L’oppio dei popoli

15 luglio 2006 Share
   

La religione è il sospiro della creatura oppressa,
è l’anima di un mondo senza cuore…

Karl Marx , Per la critica della
filosofia hegeliana del diritto, 1844.

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(Da, La Repubblica , Roma, 12 luglio 2006.)

Ne L’ideologia tedesca Marx ed Engels osservano: “la coscienza non può mai essere qualcosa di diverso dall’essere cosciente, e l’essere degli uomini è il processo reale del loro stesso vivere”. Ciò che si è consumato nella canonica della parrocchia di Sant’ Antonio ad Ancona è la tragedia del significante dietro la quale balugina l’alienazione del soggetto legato al godimento del sintomo. È la tragedia nel cui alveo la religione si compie come destino senza soggetto, come fallimento di ogni forma di etica.

Alla resa dei conti, in questa degradante cronaca, un alcaloide è usato come l’elemento metafisico di una “causazione” che ha un solo obiettivo e mille complici: combattere nella figura del proletariato e con ogni mezzo l’agente storico rivoluzionario in grado di rovesciare i rapporti di produzione capitalistici esistenti.

Per questo, nella modernità, la religione ha sempre cercato di occultare l’alienazione per ciò che essa è, un riflesso immaginario, per trasformarla in una struttura del significante come ragione del soggetto e “babele” in cui si sgretola la condizione stessa del linguaggio.

Ma perché un tale sforzo, destinato prima o poi inevitabilmente a fallire?

Perché gli uomini devono dimenticare che il soggetto nasce nel campo dell’Altro. Perché quando l’alienazione è alle spalle dell’uomo smette di determinarne l’agire e la religione rivela la sua secolare ottusità.

(In questi giorni a Roma s’inaugura il quinto congresso dell’ Associazione mondiale di psicanalisi , in questione è il “ sinthome ” , l’altro nome del padre, che sta nella legge invece che nel cielo ! La concomitanza ci consente di sottolineare quella trascendenza enigmatica che fa della rivelazione del Dio di Abramo la ragione mediocre dell’esistere, nella cui mancanza-ad-essere il symptôme è una metafora dentro cui ghigna la nevrosi (Écrits, p .528).)

In questa prospettiva, l’alcaloide tratto dall’ Erytroxylum coca è, dunque, il surrogato di un congegno teologico che regge lo specchio al sistema delle merci e ordina alle sue vittime di godere delle “cose” consumandole, è la “figura mistica” che distrae dal misticismo che, come una nebbia, circonda i prodotti del lavoro sulla base della produzione di merci inutili e dannose, è la dimensione sociale del sintomo che chiamiamo Legge e incarna la potenza fallica che era, un tempo, della natura.

“Perché l’epoca non prende in considerazione la possibilità di
trasmettere alla razza, con la mescalina , con l’hascisc,
un afflusso di conoscenza e di spirito che potrebbero dar luogo a
un nuovo periodo di creatività?”

( Gottfried Benn, Provoziertes Leben ).

Mele del paradiso (4 persone)

Occorrono: 4 mele sbucciate e bucate, cioè senza torsolo, 4 ciliege. Mezza tazza di zucchero di barbabietola (quello nero). Un terzo di tazza di erba. Mezzo bicchiere d’acqua. 2 cucchiaini di cannella in polvere. Ridurre l’erba in polvere. Mescolarla con lo zucchero, l’acqua e la cannella. Riempire le mele con questa pasta, mettere in cima ad ogni mela una ciliegia e lasciare in un forno già scaldato per circa 25 minuti. Servire subito.

Leccadita di ” shock.olata ” !

Merda e cioccolata sono una combinazione delicata. Polverizzare 10 grammi di merda di prima scelta. Riscaldare a bagnomaria: 50 grammi di cioccolata amara. Un terzo di tazza di burro. Aggiungere la merda e mescolare con una tazza di zucchero e 2 uova. Fatto questo aggiungere ancora e mescolare molto: tre quarti di tazza di farina, mezzo cucchiaino di lievito, mezzo cucchiaino di sale, mezza tazza di noci tritate. Arrostire il tutto per trenta minuti in una pentola quadrata e imburrata. Lasciar raffreddare, glassare con la cioccolata, decorare con noci e tagliare in piccoli quadratini.

(Tratte da: …ma l’amor mio non muore , Roma, 2003, 3° ed.)

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