle prime da una relazione di analogia. 
Per esempio, negli orologi con le lancette, il trascorrere del tempo è indicato dal muoversi delle lancette sul quadrante.

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Se disegnate  due orologi con le lancette alle ore dodici e cinque e alle ore dodici e venti.  La distanza che la lancetta percorre indica il passare di una certa quantità di tempo, nell’esempio, di quindici minuti.

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Nella vita quotidiana l’analogia serve soprattutto ad esprimere il contenuto astratto di certi comportamenti concreti.   
Vediamo, adesso, ai messaggi in cui è coinvolta la sola razionalità.
In elettronica e in informatica s’intendono per digitali quegli apparecchi o dispositivi che rappresentano delle grandezze sotto forma numerica.  
Sono grandezze rappresentate da cifre contenute in un apposito sistema di numerazione, come quello decimale o quello binario, per citare i due più usati. 
Per usare ancora l’esempio dell’orologio, quelli a cristalli liquidi visualizzano l’ora e le frazioni di ora con successivi scatti di cifra. 
Come abbiamo visto in sociologia con il termine analogico si fa riferimento a quel tipo di segnali che contengono una qualche rappresentazione o immagine del significato a cui si riferiscono. 
Che cosa ne possiamo dedurre in particolare?
Che i comportamenti degli individui rappresentano, in genere, dei messaggi analogici.                                                                                                      
I messaggi numerici, invece, possono essere definiti simbolici nel senso che rimandano ad un sistema simbolico codificato e formalizzato di segni, la cui relazione con il significato, è importante non dimenticarlo, è del tutto convenzionale, come succede nelle espressioni linguistiche
Per riassumere, diciamo che gli esseri umani sono in grado di comunicare con i propri simili sia attraverso i segnali analogici, sia attraverso un linguaggio simbolico, sia mescolandoli. 
Da un punto di vista antropologico, la comunicazione analogica è molto antica, perché essa si è sviluppata ai primordi dell’evoluzione e riguarda, praticamente, tutti gli esseri viventi, animali compresi che, com’è dimostrato, sanno sviluppare il loro comportamento con l’emulazione. 
Di contro, il linguaggio simbolico è un prodotto relativamente recente e molto più complesso. 
Prima di procedere oltre dobbiamo osservare anche questo. 
L’atto del comunicare costituisce di fatto un comportamento
Siccome non è pensabile che un essere vivente e la sua specie possano non avere un comportamento, ne consegue il principio secondo il quale non è possibile non comunicare, anche se questo non significa da subito intendersi.      
Oggi, quando si affronta il tema della comunicazione facciamo riferimento quasi esclusivamente a quella veicolata dai mass media, per il semplice fatto che sono questi mezzi a promuoverla fornendo agli individui quella visione del mondo che consente loro di vivere concretamente e quotidianamente all’interno del loro gruppo sociale. 
In pratica, sono i contenuti mediali che fanno dell’uomo moderno un uomo informato, ne configurano lo stile di vita e lo distinguono nella sua identità, così come, sono questi stessi contenuti che in qualche modo lo plasmano a loro immagine ed interesse. 
 
Va anche osservato che i nuovi sistemi di comunicazione hanno radicalmente modificato sia l’analfabetismo, che per secoli è stato sinonimo d’ignoranza, che certe forme di controllo sociale, divenute meno rigide anche se a volte più efficaci, perché convincere con i mass-media è più efficace che farlo con le baionette. 
Generalmente l’analisi della comunicazione mediale moderna parte dalla formula di Harold Dwight Lasswell(1902-1979), un sociologo della politica o, se si preferisce, uno dei primi politologi americani, che la elaborò nel 1948: 
WHO   (says)   WHAT   (to)   WHOM   (in)   WHAT CHANNEL   (with)   WHAT EFFECTS
È la formula detta delle 5W
Si può tradurre in questo modo: 
Chi / che cosa dice / a chi / con che mezzo (o, attraverso quale canale) / con quale effetto.
– Il chi rappresenta la fonte che emette il messaggio.  Questa fonte, cioè, il mittente, può essere il singolo individuo che parla come la grande catena televisiva. 
– Il qualcosa esprime sostanzialmente l’analisi del contenuto dei media e dei relativi codici utilizzati per esprimerlo. 
– Il qualcuno identifica e analizza il soggetto che riceve la comunicazione, il ricevente, che può essere il singolo individuo, un gruppo, una collettività. 
L’analisi del qualcuno è di grande importanza per chi comunica perché consente di valutare l’effetto della comunicazione. 
Al riguardo sono state sviluppate diverse metodologie d’indagine basate sulle rilevazioni statistiche casuali e su determinati modelli matematici.   
Per esempio, l’Auditel è stato per molto tempo un modo per calcolare questi effetti, oggi lo si ritiene superato, il pubblico televisivo distribuito tra le diverse reti televisive e per ogni minuto della giornata.  
– L’analisi del mezzo indaga il tipo di media usato (televisione, radio, giornali, manifesti, ecc…) sotto i suoi diversi aspetti, economico, politico, tecnologico. 
– L’espressione con quale effetto studia l’impatto del prodotto mediale. 
Cioè, come si modificano le conoscenze e gli atteggiamenti del pubblico preso in considerazione a seguito del messaggio ricevuto. 
Nella pratica, gli effetti dei media sono valutati o a lungo termine, per esaminare come essi trasformano la percezione dei grandi temi sociali, come sono la giustizia, la violenza, l’uso delle droghe, la solidarietà, i problemi razziali, gli orientamenti politici, ecc… 
O sono valutati a breve termine, per misurare il gradimento e la comprensione del messaggio, sia sotto l’aspetto del contenuto che delle forme.  Come si comprende un tema che interessa in modo particolare il mercato della pubblicità.         
Ma perché le comunicazioni di massa sono importanti? 
Perché questo è il secolo dell’informazione, come il Novecento è stato il secolo dell’energia e l’Ottocento il secolo delle materie

