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IED – Esercitazione 7 – 2009-10 – I “Paradisi artificiali”

29 novembre 2009 Share

A – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
(Esercitazioni)
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Esercitazione numero sette. 
I “PARADISI ARTIFICIALI”
(neoluoghi – parte seconda) 
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IED – Esercitazione 7 – PARADISI ARTIFICIALI - (neoluoghi - parte seconda)

I neoluoghi più complessi e problematici, all’interno delle grandi aree metropolitane, sono costituiti dai “centri commerciali” (shopping centre, o shopping mall).  Tecnicamente sono delle costruzioni, situate nella banlieue, che comprendono sotto lo stesso tetto un insieme di attività commerciali al dettaglio, di servizi e di occasioni di loisir
Queste costruzioni sono concepite per favorire gli acquisti attraverso la climatizzazione dello spazio, scale mobili, musica ambiente, strategie aromatiche,  parcheggi gratuiti, attrazioni per i giovani.  In molti casi includono anche degli ipermercati che hanno una funzione di traino per il pubblico.
All’apparenza sono il risultato di un’urbanizzazione che si fatica a pianificare in modo razionale, di una spinta alla globalizzazione dei mercati e dell’aumentato livello di vita.  In chiave morfologica sono una naturale evoluzione delle gallerie mercantili del secolo scorso e, più in là, dei souk arabi (i mercati della médina) o, meglio, dei bazar persiani, di cui spesso portano ancora il nome (bazar, alla lettera, significa il “posto dei prezzi”).
Ma è proprio cosi?

IED – Esercitazione 7 – PARADISI ARTIFICIALI - (neoluoghi - parte seconda)

Se li studiamo in una prospettiva antropologica vediamo emergere alcuni aspetti immateriali che ne fanno dei veri e propri santuari di un nuovo modello di vita, dove il tempo si ferma in un eterno presente senza storia, dove la solitudine di coloro che vi transitano spinge a comportanti compulsivi, dove la vera vita è sospesa e la merce esaltata come una panacea, dove l’ansia dello straniero in transito è compensata da una sensazione di “sempre uguale” sia pure sotto scenografie diverse.  Di più, notano gli urbanisti, questi centri stanno diventando dei grandi buchi neri dentro e intorno ai quali niente è più come prima.  Le merci sono sempre più scadenti ed inutili, tutt’intorno fanno dei deserti commerciali che distruggono le attività artigianali, i piccoli negozi e riducono l’occupazione, mutando in isole dove si accede solo con l’automobile, creando danni ambientali e inquinando l’atmosfera.  Non da ultimo si stanno trasformando in bunker continuamente monitorati che banalizzano la privacy e riducono quella piacevolezza domenicale che al tempo di Charles Baudelaire si esprimeva nella flânerie.
Anche il loro sviluppo è controverso, da una parte scricchiolano e tendono ad implodere, come sta avvenendo al South China Mall di Donngguan in Cina o nell’intero congegno disneiano di Dubai.  Dall’altra stimolano nuovi modelli di comportamento come è, per esempio, il mall walking o nuove mitologie, come Virtuty, lo shopping mall di Second Life.

IED – Esercitazione 7 – PARADISI ARTIFICIALI - (neoluoghi - parte seconda)

Obiettivo dell’esercitazione.
Scegliere uno dei mall qui indicati – South China Mall (Dongguan), Golden Resources Shopping Mall (Beijing), SM Mall of Asia (Pasay City), Cevehair Istambul (Istambul), West Edmonton Mall (Alberta), SM Megamoll (Mandaluyong), Berjaya Times Square (Kuala Lampur), Vista Largo Store (Duluth), Mall of America (Bloomington), The Mall (Bristol – o un altro a propria scelta ed enuclearne o evidenziarne un carattere significativo della sua atmosfera ed del suo essere un’espressione della modernità. 
Ogni gruppo può elaborare le immagini di questa esercitazione con il mezzo espressivo che ritiene più opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, rappresentazione elaborata per via elettronica.
L’elaborato dovrà essere presentato su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.

Non sono accettati altri supporti.

















