IN PRINCIPIO ERA IL VERBO

1 aprile 2008 Share
   

“Le parole sono importanti come ho detto nel mio film Palombella rossa.”
(Nanni Moretti, da, “la Repubblica”, sabato 5 aprile 2008, p.9.) 


Emanuel De Witte
Interior of the Old Church in Delft

Nell’ossimoro il narcisismo tradisce il mörós, lo sciocco, che non vede come il senso, scappando, travolga il significato.  Del resto, non ci sono metasememi nel discorso del cinema, non ci sono figure sulla pellicola che operano sui metatassi.  Di contro la parola si mantiene, per chi sa manovrarla, piégée, dispiega la supremazia del significante, là dove il cinema, che da tempo deve fare i conti con il dominio della forma di spettacolo, inciampa di continuo nella sineddoche, riducendo il dire alla consolante figura che non racconta.    
Come nota Vilém Flusser, la stoffa narrativa della parola è da sempre un gesto che allontana dalle immagini.  Immagini che si risolvono in concetti strattonando la mediazione che nel cinema appare come saggezza, come una teoria per la quale la banalità è progresso e, nella fattispecie, come un’esaltazione della socialdemocrazia scambiata per un carattere della modernità. 
Quanto al sogno della “palombella”, di arrivare a salvare “ma-anche” da Eros, nella raccolta dei fiori elettorali, esso rivela la personalità edipica del piccolo Nanni nelle vesti di Peristerá.

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