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Comunicare significa, sostanzialmente, connettere
La connessione, infatti, è una delle conseguenze dell’interazione sociale, perché, la forma e la sviluppa. 
I due modi di connessione più antichi ed elementari sono il gesto e la voce.  Successivamente la specie umana ha elaborato un linguaggio, dapprima orale o poi scritto, vedremo più avanti come. 
La natura sociale dell’uomo, la sua necessità di vivere in comunità, di migliorare la qualità della vita ha poi fatto poi in modo che, per così dire, la comunicazione si sia impadronita degli individui fino a svilupparsi (questa comunicazione) come una peculiarità della specie
Noi comunichiamo in continuazione, sia in modo cosciente, che incosciente e, in questo contesto, la parola è oggi solo uno dei molti mezzi che usiamo. 
Da un punto di vista morfologico possiamo anche affermare che la comunicazione è l’artificio che sorregge il mondo o meglio, il senso del mondo, vale a dire è l’espediente che ci consente di sottrarlo alla sua incomprensibilità. 
Tutto ciò è un problema specificatamente umano, visto che gli animali non hanno bisogno di sviluppare una visione del mondo, così come sono indifferenti al suo significato, in pratica, come dicono i filosofi non hanno bisogno di una coscienza dell’esserci (Dasein), cioè, di riflettere sulla loro esistenza. 
   
A questo punto, paradossalmente, possiamo anche dire che tutto è comunicazione e che si comunica con tutto. 
Proviamo a riassumere.
Nella comunicazione diretta gl’individui si trovano in un rapporto face to face.
Essi sono coinvolti nel processo comunicativo nella loro totalità “psicofisica”, cioè, con la mente e il corpo.
Gli esseri umani sono l’unica specie che riesce a comunicare con i propri simili sia attraverso segnali o messaggi analogici sia tramite un linguaggio simbolico o, meglio,
simbolico-numerico.
In particolare.
I segnali analogici contengono delle immagini o delle rappresentazioni del significato a cui si riferiscono.
I segnali numerici o simbolici rimandano necessariamente ad un sistema codificato e formalizzato di segni.
In genere, oggi, quando due o più persone comunicano direttamente fra loro (comunicazione face to face) utilizzano sempre sia il linguaggio simbolico-numerico sia quello analogico.
Sul piano della relazione tra persone attraverso i segnali analogici transitano anche dei significati relazionali.   (Come, per esperienza, tutti sanno, talvolta alcuni gesti o espressioni del volto possono essere più esplicativi e immediati, cioè, densi di significato, di lunghi discorsi.  O, più semplicemente, con lo sguardo si può comunicare un invito, un’allusione, una promessa o un rifiuto.
I segnali paralinguistici sono costituiti da tutte quelle componenti della produzione vocale che di fatto danno un’impronta al nostro modo di comunicare.  Sono il tono della voce, il ritmo, l’uso delle pause e dell’iterazione.  In pratica, della ripetizione attraverso l’uso di figure retoriche.)
Si definiscono emozioni fondamentali quelle da cui discendono tutte le altre.  Esse sono, la gioia, la sorpresa, la rabbia, il disgusto, l’interesse e la vergogna.
Comunicare è, in linea di principio, un comportamento.
Dato che è impossibile non assumere un comportamento ne consegue il principio secondo il quale non è possibile non comunicare.
Con il termine di prossemica si intende quell’insieme di regole e strategie di comportamento in base alle quali gli individui agiscono e gestiscono lo spazio del loro self, cioè, lo spazio che li circonda quando si trovano in presenza dei propri simili.
Come dice Erving Goffman la comunicazione interpersonale avviene sia attraverso le espressioni assunte intenzionalmente sia per mezzo di quelle che lasciamo trasparire involontariamente.