IED – Esercitazione 1 (D) – 2009-10 – I sei gradi di separazione

26 novembre 2009 Share

D – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
(Esercitazioni)
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Esercitazione numero uno. 
“Doctor Livingstone, I presume.”
(I sei gradi di separazione) 
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IED – Esercitazione 1 (D) – Doctor Livingstone, I presume.

La teoria dei sei gradi di separazione è un’ipotesi secondo cui qualunque persona può essere messa in relazione con qualsiasi altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di sei intermediari. Tale teoria fu proposta per la prima volta nel 1929 dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy in un racconto breve intitolato “Catene”.
Nel 1967 il sociologo americano Stanley Milgram trovò un nuovo sistema per testare la teoria, che
egli chiamò "teoria del mondo piccolo". Selezionò casualmente un gruppo di americani del Midwest e chiese loro di mandare un pacchetto ad un estraneo che abitava nel Massachusetts, a diverse migliaia di chilometri di distanza. Ognuno di essi conosceva il nome del destinatario, la sua occupazione, e la zona in cui risiedeva, ma non l’indirizzo preciso.  Fu quindi chiesto a ciascuno dei partecipanti all’esperimento di mandare il proprio pacchetto a una persona da loro conosciuta, che a loro giudizio avesse il maggior numero di possibilità di avvicinare il destinatario finale. Quella persona avrebbe fatto lo stesso, e cosi via fino a che il pacchetto non fosse stato personalmente consegnato al destinatario finale.  I partecipanti si aspettavano che la catena includesse perlomeno un centinaio di intermediari, e invece ci vollero solo (in media) tra i cinque e i sette passaggi per far arrivare il pacchetto.

IED – Esercitazione 1 (D) – Doctor Livingstone, I presume.

La teoria dei sei gradi di separazione è stata testata più volte e in contesti diversi, tendenzialmente è stata sempre verificata, anche se non sono mancate le polemiche e i distinguo, in ogni modo si ritiene che i gradi massimi possibili oscillano tra sei ed otto, ma quello che più conta oggi non è tanto l’esperimento di Milgram quanto le sue possibilità di applicazione, dalla trasmissione delle infezioni fino all’analisi delle reti informatiche.

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Malabo – Guinea Equatoriale. 
Alloggio all’Hotel Bahia Club di Malabo ed ho un forte mal di denti.  Mi hanno detto che nel quartiere che si estende alla fine della Street of Algeria ci sono dei dentisti.  Come si chiama il dentista più vicino al mio hotel, quale è il suo indirizzo esatto? 
Macapá – Brasile. 
Sono in vacanza a Macapá ed ho scoperto un frutto, il macapaba in lingua tupi, oggi chiamato bacaba.  Lo produce la palma del seje, detta anche bacaba.  In un bar mi hanno offerto una bibita giallastra, molto nutriente, che i locali considerano un vino, si estrae dal seme di questo frutto immerso nell’acqua calda a cui si aggiunge della farina di manioca e dello zucchero.  Sa di latte di mandorla ed è gradevole.  Così, decido di acquistare un quintale di questi frutti da importare in Italia.  Dove posso trovarli e quanto mi costano?    
Stavrapol – Russia.
Sono a Stavrapol per alcune ricerche sugli antichi insediamenti eneolitici, cioè, dell’età del rame, e sono stato sedotto dalla bellezza dei boschi di betulle che circondano la città, così decido di acquistare una casa nel bosco.  A chi posso rivolgermi, posso avere una foto, quanto costa?

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IED – Esercitazione 1 (D) – Doctor Livingstone, I presume.

L’esercitazione consiste nel preparare un dossier (in tre parti) con il massimo delle informazioni previste rispetto ai tre temi.  Sarà premiato il dossier più informato e stilisticamente più interessante.
Il dossier dovrà essere presentato su dischetto, accompagnato da una breve relazione scritta esplicativa sul lavoro di ricerca svolto.  (Per questa esercitazione non sono accettati altri supporti o altre soluzioni.) 

















IED – Esercitazione 6 – 2009-10 – “Hic sunt leones, i non-luoghi”

23 novembre 2009 Share

IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
(Esercitazioni)
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Esercitazione numero sei.
“Hic sunt leones, i non-luoghi”.  

