Terza Esercitazione 2007-08

1 aprile 2008 Share
   

OSTRICHE PALPITANTI
(Analogie, metafore e gourmandise)


Natura morta con ostriche e leccornie

Osias Beert
Natura morta con ostriche e leccornie.

Paul Émile Debraux (1796-1831), conosciuto come il Re della Goguette(°), poeta di strada parigino, anarchico, puttaniere, animatore di società segrete e chansonnier, cantava: 
D’une huitre qui te plaira fort,
Je vais te montrer les coquilles. 

Huître: “Le con qui sent la marée, s’ouvre et se referme sur le doigt du pêcheur, sa morsure, quoique douce, est parfois venimeuse…”

Ostrica (Ostrea): Con questo termine è indicato un certo numero di molluschi marini bivalve comuni a molti mari.  Le due valve sono disuguali e quella inferiore, al quale è ancorato l’animale, è più grande ed incavata della superiore.  Entrambe sono ricoperte di lamelle squamose ondulate.  Nei mari orientali alcune varietà di ostriche producono perle.  Le ostriche si nutrono di microrganismi filtrati dai palpi labiali.  Hanno dei cicli vitali diversi.  La specie europea e quella americana sono ermafrodite.  L’ostrica indigena delle coste francesi è l’Ostrea edulis, è piatta ed è chiamata gravette nei bacini di Archachon e belon in Bretagna.  La varietà portoghese, messa a dimora nell’Ottocento nell’estuario della Gironda, è stata decimata da una “epizotite” negli anni ’70 e sostituita con un’ostrica importata dal Giappone.

La mangiatrice di ostriche
Jan Steen
La mangiatrice di ostriche.

Per tradizione sono consumate nei mesi con la “erre”, i mesi di luglio ed agosto sono riservati alla riproduzione.  Sono ricche in proteine, una dozzina di ostriche equivale ad una bistecca di manzo, in più abbondano in minerali, calcio, ferro, zinco, magnesio fosforo, e vitamine.
Sono consumate fin dall’antichità.  I romani ne erano ghiotti e l’aneddotica racconta che i buongustai sapevano riconoscere, all’assaggio, la zona di provenienza.  Anche in Grecia erano popolari tanto che i loro gusci venivano usati per le votazioni pubbliche per decretare l’ostracismo, l’esilio.  Scrive Plinio (23-79 dell’era comune): “Le ostriche del mar della Marmara sono più grosse di quelle di Lucrino, più dolci di quelle della Bretagna, più gustose di quelle del Medoc, più piccanti di quelle di Efeso, più piene di quelle spagnole, più bianche di quelle del Circeo…”.

Natura morta con ostriche, calice e pipa
Pieter Claesz
Natura morta con ostriche, calice e pipa.

Le ostriche erano apprezzate anche dagli assiri e dagli egiziani, ma curiosamente, non c’è traccia di esse nella Bibbia.
Fino al XV secolo le virtù afrodisiache delle ostriche non erano particolarmente apprezzate.  Solo dopo questa data l’oscurantismo religioso, che vedeva in questo mollusco una scabrosa riproduzione del sesso femminile e tuonava contro gli istinti lussuriosi che scatenava, gli riconobbe paradossalmente queste virtù, le ostriche divennero il simbolo dell’infedeltà femminile.  Le celebra una famosa tela di Jean-François de Troy, Le déjeuner d’huîtres, ora al Musée Condé, commissionata nel 1735 da Luigi XV per la sala da pranzo di Versailles.
All’inizio del secolo dei lumi, dunque, le ostriche (e i tartufi) prendono il potere, esiliando le spezie e le carni di selvaggina delle antiche tavole nobiliari.  I mirabolanti e sanguinolenti piatti di carni rosse s’inchinano davanti alla polpa molle, gelatinosa ed esangue delle ostriche.  Non c’è tavola libertina che non le innalzi a trofeo, da quella del vecchio epicureo e libertino Charles de Saint-Évremond (1610-1703) a quella di Giacomo Casanova(1725-1798) che elogia il piacere lascivo di gustarle succhiandole direttamente dal guscio.  Casanova racconta nelle sue Memorie: “…per puro caso, un’ostrica che stavo per mettere in bocca ad Emilia sdrucciolò fuori dal guscio e le cadde sul seno.  La ragazza fece il gesto di raccoglierla con le dita, ma io glielo impedii, reclamando il diritto di sbottonarle il corpetto per raccoglierla con le labbra nel fondo in cui era caduta…Lettore voluttuoso, prova poi a dirmi se non è quello il nettare degli dei!”

Natura morta con pesci ed ostriche
Edouard Manet
Natura morta con pesci ed ostriche.

Neanche a dirlo, dopo Emilia, ci saranno Marina, Cecilia, Cristina…Casanova trasforma l’ostrica in una sorta di ostia deliziosamente blasfema che incita ad una transustanziazione poco ortodossa, interamente consacrata alla religione dell’amore…perché, come fa dire l’abbé du Prat a Virginie in Vénus dans le cloître, “Il n’est pas ici question de faire l’huître à l’écaille…”.

Ostriche senza saperlo
Mario Merz
Ostriche senza saperlo.

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Tema dell’esercitazione. 
È possibile oggi riuscire a rappresentare, in una forma moderna, con una dozzina di ostriche variamente disposte tra il vasellame di un tavolo, le pieghe di una tovaglia, tra i fiori o un qualunque altro sfondo, la lussuria che esse hanno rappresentato per secoli? L’atmosfera afrodisiaca che la loro storia esalta?  Il loro fascino ambiguo?


Juzo Itami
Sequenza da, Tampopo, 1985

La prova va realizzata con l’uso della fotografia digitale.
Vale due punti.  Si dimezzano se la prova è eseguita in squadra.
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(°) – La goguette è un genere musicale che si diffuse in Francia dopo la rivoluzione francese, consiste nell’inserire un testo a carattere politico, satirico o rivoluzionario su una melodia popolare preesistente.

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(Se siete curiosi.  Vedi di Mary Frances K. Fisher, Biografia sentimentale dell’ostrica, Vicenza 2005.  (titolo originale, Consider the Oyster, prima edizione 1941.  La Fischer, nata ad Albion, nel Michigan, è considerata una delle prime foodwriter.  Visse a lungo in Francia.)

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Ostriche

Ostriche

























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