Le donne di Silvio e le nuove posture

17 marzo 2008 Share
   

Le donne di Silvio e le nuove posture

Nella modernità anche per la pornografia (che si maschera spesso nella forma della politica) si può parlare di un “ritorno del rimosso”, un ritorno nel quale il declino della sessualità si accompagna tragicamente ad una sua denaturalizzazione.
Questa pornografia, infatti, non matura più dove la morale un tempo storicamente la circoscriveva, ma si moltiplica come una metastasi là dove il regime del sapere-potere dello spettacolo si spaccia per realismo e soffoca le sue impotenze.
Un tempo era, insieme, condannata e celebrata per la sua capacità di liberare delle pulsioni e dei desideri forclusi dalla società. Oggi celebra incautamente il prevalere del punto di vista maschile ed eterosessuale sulla sessualità, la passività diagonale a cui si è ridotto il godimento femminile, maschera le paure del potere, il fallimento della grande recita del progresso e della razionalità.
Giulio Romano, disegnando con arguzia classica le “posture” dell’Aretino, volle esaltare l’immaginazione stravagante di un’epoca di madonne impudiche perché, come scrisse Michel Mililot in L’école des filles (1655), “il n’y a rien de si plaisant à considérer qu’un beau corps en la persone aimée, la structure de ses membres, ses posture set ses dispositions lascives.”
Oggi, quando la politica pensa alla “condizione rosa” celebra i suoi deliri di potenza e incatena sempre più i suoi pagliacci alle catene di un desiderio incestuoso.

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