IED – Esercitazione 6 – Hic sunt leones, i non-luoghi

I neoluoghi ereditano dall’urbs l’aurea di luogo sacro dove, come nell’induismo, goccia l’ambrosia delle merci materiali e immateriali. Recinti consacrati ai riti dell’alienazione mercantile, cortili che hanno per frontiera la desolazione.  Essi riflettono alla lettera la violenza fondativa che dal fratricida Caino arriva alle benne dello scraper.  Una violenza che ricorda a chi la subisce come non ci sia nella modernità appropriazione senza espropriazione celebrata un tempo con il versamento di sangue sulle fondamenta degli edifici.  Al pari dei nidi i neoluoghi danno sicurezza nel momento in cui la tolgono, come rêverie.   La sicurezza è qui nella forma di un’aspettativa che conosciamo già, perché i neoluoghi non sono mai completamente sconosciuti, essa è
un accento che diviene conforto.
(Bernard Rosenthal)
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Il neologismo di non-luogo (o di neoluogo) definisce due concetti complementari quali sono il luogo fisico – costruito con una destinazione d’uso specifica – e la relazione che viene ad instaurarsi con chi ci transita, con i suoi utenti, con coloro che lo attraversano.  In questo senso l’espressione di non-luogo si distingue dai luoghi antropologici in senso classico, come sono i luoghi vissuti dagli uomini, le agorà, le piazze di paese, i mercati contadini.
I non-luoghi, nella realtà metropolitana, rappresentano un congegno importante per la circolazione accelerata delle persone, dei beni e delle merci (come sono i centri commerciali, le stazioni ferroviarie, gli aeroporti, i raccordi e gli svincoli stradali, le autostrade).
Per analogia sono considerati non-luoghi anche i mezzi di trasporto, i campi profughi, le grandi esposizioni campionarie, i megastore, eccetera.
In sostanza sono gli spazi in cui le singole persone, con i loro problemi e la loro solitudine, s’incrociano senza mai entrare in relazione, il più delle volte sospinti dal desiderio di muoversi, mostrarsi, consumare, accelerare le operazioni della vita quotidiana.
Come afferma Marc Augé, che per primo li ha evidenziati nei suoi studi, questi non-luoghi sono una importante espressione della “neomodernità” dominata dalle leggi dello spettacolo.  Vale a dire, non solo non sono in grado d’integrarsi con i luoghi storici della città, ma spesso e facilmente entrano in conflitto con essi banalizzandoli, cioè de-valorizzandoli alla stregua di curiosità per studiosi, come sempre più di sovente avviene per i musei, i palazzi antichi, le vestigia.  Luoghi che non sono in grado di fronteggiare la logica dello spettacolo che domina la modernità perché la “neomodernità” è l’effetto combinato di una accelerazione del tempo e degli avvenimenti che spesso finiscono per sovrapporsi o contraddirsi, così come di una banalizzazione dello spazio percepito con il suo rimpicciolimento psicologico derivato dalla velocità con il quale lo si percorre.  In questo contesto c’è anche da notare un irrigidimento dell’identità soggettiva degli utenti dei non-luoghi in un ruolo preformato.
In questo modo, la “neomodernità” appare come un eccesso di senso paradossalmente reso evidente da un caos diffuso.
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IED – Esercitazione 6 – Hic sunt leones, i non-luoghi

L’obiettivo di questa esercitazione è di cogliere i caratteri di un non-luogo tali da svelarne la loro natura di artificio culturale e funzionale.    
Ogni gruppo può elaborare le immagini di questa esercitazione con il mezzo espressivo che meglio ritiene opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, rappresentazione elaborata per via elettronica.
L’elaborato dovrà essere presentato su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.

Non sono accettati altri supporti.









































IED – Esercitazione 5 – 2009-10 – I “sapeurs congolais”, ovvero l’importanza di essere eleganti

15 novembre 2009 Share

IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
(Esercitazioni)
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Esercitazione numero cinque.
I “sapeurs congolais”, ovvero l’importanza di essere eleganti.

“L’uomo bianco ha inventato la moda,
ma noi l’abbiamo trasformata in arte.”
King Kester Emeneya.

IED – Esercitazione 5 – I “sapeurs congolais”, ovvero  l’importanza di essere eleganti.

