Test 1 – a.a.2006/07

3 luglio 2007 Share
   

POLITECNICO DI MILANO, BOVISA.
Food-design.
Milano 4 luglio 2007.
(foglio nr. uno)
Numerare e riportare il cognome sui fogli di seguito.
Test (1)



Cognome Nome Corso di Laurea Matricola

Indicare la somma degli eventuali punti guadagnati con le esercitazioni: ____________

(N.B. – A questo test è possibile rispondere, oltre che in lingua italiana, in inglese, francese, spagnolo e portoghese.)

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Domanda numero uno.
La reazione emotiva ad un odore è spontanea o è culturalmente appresa?
(Rispondere e commentare la risposta.)

Domanda numero due.
Che cosa comporta il fatto che diete e regimi esprimono un certo moralismo alimentare?

Domanda numero tre.
Da cosa dipende il successo del food-design?  Come si può conciliare la valorizzazione che riguarda la funzionalità dell’oggetto e la comunicazione di tale funzionalità con l’estetizzazione del cibo che è piuttosto un problema formale che nutritivo?  Formulare un’ipotesi.

Domanda numero quattro.
Le Corbusier tra i “prolungamenti della casa” colloca i giardini e gli orti privati, anche pensili. 
Con uno schizzo, come immaginate il vostro orto pensile in una “unità d’abitazione” a Milano?

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POLITECNICO DI MILANO, BOVISA.
Food-design.
Milano 4 luglio 2007.
(foglio nr. uno)
Numerare e riportare il cognome sui fogli di seguito.
Test (2)



Cognome Nome Corso di Laurea Matricola

Indicare la somma degli eventuali punti guadagnati con le esercitazioni: ____________

(N.B. – A questo test è possibile rispondere, oltre che in lingua italiana, in inglese, francese, spagnolo e portoghese.)

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Domanda numero uno.
Claude Lévi-Strauss ha scritto: “Un aliment ne doit pas être bon à manger, mais aussi bon à penser.”
Commentare.

Domanda numero due.
Che cosa comporta la convinzione che il chi mangia assorbe per analogia i caratteri del mangiato assorbendone la sostanza?

Domanda numero tre.
Nel giudicare un acquisto alimentare in che ordine metti questi quattro parametri (costo, salute, sapore, status) e perché?  Quali occasioni possono cambiare l’ordine che hai scelto?

Domanda numero quattro.
Grazie al suo imballo in banda stagnata per molto tempo in Europa l’ananas è stato pensato come un frutto che si tagliava a rondelle invece che a fette.  Come immaginate un imballaggio per trasportare carne di serpente precotta?

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POLITECNICO DI MILANO, BOVISA.
Food-design.
Milano 4 luglio 2007.
(foglio nr. uno)
Numerare e riportare il cognome sui fogli di seguito.
Test (3)



Cognome Nome Corso di Laurea Matricola

Indicare la somma degli eventuali punti guadagnati con le esercitazioni: ____________

(N.B. – A questo test è possibile rispondere, oltre che in lingua italiana, in inglese, francese, spagnolo e portoghese.)

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Domanda numero uno.
Nel triangolo culinario di C. Lévi-Strauss il “bollito”, in genere, è considerato popolare mentre l’“arrostito” è aristocratico.  Perché?

Domanda numero due.
L’arte non è un qualcosa che si constata, ma piuttosto è un concetto da elaborare.  Perché, allora, c’è così tanta diffidenza a classificare la cucina tra le “belle arti”?
(O, più semplicemente, la semplice idea di usare il cibo per comunicare grandi intuizioni sulla vita sembra che sorpassi la soglia del ridicolo, mentre è legittimo inscatolare escrementi o definire capolavoro assoluto un orinatoio maschile, perché?)

Domanda numero tre.
“Ho cominciato con un antipasto, che lì per lì mi parve senza scopo, ma poi, osservando le acciughette più da vicino, ne ho colto il recondito senso.  Lo Spinelli vuole in questo suo antipasto rappresentare la multiforme totalità della vita, e quelle olive nere stanno là come angoscianti memento mori.  Ma allora, perché mai manca il sedano?  Si tratta di una deliberata omissione?  Al “Jacobelli’s” l’antipasto consiste in un solo sedano (sedano assoluto).  Ma Jacobelli è un estremista.  Intende richiamare la nostra attenzione sull’assurdo della vita…”  Woody Allen, Effetti collaterali, Milano 1981.  Commentare questa parodia di una critica d’arte culinaria.

Domanda numero quattro.
Da tempo si osserva come la cultura del segno rimpiazza le cose con i loro simulacri.  Scegliete una qualunque preparazione alimentare di vostro gradimento e schizzatene il suo “simulacro”.  
(In G. Deleuze e in J. Baudrillard il simulacro indica il fatto che nella modernità si rimpiazza l’istanza normativa del principio di realtà con un mondo simulato nel quale la rappresentazione prende il posto dell’esperienza.)

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