Sesta Esercitazione 2007-08

23 aprile 2008 Share
   

FOOD-DESIGN.
(Sesta esercitazione, 22 Aprile 2008 )

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Come specchiarsi in una fetta di limone

“Wesen ist was gewesen ist”
G.W.F. Hegel.

Jean Fautrier (1898-1964) ha dipinto questa Tranche de citron nel 1944. Un anno atroce, inaugurato dall’Armata Rossa che rompe l’assedio di Leningrado e si chiude con la distruzione dei campi di concentramento di Auschwitz e di Stuffhof, vicino a Danzica. In mezzo, lo sbarco di Normandia, con mille bombardieri che il cinque giugno sganciano cinquemila tonnellate di bombe su questa incantevole regione della Francia dando l’avvio alla liberazione dell’Europa dalla “peste bruna”.

Tranche de citron, Jean Fautrier

Tranche de citron è una piccola tela contemporanea alla celebre serie degli Otages, che verranno esposti nel 1945 a Parigi, nella Galerie Drouin, suscitando nel mondo dell’arte una grande impressione da cui scaturirà un dibattito su questa che si presentava come una rivoluzionaria e inaspettata proposta poetica che, nel 1951, Michel Tapié definirà poi con il termine di informel.

La pittura informale, oggi lo vediamo con una certa chiarezza, frantuma nel cuore stesso dell’arte moderna qualsiasi schema figurativo, formale o geometrico, privilegiando la forza espressiva del segno del gesto e della materia.

Rappresenta un linguaggio che coniuga l’irrazionale con l’impegno politico, il fare artistico con la sofferenza esistenziale, il vissuto con una soggettività in rivolta, romantica e, al tempo stesso, materialista.

Questa poetica, che crede nell’engagement, nell’impegno, si dette il compito di esplorare la potenza retorico-linguistica dell’inconscio, di attraversare l’oceano delle pulsioni che guidano gli uomini verso il loro destino o l’imprigionano alla ripugnante seduzione degli oggetti, mettendo in luce la loro radice di “Cose” sfuggite alla trappola della “rappresentazione”.

Queste Cose, come insegna Sigmund Freud, contengono la sublimazione con cui l’arte pareggia i conti per mezzo del desiderio, ma la contengono come vuoto, come angoscia.
“La sublimazione è straordinariamente plastica” (Freud), ed è in questo senso che l’informale la utilizza per mostrare nella loro nuda esistenza gli oggetti, deidealizzati, più simili a rifiuti a oggetti palea, “scarti” di senso.

Scrive Jacques Lacan, “in ogni forma di sublimazione il vuoto sarà determinativo”, nell’informale il vuoto delle Cose è la condizione dell’attività creatrice. Con questa poetica, alla fine, va in frantumi e per causa l’illusione stessa della rappresentazione naturalista e la pretesa di conoscere si fa sofferenza. “L’essenza è ciò che è stato” (Hegel).

È in questo modo che una fetta di limone si trasfigura in una “cognizione del dolore”, misura e limite dello stupore di voler conoscere, espressione di una distanza con il mondo in cui scorgiamo l’abbassamento fino alla putrefazione di tutto ciò che sembra elevato.

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Obiettivo dell’esercitazione:
Lo studente, utilizzando un frutto o un ortaggio, uno sfondo e delle luci, rappresenti uno stato d’animo che gli è congeniale. Questa rappresentazione, sulla falsariga dell’opera di Jean Foutrier, deve concretizzarsi in una astrazione, senza nessuna allusione formale o simbolica.

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Questa esercitazione è individuale e vale tre punti.

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Una risposta a “Sesta Esercitazione 2007-08”

  1. papavero di campo Dice:

    Come uno specchio
    la fetta di limone
    acidamente!