La “sape” è l’abbreviazione di “societé d’ambianceurs et persone elegantes”, il quartiere di Bacongo a Brazzaville, in Congo, è la culla di questo culto dell’eleganza.  Lo praticano i sapeurs, che prendono il nome dal francese saper che in argot significa “vestire” (sapé comme un prince).
La sape ha radici storiche antiche, nasce con il colonialismo francese.  Si racconta che i giovani congolesi fossero affascinati dall’eleganza dei loro colonizzatori e cominciarono ad imitarli, ma a modo loro, soprattutto a partire dalla riconquistata indipendenza negli anni Sessanta. 
(Una versione più politica sostiene che i sapeurs sono una reazione al regime di Mobutu che impose l’uniforme della rivoluzione culturale cinese – l’abat-cos – e proibì la cravatta.) 
Poi, nei trent’anni successivi il fenomeno dilagò nel mondo della moda e della musica conquistando la comunità congolese di Parigi.  Attualmente il fenomeno dei sapeurs si è diffuso soprattutto in Sud Africa e in due città europee, Londra e Bruxelles.  Essi hanno uno stile unico e una venerazione profonda per la moda che fa di Bagongo nei fine settimana un quartiere unico con i suoi locali notturni come il Main Bleu, il Baba Boum o la Detente, dove si balla la rumba, il suo mercato e i bar che si affacciano sulla Avenue Matsoua.
Il sogno segreto dei sapeurs è di trasformare il mito dell’apparenza in sostanza, in successo nella vita, il loro desiderio più grande è un viaggio a Parigi, la capitale dell’eleganza.  È poter passeggiare per il quartiere di Château-Rouge, visitare la boutique “Connivence” o parlare con Ben Moukacha, il fondatore della “Sapeologie”.  I sapeurs hanno i loro stilisti di riferimento, in questo momento sono Yamamoto, Dolce & Gabbana, Jean-Paul Gaultier, Roberto Cavalli e indossano scarpe Weston da duemila euro.  La sape è in parte anche un fenomeno femminile.  Le giovani africane sono folli per le scarpe di Dior, le borse di Celine e i tailleurs di Gucci. 
Come fanno i sapeurs che non hanno redditi alti ed appartengono nella maggioranza dei casi al proletariato urbano ad acquistare abiti ed accessori griffati?  Si uniscono in gruppo in base alla taglia e comprano gli abiti a rate, poi l’indossano una volta ciascuno.
La sape – in sostanza – non è né una scienza né una filosofia, ma un fenomeno sociale che ha l’obiettivo di fare dell’apparenza un’altra apparenza, cioè, un’arte, una visione, una ragione e tema di vita.  Come dicono i giovani congolesi è una produzione dell’anima per la quale bisogna avere molta sensibilità, quella di un fiorista che compone un mazzo di fiori, quella di un poeta che conosce i misteri della parola.  La sape è un mondo di narcisisti che spesso mancano di cultura e di educazione, ma che vogliono coltivare la sensibilità estetica per essere accettati dalla società dello spettacolo, la loro idea di Eden.  Con un po’ di cinismo potremmo definirla una religione dell’ignoranza che si fa strada nella vita con ciò che le religioni disapprovano: l’orgoglio e la vanità.

IED – Esercitazione 5 – I “sapeurs congolais”, ovvero  l’importanza di essere eleganti.

Un fenomeno analogo è quello dei boucantier della Costa d’Avorio, artisti e ballerini, specialisti di un tipo di musica da ballo chiamata “Coupé-Décalé”, caratterizzata da un uso massiccio delle percussioni, ripetitiva e minimalista.  Anch’essi inseguono la moda francese e, durante i concerti, fumano sigari cubani e bevono champagne.  In questo momento nel CD più popolare di questa musica furoreggia il pezzo: La danse du cul de poulet.
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L’obiettivo dell’esercitazione è di scegliere un quartiere di Milano per il lancio di una boutique per sapeurs e d’immaginare un brand e un’immagine pubblicitaria per la realizzazione di una brochure. 
Ogni gruppo può sviluppare l’idea di questo “prodotto” con il mezzo espressivo che meglio ritiene opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, immagine elaborata per via elettronica.

L’elaborato dovrà essere consegnato in copia su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.
Non sono accettati altri supporti.