Food-Design

Blind Lunch – di Gandolfi Noemi

18 luglio 2011 Share

Avviso – secondo appello esami Food Design – mercoledì 13 luglio

12 luglio 2011 Share

Si comunica che la prima sessione del secondo appello di Food Design si svolgerà mercoledì 13 luglio a partire dalle ore 10.15 in aula CT67

Avviso – Proseguimento primo appello corso di Food Design – 5 e 6 luglio

4 luglio 2011 Share

AVVISO

Il primo appello del corso di Food Design del Politecnico di Milano proseguirà domani, martedì 5 luglio, dalle ore 14.15 nell’aula CT 37.

La stessa sessione proseguirà mercoledì 6 luglio a partire dalle ore 14.15 nell’aula CT 67.

Gli studenti che intendono sostenere l’esame martedì 5 luglio o mercoledì 6 luglio sono pregati di presentarsi in aula non oltre le ore 15:00

COOKED T-SHIRTS. I like insects. – Esercitazione 13 – 2010-2011

19 giugno 2011 Share

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2010-2011.

Cattedra di FOOD-DESIGN.

Esercitazione numero tredici.

(Mercoledì 22 giugno 2011.)

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COOKED T-SHIRTS.

I like insects.

Da qualche tempo a questa parte, sulla scia dei food studies è nata una “fashion cookture” come espressione avanzata di un nuovo codice di comunicazione visuale in cui cibo, arte, design, moda e gusto sono lo specchio di una realtà sociale in rapida mutazione.

In questo contesto le immagini non sono più considerate di per sé, ma come un insieme di pratiche che variano.  Colui che guarda è innanzitutto un interprete e la cultura visuale è divenuta un progetto interdisciplinare di analisi critica dei linguaggi visivi che salda l’approccio storicista con la rappresentazione antropologica mirata ai processi culturali.

Questa prospettiva ha creato una significativa continuità tra gli “studi culturali”, i ”media studies” e la cultura visuale.  La cultura visuale acquisisce così un doppio registro, di mezzo di comunicazione di massa e strumento di accesso al piano simbolico dei contenuti individuali e collettivi.

Di fatto, fino alla comparsa della cultura visuale si era rimasti fermi ad un’analisi rozza del significato iconico che si riduceva, nella sostanza, al contenuto manifesto del messaggio visivo.  Il problema di fondo è: fino a che punto un’immagine può essere concepita come un linguaggio? Soprattutto, nel caso specifico della cultura visuale, in che modo una critica della cultura può riformulare le relazioni tra potere e sapere aggiungendoci quelle tra vedere e conoscere e, dunque, tra vedere, sapere e potere?

In centoventiquattro grammi circa è calcolato il peso dei residui secchi d’insetti che si consumano involontariamente in un quadrimestre applicando una corretta dieta cerealicola. È pericoloso?  Si, ma non per gli insetti, piuttosto per i residui dei prodotti chimici impiegati per ucciderli e che troviamo nelle granaglie usate per la produzione di pane, biscotti, pasticceria, torte, fiocchi di mais, di avena, semole, eccetera (°).

Appartiene all’ordine degli Ortotteri, è la Schistocerca gregaria, la locusta, il flagello biblico che sta per diventare la manna del ventunesimo secolo e che già si alleva in insettifici sperimentali in diversi paesi, occidentali compresi.  Questo insetto si nutre esclusivamente di erbaggi commestibili anche per l’uomo e fornisce, a parità di peso, un rendimento in proteine tre volte superiore alla carne bovina.  Una sola “nuvola migratoria” può contenere fino a quattrocentomila tonnellate di locuste, l’equivalente annuo del consumo di carne di uno Stato dell’Unione Europea di media grandezza.  L’insetto più sfruttato dagli uomini è senza dubbio l’ape a cui dobbiamo il miele, la nostra biblica manna, ma gli insetti compaiono da tempo immemorabile nella dieta di paesi come l’Angola, le isole della Riunione, il Malawi, la Nigeria, il Congo, lo Zambia, il Madagascar, la Colombia, il Messico, l’Indonesia, il Laos, la Tailandia, l’Australia, la Nuova Caledonia e soprattutto la Cina.

