Food-Design

Food Design – Seconda Esercitazione 2008-09

15 marzo 2009 Share

(Politecnico di Milano, Anno Accademico 2008-2009)

Cattedra di FOOD-DESIGN.

(Seconda esercitazione, 17 marzo 2009)

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“Abolire la pastasciutta, progettare nuovi orizzonti.”   

L’aspetto profetico della poetica del futurismo più che nei manifesti fondativi del movimento è contenuta in quelli cosiddetti “minori”.  Qui, essa esprime compiutamente quel processo di “estetizzazione del fare” e della vita corrente che più tardi si esprimerà attraverso l’equivoco del post-moderno come una risoluzione immateriale del mondo.  Come un ritorno invasivo della techne sulla zoe, nelle forma devastante dello spettacolo, cancellando l’esperienza dialettica dell’argomentazione e del tempo vissuto.  Un’amara vittoria, che inaugura la stagione delle avanguardie, uccide il chiaro di luna, corre parallela alla stoltezza, agli equivoci e ai compromessi di un secolo che ha visto realizzarsi gli incubi peggiori degli assolutismi politici.

Il 28 dicembre del 1930 Filippo Tommaso Marinetti pubblica sulla Gazzetta del Popolo di Torino il manifesto della cucina futurista.

Ha cinquantaquattro anni, era da tempo un accademico d’Italia e un fascista senza entusiasmi.  I panciotti colorati cominciavano ad andargli stretti, come gli smoking che amava indossare.  Continuava a gesticolare e a proclamare, ma la voce gli era diventata roca e il pugno tremolante, spendeva il suo tempo organizzando feste delle matricole e veglioni.  Sognava ancora le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donne, ma altre avanguardie avevano preso il posto della sua.

Continuava ad essere focoso e dongiovanni, ora però le donne avevano imparato a ridere di lui.  Tuttavia seppe compiere, ancora una volta, l’ennesimo miracolo “mediatico”, si occupò di cucina in un momento in cui il tema interessava solo gli antropologi di lingua inglese e qualche accademia di scienze sociali.

Lo fece alla sua maniera, proclamando una riforma totale: “Abolizione del quotidianismo mediocrista dei piaceri del palato” ed auspicando una cucina chimica e la guerra alla pastasciutta.  Fu inevitabile, l’attenzione del pubblico ritornò su di lui.  L’attacco al piatto principe della cucina italiana aveva un carattere politico ed ideologico, gli spaghetti inducevano gli italiani “a fiacchezza, pessimismo,inattività nostalgica e neutralismo”.  Meglio il riso di produzione nazionale!  A Marinetti non interessava la dietetica o la sana alimentazione, ma il chiasso.  Per quanti intendevano passare dalla teoria alla pratica, propose un ricettario che divertiva la stampa domenicale, ma che di audace aveva poco, perché i piatti realmente nuovi erano immangiabili o semplici calembour, come “la carne cruda squarciata dal suono di tromba”, vale a dire una bistecca alla tartara portata a tavola insieme ad una trombetta.  Trovò anche il tempo di proclamare il lambrusco “carburante nazionale”.  L’idea ebbe i suoi estimatori, meno gradita fu quella di sostituire le tovaglie di cotone con fogli di “acciaio e alluminio”.

Come tutti i fuochi improvvisi anche i temi di questo manifesto divamparono e poi si spensero.  A merito di Marinetti resta la coerenza al personaggio che si era inventato.  Nel 1936 partì volontario per l’Africa, poi, durante la seconda guerra mondiale, andò in Russia.  Morì nel 1944, in solitudine.

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Obiettivo dell’esercitazione è di realizzare, utilizzando la “pasta alimentare” (spaghetti, maccheroni, lasagne, chiocciole, farfalle, eccetera), un monumento al genio innovativo, in architettura, di Antonio Sant’Elia, applicando le idee contenute nel suo manifesto.  La realizzazione può o non essere commestibile.  La commestibilità, tuttavia, sarà considerata un pregio.

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Marie Antoine Carême, dit Antonin (1784-1833), il fondatore della cucina moderna, ha scritto:

Les beaux arts sont au nombre de cinq, à savoir: la peinture, la sculpure, la poésie, la musique et l’architecture, laquelle a pour branche principale la pâtisserie.

Questa esercitazione vale due punti.  Se è realizzata da due studenti vale un punto a studente.

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Allegati.

Uno.

Il Manifesto dell’Architettura Futurista

Antonio Sant’Elia (1888- 1916) pubblica, l’11 luglio 1914, il Manifesto dell’Architettura Futurista.

PROCLAMO:

1. Che l’architettura futurista è l’architettura del calcolo, dell’audacia temeraria e della semplicità;

l’architettura del cemento armato, del ferro, del vetro, del cartone, della fibra tessile e di tutti quei

surrogati del legno, della pietra e del mattone che permettono di ottenere il massimo della elasticità e della leggerezza.  2. Che l’architettura futurista non è per questo un’arida combinazione di praticità e di utilità, ma rimane arte, cioè sintesi, espressione.  3. Che le linee oblique e quelle ellittiche sono dinamiche, per la loro stessa natura, hanno una potenza emotiva superiore a quelle delle perpendicolare e delle orizzontali, e che non vi può essere un’architettura dinamicamente integratrice all’infuori di esse.  4. Che la decorazione, come qualche cosa di sovrapposto all’architettura, è un assurdo, e che soltanto dall’uso e dalla disposizione originale del materiale greggio o nudo o violentemente colorato, dipende il valore decorativo dell’architettura futurista.

5. Che, come gli antichi trassero ispirazione dell’arte dagli elementi della natura, noi – materialmente e spiritualmente artificiali – dobbiamo trovare quell’ispirazione negli elementi del nuovissimo mondo meccanico che abbiamo creato, di cui l’architettura deve essere la più bella espressione, la sintesi più completa, l’integrazione artistica più efficace.  6. L’architettura come arte delle forme degli edifici secondo criteri prestabiliti è finita.  7. Per architettura si deve intendere lo sforzo di armonizzare con libertà e con grande audacia, l’ambiente con l’uomo, cioè rendere il mondo delle cose una proiezione diretta del mondo dello spirito.  8. Da un’architettura così concepita non può nascere nessuna abitudine plastica e lineare, perché i caratteri fondamentali dell’architettura futurista saranno la caducità e la transitorietà. Le case dureranno meno di noi. Ogni generazione dovrà fabbricarsi la sua città.

Questo costante rinnovamento dell’ambiente architettonico contribuirà alla vittoria del Futurismo, che già si afferma con le Parole in libertà, il Dinamismo plastico, la Musica senza quadratura e l’Arte dei rumori, e pel quale lottiamo senza tregua contro la vigliaccheria passatista.

Due.

Per consolidare la struttura ed ottenerla commestibile si consiglia di usare le “appiccicose” ricette per gli “spaghetti pie” americani.

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architettura futurista

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