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Alla “missionaria”

19 febbraio 2008 Share

Due gorilla fanno l'amore guardandosi in faccia

Nel Parco Nazionale di Nouabale-Nddoki in Congo (questo parco di circa quattromila chilometri quadrati fu costituito nel 1993) un gruppo di scienziati, tra cui alcuni ricercatori del Max Planck Insistute for Evolutionary Anthropology, hanno, di recente, osservato due gorilla fare sesso nella posizione chiamata “alla missionaria”. 
Da un punto di vista evolutivo è certamente una scoperta interessante che si presta ad essere studiata per meglio comprendere l’evoluzione umana. 
Ma per i gorilla è veramente un passo in avanti verso l’evoluzione? 
Se il loro destino è di diventare simili all’uomo, si. 
Dal punto di vista della sessualità dei gorilla femmina, no.  Perchè? 
La risposta sta nel nome di questa posizione, “alla missionaria”.  Si chiama così perché quando i primi missionari cristiani avevano rapporti sessuali con le “indigene” le costringevano ad un rapporto “improprio” nel quale l’uomo sta sopra in una posizione dominante e la donna supina in una posizione sottomessa ed impedita nei movimenti.  Qualcosa che somiglia pericolosamente ad uno stupro. 
I “selvaggi” (sic!), da parte loro, consumavano i rapporti sessuali o ad imitazione degli animali o con la donna accucciata sopra il maschio.  Così, era tutto più chiaro nella divisione dei compiti: agli uomini l’arte della guerra, alle donne le arti della passione. 
La posizione del missionario era usata solo quando le donne volevano restare incinta.  In questo modo, nel momento del concepimento, i loro occhi si riempivano dello splendore del cielo stellato. 

Il censore illuminato

19 febbraio 2008 Share

La Venere di Cranach, censurata a Londra (La Repubblica)

La Venere offensiva.  Veniva dallo Städel Museum di Francoforte, è stata fermata prima di finire sulle pareti del tube, era offensiva!  Per le sue misure è un’operetta, il manifesto voleva ingrandirla di almeno sedici volte.  Non è una delle Veneri più belle ed è senza amorini.  Il Rinascimento pittorico tedesco è un periodo che affascina soprattutto gli psico-analisti e i mercanti d’arte.  Il Vecchio Cranach, bottegaio e borgomastro ha fatto molto di meglio altrove.  A scegliere, gli preferiamo la Venere della Galleria Borghese di Roma.  Gli preferiamo l’oscena Lucrezia di Weimar o, forse, le sue luterane Susanne, sempre sul punto di cedere, le figurine stradiate con gli uccelli, dove più forte è il richiamo della “forclusione”, le bambine con le mele in mano e la faccia da schiaffi.  Anche la Venere di Berlino è meglio, più sfrontata e, soprattutto, non ha quel viso da lavandaia bambina, invecchiata anzitempo, che costella la sua produzione.  Certamente Albrecht Dürer, che gli tenne la mano e gli mostra la scolastica danubiana è un’altra cosa.  Cranach dipinge cosi male, dal punto di vista dei suoi desideri, che piacerà ai surrealisti e agli enigmisti.  Piace ai moderni.  A Londra lo ha fermato un burocrate, gli ha fatto un favore, non poteva cadere così in basso.  Inglesi e sesso, si dice, hanno alle spalle una lunga querelle, così, come per caso, un’altra piccola battaglia è stata vinta in un’isola che fino a ieri copriva con le tovaglie le gambe dei tavolini per pudore, ma non esitava ad infilarci sotto bambinette con i capelli colore del rame.
Infine.  Se stasera potessimo scegliere usciremmo volentieri con la vecchia Caterina di Dresda.