La cultura nella prospettiva dell’antropologia materialista

30 aprile 2006 Share
   

articolo_scimmie.jpg

Pan paniscus è il nome scientifico dello scimpanzé nano, detto anche bonobo. L’altro, lo scimpanzé che siamo abituati a vedere nei giardini zoologici o in televisione, è il Pan troglodytes.

Tutti e due hanno in comune con l’uomo il 98 per cento circa del loro DNA, cioè, dell’acido desossiribonucleico, la molecola della vita responsabile della trasmissione e dell’espressione dei caratteri ereditari. Se però scartiamo quelle parti del DNA che non ci servono più, la condivisione sale al 99 per cento o se si vuole essere più precisi, questo è il range tra il DNA del genetista Craig Venter e la scimmia Clint che si sono prestati a farsi sequenziare il genoma.

Deedee
Matita a cera su carta cm. 50×50
Scimpanzé femmina di quattro anni

L’antenato comune tra l’uomo e le scimmie antropomorfe africane si suppone sia vissuto circa otto milioni di anni fa. Ma se noi valutiamo il fatto che la vita sulla terra è comparsa più di tre miliardi di anni fa, è come dire che il distacco è avvenuto ieri.

Se poi consideriamo il fatto che, il ramo evolutivo uomo-scimmie antropomorfe si è diviso dall’albero dei primati circa trenta milioni di anni fa, noi condividiamo con gli scimpanzé venti milioni di anni di evoluzione.

Non è dunque sorprendente che molti tratti anatomici, mentali e sociali delle scimmie antropomorfe differiscano dagli altri primati più di quanto differiscano da noi.

Le altre scimmie antropomorfe recenti, uomo a parte, sono il gorilla e l’orangutan. (Orang hutan significa, in malese, uomo delle foreste.)

Studi recenti pongono queste due scimmie a una distanza dallo scimpanzé maggiore di quanta non ce ne sia dall’uomo. Insomma, l’uomo, lo scimpanzé e il bonobo sono tra di loro imparentati più di quanto si sospetti e, forse, come sostengono molti antropologi, dovremmo cambiare la tassonomia classica, molto antropocentrica, in una in cui l’uomo appare come Pan sapiens.

albero
(clicca sull’immagine per ingrandirla)

I bonobo furono scoperti, dal punto di vista scientifico, dopo la prima guerra mondiale e sono studiati sistematicamente a partire dal 1970 circa.

In principio le ricerche si concentrarono sulle differenze con gli scimpanzé e se ne trovarono molte, ma quasi subito gli zoologi si resero conto anche di qualcosa d’altro, che più crescevano le differenze con questi e più aumentavano le somiglianze con l’uomo.

In particolare, i bonobo mostrano tre degli elementi presenti nelle prime fasi dell’evoluzione umana:

- Le femmine sono sessualmente ricettive per lunghi periodi.

- La vita sessuale è intensa e spesso correlata al cibo e alla vita sociale.

- I bonobo camminano su due gambe più facilmente di tutte le altre scimmie.

Rispetto, invece, ad altri elementi presi in considerazione per definire l’evoluzione, le somiglianze non coincidono in modo altrettanto preciso. Vale a dire:

- La cooperazione tra i maschi non è mai troppo stretta.

- Le femmine non sono stanziali, ma seguono con i cuccioli gli spostamenti dei maschi.

- I legami di coppia sono sconosciuti, anche se molto spesso i maschi stanno insieme alle femmine in relazioni che si possono definire stabili.

In compenso i bonobo, sanno giocare a mosca cieca e a fare le facce buffe, non solo, siccome le femmine hanno l’apertura vaginale e il clitoride in posizione frontale, hanno più di un modo di fare sesso, compreso quello di farlo guardandosi in faccia. Le femmine, poi, conoscono bene la relazione che esiste tra accarezzare il pene del maschio e l’erezione, amano baciare, sanno stimolarsi toccandosi i capezzoli.

Di questa storia, gli aspetti più rilevanti sono due.

Il primo è quello del contratto sessuale.

Nei bonobo la connessione tra sesso e cibo è molto stretta e influenza le loro relazioni di gruppo. Dividere il cibo è parte integrante del sistema della sessualità e spesso serve a negoziare la relazione sessuale, tanto che sono state fatte molte analogie con la prostituzione femminile.

Il secondo aspetto importante è quello del sesso per pace.

Vale a dire, i bonobo usano il sesso per allacciare relazioni, ingelosire, stringere alleanze, far diminuire le tensioni sociali e perfino per fare la pace quando uno di essi si rende conto di non poter vincere il confronto con l’avversario in modo violento.

Non è più possibile lasciare commenti.