Food-Design

IED – Esercitazione 11 – 2009-10 – Interpretazione del Body Sushi

31 gennaio 2010 Share

A – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
(Esercitazioni)
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Esercitazione numero undici.
Interpretazione del “Body-Sushi”.
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IED – Esercitazione 11 – Interpretazione del Body Sushi.

Questo recente fenomeno di costume, conosciuto negli Stati Uniti con il nome di body sushi, è più una performance che un’esperienza culinaria nel vero senso del termine.  Proviamo a descriverlo.
Una modella, che con un bagno di acqua fredda ha abbassato la sua temperatura corporea, si distende nuda su un tavolo ed è ricoperta da tante piccole preparazioni alla mano.  Del suo corpo resta scoperto solo il viso, contornato dalla preparazione principale che è il sushi.
In breve, è un pranzo o un’opera d’arte?
In entrambi i casi è l’ennesima degradazione del corpo femminile che viene giustificata nei modi più diversi, anche ricorrendo alla tradizione storica, cioè, ad alcune antiche usanze della corte del Sol levante.
Oggi è molto popolare in Giappone, in Cina, in California e a New York, ma quel evidente tratto di perversione che contiene ha fatto si che le ragazze-piatto – di solito provengono dai paesi slavi – siano divenute popolari anche in molti piccoli centri di provincia europei così come nei paesi arabi.
In Giappone il body sushi è in qualche modo giustificato dalla stretta relazione sensuale che esiste tra cibo, arte e sessualità.  Là dove invece è tollerato o è clandestino i suoi censori sottolineano, oltre all’oltraggio della femminilità, la mancanza di igiene.
Questo fenomeno ha attecchito soprattutto tra le società di catering, per ragioni di riservatezza.
C’è poi da notare che, con il diffondersi del fenomeno, la quantità di cibo sul corpo delle ragazze è diminuito per lasciare spazio alla nudità.  Diverse società di catering della California hanno di recente introdotto anche il dessert, vale a dire, una ragazza cosparsa di cioccolata da leccare.
In Giappone il nyotoiamori, alla lettera, il corpo di donna adornato, in questa versione moderna del body sushi, è considerato una forma di performance art, un’esperienza estetica che mette insieme un corpo, una forma, dei sapori.  Ma la versione occidentalizzata del sushi è così nuova e trasgressiva come sembra e, poi, che cosa nasconde?
Certamente un desiderio camuffato nel quale mangiare l’altro è, insieme, espressione di un potere di coercizione e di un godimento.  Mangiare e fare, nel discorso scurrile, indicano l’atto sessuale.
In Miroir de l’âme pécheresse (Specchio dell’anima peccatrice) uscito nel 1531, la grande libertina, Margherita di Navarra, scrittrice e poetessa, scrive: Oh, se esse sapessero che cos’era divorare della carne cruda la notte!

IED – Esercitazione 11 – Interpretazione del Body Sushi.

Nel 1925, Cecil Blount de Mille nel film The Golden Bed, gira una sequenza nella quale un gruppo di uomini in abito da sera divorano la “donna-toffoletta”, la donna “marschmallow”, dal nome di certi dolci ottenuti dalla malva e molto popolari negli Stati Uniti.  Era l’attrice inglese Lillian Rich, una delle più famose silent ladies del cinema.
Per venire più vicino a noi, durante l’inaugurazione dell’esposizione internazionale del surrealismo, che si tenne a Parigi nell’inverno del 1959, la giovane e bella Méret Oppenheim, si offrì in pasto ai suoi amici, distesa su un tavolo, circondata da aragoste, frutti di mare, ricci e bottiglie di champagne.  Da quel giorno non c’è celebrazione del surrealismo senza che una ragazza finisca nuda su un tavolo semisommersa di cibo ed offerta ai piaceri dei critici d’arte e dei collezionisti.
In termini psico-analitici dovremmo parlare di iconofagiaGottfried Leibniz chiama appetizione il frutto di appetito e desiderio.  Il frutto d’inquietudini che ci attraversano e spesso ci dominano.  Da tempo sappiamo che il nostro corpo non mangia solo materie nutritive, ma anche e soprattutto rappresentazioni.  Più semplicemente noi abbiamo bisogno di un consumo simbolico, oltre che di uno reale, delle cose che popolano il mondo, un consumo affatto fittizio, che ha una funzione compensatoria per l’ansia che “divora” la tavola dell’onnivoro.
Più poeticamente, noi sappiamo mordere le immagini.  Ce lo suggerisce un libro inquietante, Naked Lunch di William S. Burroughs, parlando degli occhi che diventano bocche.  Di immagini che, a differenza del cibo, non sono mai assimilabili, che ci fanno sperimentare l’impossibile consumo dell’Altro e devastano il desiderio.  Se, come sostiene Jacques Lacan, il desiderio dell’uomo è il desiderio dell’Altro, allora, forse, noi possiamo sedarlo moltiplicando le nostre illusioni, fino al paradosso del body sushi, cioè, fino al punto di trascinare la sessualità nella trappola di un boccone che non potrà mai sfamarci.