L’errore è di credere che questa dieta insettivora sia dovunque e comunque una necessità. Le eccezioni non mancano, le larve della Cirina Forda, un lepidottero, non solo sono studiate in Nigeria a livello di produzione industriale per la realizzazione di mangimi per l’allevamento del pollame, ma sono una leccornia che in molti mercati vengono vendute al doppio della carne bovina fino a diventare un’abitudine alimentare, come nel caso dell’etnia Yansi nella Repubblica Democratica del Congo, che le preferisce ad altre fonti proteiche. In questo contesto è paradossale il caso della palma del genere Metroxylon della Nuova Guinea da cui si ottiene il sago, un amido estratto dal midollo del tronco, che costituisce l’alimento fondamentale della popolazione di questo paese come dell’arcipelago delle Molucche. Gli indigeni mangiano le larve dello scarabeo che attacca queste palme per evitare di ricorrere ai pesticidi (°°).

(°) – Il dato risulta da una ricerca che ha incrociato a livello europeo le linee direttrici per l’igiene, l’innocuità e la salubrità degli alimenti. Essendo un dato desunto è stato trattato in difetto.

(°°) – Ricetta. Abituarsi all’idea che gli insetti – o almeno molti di essi – sono utili. Quite Ramos Elourdy dell’Istituto di Biologia dell’Università di Città del Messico ha calcolato che esistono più di tremila insetti commestibili, di cui quattrocento solo in America centrale. Abituarsi ad osservarli per superare la paura. Abituarsi a toccarli con le dita senza mangiarli.  Gustarli con la tecnica dell’assaggia e sputa.  Infine, cominciare a nutrirsene.  Non dimenticate che i Greci apprezzavano le cicale e i Romani le larve di scarabeo.

Obiettivo dell’esercitazione è la realizzazione di una “cooked shirt” che pubblicizzi un convegno sulle prospettive nutrizionali, alimentari e di nuovi stili di vita conviviale delle pratiche entomofagiche (dal greco éntomos, insetto, e ph?gein, mangiare)  nel contesto della cultura europea.

Istruzioni per la realizzazione delle t-shirts.

Usare esclusivamente la procedura di base che segue per realizzare lo sfondo della t-shirt.

Logo, brand, slogan, disegni o altro possono essere “stampati” nel modo che si ritiene più opportuno.

Attrezzatura:  una pentola di acciaio, una bacchetta o un mestolo di legno per mescolare, un bicchiere di aceto bianco, guanti, un bilancino e recipienti di vetro per il colore da gettare dopo l’uso.  Infine, una o più t-shirt di taglia XL.

In genere per ogni cinquanta grammi di tessuto occorre un’identica quantità di bacche, fiori, foglie, corteccia, spezie, tè o caffè. Terminata l’infusione della sostanza colorante in acqua e aceto per almeno 36 ore procedere alla bollitura per almeno 45 minuti. Attenzione, il colorante che si ottiene è sempre più scuro di come risulterà il tessuto tinto. Dopo la bollitura passate il liquido colorante al passino per rimuovere ogni impurità. Potete realizzare uno o più liquidi coloranti. Riscaldate nuovamente questo liquido e immergeteci la t-shirt o parti di essa per il tempo necessario alla tintura, poi sciacquatela fino a quando la risciacquatura risulterà completamente pulita. Quindi asciugatela all’ombra per non alterare il colore.

In “rete” potete trovare molti siti con suggerimenti e consigli.

Considerato l’impegno la partecipazione all’esercitazione vale tre punti per il vincitore, due punti per i successivi tre più selezionati.

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