Undicesima Esercitazione 2007-08

3 giugno 2008 Share
   

FOOD-DESIGN
(Undicesima esercitazione, martedì 3 giugno 2008)

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AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA…
(Tre esercizi sulla commensalità)

Il “commensare” rappresenta in tutte le epoche e in tutte le culture una delle forme più vitali del legame sociale, tanto che il suo significato rituale e simbolico tracima sempre ben oltre il bisogno, dando luogo alla liturgia della commensalità, che qui possiamo intendere come l’apice materiale delle forme della convivialità, alla lettera, un’obbligazione pubblica.
Al centro della commensalità c’è la tavola, nelle sue diverse configurazioni simboliche, come un oggetto inscritto in un ambiente ed attrezzato a significare uno scopo, come riflesso della natura e della qualità dei cibi, come luogo d’incontro e di scambio.
Paradossalmente il problema, sul piano simbolico, non è mai il mangiare, ma il saper mangiare nel “nome del padre”, cioè, dei principi fondativi della socialità. Solo a questa condizione la commensalità è nomos (legge), nutre, aggrega e crea coesione, così come, allo stesso tempo, la comunità che la esprime si forma, si ritrova e si riconosce. Esterna la sua unità, i suoi legami, la sua capacità di trasformarsi, di aprirsi, di proteggersi e di divertirsi.

Verticalizzandosi, poi, la commensalità manifesta la gerarchia, l’ordine, i ruoli, i ranghi, le forme del potere, le posizioni amicali e familiari, il distacco e, insieme, il bello, il gusto, la capacità di cogliere le nuances del sublime ed esprimere gli stili di vita. Essa è unificante e trascendente, esprime la follia festiva e struttura le forme sociali, rivela le libertà di dicembre e l’interdetto. Diventa la Calicut delle passioni e garantisce la stabilità delle relazioni umane, così come, allo stesso tempo, può rivelare la crisi di tutto ciò, diventare un’anomalia sul sentiero della sofferenza e dell’impotenza…

La funzione simbolica del cibo appartiene anche al mondo animale, dove è facile vedere come spesso esso sia preso in comune e diviso. Tra gli insetti sociali è un legame biologico che serve a costruire la loro società. Negli uccelli è un legame maternale condiviso. Tra i mammiferi che vivono in gruppi è uno strumento che gerarchizza la società, sottolinea le differenze sessuali.
Tra gli uomini si stima che il fenomeno della simbolizzazione alimentare sia comparso circa cinquecentomila anni fa. Questa data corrisponde grossomodo a quando la preparazione del cibo ha cominciato a svolgersi intorno ad un fuoco e si è diffuso il suo consumo in gruppo.
Sono elementi che hanno favorito l’evolversi di una radice funzionale della convivialità e, di conseguenza, il nascere di luoghi privilegiati da adattare alla cucina e all’incontro. A causa delle dinamiche sociali è anche facile immaginare che la scelta degli alimenti, che non poteva essere indifferente, ha prodotto da subito le prime ineguaglianze o, se si preferisce, la costituzione delle prime élite. L’ineguaglianza, poi, ha agito da volano sui processi di simbolizzazione, accentuandoli. Come ha osservato Lévi-Strauss, l’umanizzazione corre parallela alla cucina del simbolico…
Dentro questa dimensione le pratiche conviviali sono una vera rappresentazione del cum vivere, anche ai suoi livelli più materiali.
Ci sono molte culture in cui condividere un pasto significa contrarre un legame o un impegno, ciò che unisce può anche separare, a cominciare dalla relazione con gli dei. I greci offrivano loro le ossa lunghe, il grasso, che brucia bene e le viscere. I romani uno spezzatino di avanzi. Nel symposion i primi coltivavano l’arte di bere, i secondi preferivano dividersi le carni. Alcune culture nel banchetto ricercavano, attraverso la possessione dionisiaca, l’erotismo, la profezia, la poesia. Altre, l’ascetismo e la legge, un’opposizione all’eros captativo in difesa dell’agape ablativa.
Lo stesso bere nella stessa coppa ha significato per secoli stringere alleanze, annunciare la fratellanza, così come impegnarsi davanti agli dei. La commensalità spesso invita all’oblio, ma sa circondarsi di regole, rispettarle distingue il coltivato dal barbaro. I legami simbolici che essa crea sono possenti, ma possono essere disfatti, in un attimo, dalla perversione. Se il cibo abbonda, la tavola è il luogo della disponibilità. Se il bere abbonda, l’ebbrezza favorisce la confidenza o la congiura. Intorno alla tavola si stringono patti scellerati, si tradisce, soprattutto, si recita. Un tempo era lo spettacolo intorno ad essa che misurava il potere della sua teatralità, oggi è essa stessa il luogo di un teatro gourmand che, in qualche modo, realizza l’invito di Jean-Jacques Rousseau a fare spettacolo con gli spettatori…

(Estratto dalla prima lezione.)
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L’obiettivo dell’esercitazione e d’interpretare un’atmosfera conviviale.
Lo studente immagini uno dei tre contesti-scenari qui di seguito indicati e di avere ospite alla sua tavola uno dei suoi protagonisti.
Primo scenario. L’atmosfera di un film e il proprio attore/attrice preferito.
Secondo scenario. Un’epoca storica e un personaggio storico ad essa correlata.
Terzo scenario. Le pagine di un cartoon e uno dei personaggi che lo “abitano”.

Che preparazione alimentare offriremmo loro in grado di esprimere l’atmosfera di convivialità dello scenario prescelto?
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L’esercitazione è individuale.
Ogni studente può partecipare ad uno solo dei tre scenari previsti. Ogni scenario vale due punti. La preparazione alimentare può non essere commestibile.
Il contenuto-messaggio della preparazione alimentare può essere rafforzata con luci e fondali se la partecipazione è fotografica.
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