Food Design – Decima esercitazione 2008-2009

24 maggio 2009 Share
   
Politecnico di Milano, Anno accademico 2008-2009.

Cattedra di FOOD-DESIGN.

(Decima esercitazione, martedì 26 maggio 2009)

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I NEO-LUOGHI DELLA RISTORAZIONE.



Street-food. L’espressione è di per sé evidente, fa riferimento alla pratica cucinaria basata sulla preparazione, l’esposizione, il consumo e la vendita di cibi pronti e di prodotti alimentari in strade, piazze e mercati. Occorre rilevare che lo street food è da tempo una pratica quotidiana per milioni di persone in Africa, Asia, America Latina. In queste aree si calcola che circa due terzi degli abitanti consumi quotidianamente cibo acquistato da venditori ambulanti o in locali sulla strada. La cifra è significativa perché riguarda oltre un miliardo di consumatori. Questo c’induce a dire che sul piano degli stili di vita la ristorazione di strada è ormai una realtà.

Negli Stati Uniti, tra l’altro, i cosiddetti take away, che hanno una lunga storia, possono essere assimilati ad una forma di street food, anche tenendo conto del fatto che ai tradizionali venditori di hot dog si sono aggiunti i venditori di tacos e di kebab. Molti ritengono che lo street food di New York sia diventato l’elemento che meglio caratterizza la composizione etnica dei suoi quartieri. In Europa, sia nei paesi mediterranei (Spagna, Portogallo, Grecia) così come in Francia e nel Regno Unito sono numerosi gli esempi di cibo da strada e da qualche tempo costituiscono un’alternativa vincente ai fast food.






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Uno dei vantaggi da tutti apprezzato dello street-food sta nell’ampiezza dell’orario di servizio, spesso vicino alle ventiquattro ore, e nella sua rapidità. C’è poi la constatazione che questo modo di mangiare è congeniale alle occasioni di aggregazione come sono le fiere, i mercati, le feste di paese.

Un altro aspetto dello street food sta anche nel fatto che esso risponde bene alla crisi della convivialità classica attraverso la de-sincronizzazzione dei tempi sociali. In altri termini uno dei tratti più evidenti che accompagna questo modo di mangiare è la sua acronicità. Cioè, di rappresentare un cibo buono per ogni momento e per ogni occasione.

C’è, dal punto di vista degli atti alimentari, un’altra osservazione che investe quella che la psicologia sociale definisce l’etica della felicità. Nella fattispecie, la gratificazione che il cibo consente e il fatto che il bisogno di nutrirsi la rinnova senza temere l’evidente infantilizzazione del comportamento. Da un punto di vista funzionale il meccanismo della gratificazione poggia su due pilastri, la memoria e la sorpresa a cui lo street-food aggiunge anche una dimensione ludica e spettacolare. Il momento storico che viviamo è infatti caratterizzato da una certa indulgenza verso le facili emozioni, i desideri più banali e il loro rapido ricambio.

Il cibo di strada interpreta ed incarna la fungibilità dei sapori, la curiosità di cambiare, il desiderio di esotismo. Questo rito, che in fondo è solo una parodia dell’orgiastico, non tollera più neppure la mediazione di un piatto, è come un corto circuito tra il desiderio e il corpo, esaltato dall’idea della gustazione e del gratuito. Le mani al posto delle posate esprimono il desiderio di abbattere tutte le barriere, pratiche e psicologiche con un semplice gesto che vuol essere socializzante e liberatore.


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Il cibo con le dita esprime anche una sorta di deriva del gusto. Ovunque nelle principali città del mondo occidentale ci sono ristoranti dove si servono minuscole porzioni da afferrare con le dita immersi in un artefatto mondo di colori e gusti che tendono inevitabilmente a globalizzarsi spingendo queste esperienze nell’universo tragico dei non-luoghi.

Questa frammentazione delle pietanze è l’altra faccia della banalizzazione dell’emotività che accompagna la celebrazione degli stili di vita emergenti. O, per altri versi, riflette la labilità degli investimenti emotivi sulle situazioni e gli oggetti che compongono la nostra vita corrente. Un’ultima osservazione. Per l’antropologia culturale mangiare con la mano indica un’accentuazione incontrollata dell’individualità rispetto al mangiare con la forchetta, una pratica che ci ha introdotto alla civiltà delle buone maniere e alla divisione sociale in classi.

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Obiettivo dell’esercitazione è di elaborare uno o più scenari per lo street food che sia funzionale a queste nuove situazioni e ne esprima la specificità, dal punto di vista della divisione degli spazi, delle attrezzature e della funzionalità del servizio. In altre parole, è possibile progettare una nuova identità, di luogo e di arredo, per queste forme di consumo del cibo senza ricorrere alle tipologie della ristorazione ereditate dall’Ottocento?

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Considerata la difficoltà l’esercitazione vale tre punti. Due punti a testa se è realizzata da due studenti.


I neo-luoghi della ristorazione


I neo-luoghi della ristorazione


I neo-luoghi della ristorazione


I neo-luoghi della ristorazione

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