La dolce terra riarsa di Qom

21 aprile 2008 Share
   

A Qom, l’antica e nobile Kum, sul viale dell’Imam c’è la pasticceria di Sohan Mohammad dove i pellegrini in visita a questa città santa – Shi’a Islam, santuario di Fatema Mae’sume, amata sorella dell’ Imam Ali ibn Musa‘Rida – acquistano questo dolce che ricorda la sabbia e il profumo dell’aria che porta da lontano la fragranza dei fiori di Crocus, di za’faran, splendidi come gli zaffiri.
Un dolce semplice, fatto di farina, zafferano, zucchero, pistacchi, burro, mandorle, cardamomo, tuorlo d’uovo e acqua di rose, lavorato in modo che diventi come la terra riarsa che il Tamerlano attraversò per infliggerle l’ultima punizione, prima di essere innalzata alle virtù teologali della fede sciita.
L’anima di questo dolce è la stessa dell’erranza e della rêverie.  Ricorda il gusto antico dei biscotti o l’odore fanée dei vecchi libri, ha un’untuosità materna e invita a sfidare l’ebbrezza dei venti.  Come la sabbia e i libri non ha un tempo, ma ha il sapore dell’Oriente immobile nei suoi sogni e nella sua polvere.  Va mangiato con la complicità della fame e del tè, perché, come scriveva Erodono, i persiani amano i dolci che solleticano la gola.



Tè allo zafferano.  Ci vuole una dozzina di fili per ogni tazza, vanno lasciati in immersione per almeno dieci minuti nell’acqua bollente.  Poi stemperate l’asprezza di questo infuso con un cucchiaino di zucchero e correggetelo con una fetta di limone.
Potete prepararvi qualcosa di simile a questo dolce usando una pasta brisée aromatizzata all’acqua di rose.

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