IED – Esercitazione 11 – Interpretazione del Body Sushi.

Tema dell’esercitazione è la progettazione di una brochure, di un book fotografico (autoprodotto) o di un breve filmato per il lancio in Italia di un servizio di “body-sushi” da parte di una società di catering.
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L’elaborato dovrà essere presentato su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.





































IED – Esercitazione 7 (D) – 2009-10 – La mela nello specchio. Quando la cosa diventa idea.

27 gennaio 2010 Share

D – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
Esercitazione numero sette.
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La mela nello specchio.  Quando la cosa diventa idea.

IED – Esercitazione 7 Design – La mela nello specchio. Quando la cosa diventa idea.

Un universo in miniatura.  Una miniatura dell’universo.  Dapprima dolce e poi acidula, come il veleno, come il peccato, come la tentazione.  Una superba miniatura del mondo, un mondo espugnato da Eros e attraversato dai vermi, un contradditorio simbolo della natura che muore.  Questa è la mela, regina di settembre, che i savants medioevali definivano un’opera del demonio, una metafora della jeune fille e dei suoi osceni tesori.
Rossa di fuori, come le labbra dell’innamorata, come il sangue, come i tramonti che annunciano il tempo che cambia.  Bianca di dentro, come la neve, il latte, la ricotta che la lama del pastorello tagliando fa arrossare, bianca come i denti con i quali la si morde con voluttà, perché croccante nella sua agreste e sospetta freschezza, ambiguo trofeo che lega alle ali della passione Saffo e Santa Teresa, il godimento e la tragedia.

IED – Esercitazione 7 Design – La mela nello specchio. Quando la cosa diventa idea.

Con la sostanza di cui sono fatti i sogni gli uomini fabbricano da tempo immemorabile i segni con i quali popolano l’universo.  In essi cercano la sua immagine, vicina o lontana, straniera agli occhi o familiare al cuore.
Il vero problema della mela non è nella sua immagine, ma nel gioco degli specchi che la riproduce e la moltiplica.  Questi specchi sono come dei cancelli e i segni qualche volta funzionano da chiavi.  Essi aprono o chiudono il senso e aiutano a superare la barriera della parole.  L’Io, lo abbiamo appreso con Sigmund Freud, ha bisogno di referenze per rassicurarsi sulla sua identità, ma questa resta evanescente e spesso illusoria.  Attraverso il segno l’immagine rivela le sue trappole, l’immaginazione con il suo teatro d’ombre e, al tempo stesso, penetra nello spirito della civilisation.
Sostituendo l’analogia alla logica il segno disperde ed unisce, s’irrigidisce e si liquefa, crea la “scrittura”, inspira la poesia e fa precipitare nel sacro, serve la tradizione e annuncia la novità, gli ancoraggi, le derive, si evolve.
La mela, dopo quelle verdi di Paul Cézanne, sono diventate un oggetto.  Un oggetto prezioso che ci accompagna dal tempo del regno di Sumer, con i suoi eccessi allegorici, che il Medioevo ha coltivato.  Essa ha oltrepassato e coltivato il suo significato simbolico, resistendo alle sventure gastronomiche e commerciali.  Riposa sulle spalle di Atlantide con la sua forma, ha il gusto vivo dell’amore con il suo profumo, la sua linfa e la sua carne.

IED – Esercitazione 7 Design – La mela nello specchio. Quando la cosa diventa idea.

Tra le immagini è la più ricca nella sua semplicità, ha saputo evocare il godimento e il rischio, gli abiti culturali e le credenze popolari, gli inganni del politico e la vertigine dei misticismi.
Essa è oggetto vivo per i segreti del corpo, natura morta per i pittori, vecchio segno biblico, mistero monacale, dono del giardino celeste e utensile moderno al servizio della pubblicità, segno erotico di una sessualità senza ipocrisie, immagine organica e cosmica dell’innocenza vegetale, possessione e dono.  Nel suo cuore i suoi semi resistono alla putrescenza, marcano la specie, sono il germe dell’avvenire, il margine inevitabile di ogni storia.

IED – Esercitazione 7 Design – La mela nello specchio. Quando la cosa diventa idea.

Obiettivo dell’esercitazione è “di mettere a nudo” un carattere di questo frutto da usare come branded icona per una comunicazione sociale rivolta ai giovani allo scopo di combattere la guida in stato di ebbrezza.
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Ogni gruppo può elaborare il progetto di comunicazione di questa esercitazione con il mezzo espressivo che meglio ritiene opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, video, rappresentazione elaborata per via elettronica.
L’elaborato dovrà essere consegnato in copia su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.  Non sono accettati altri supporti.























IED – Esercitazione 10 – 2009-10 – Io e il mio “corpo”

24 gennaio 2010 Share

A – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
(Esercitazioni)
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Esercitazione numero dieci.
 Io e il mio“corpo”.


IED – Esercitazione 10 – Io e il mio corpo

I primi due autori che se ne sono occupati nell’ambito delle scienze sociali sono Georg Simmel e Marcel Mauss.  I loro studi risalgono alla prima parte del Novecento.   Questi studi, in seguito si sono evoluti verso una sociologia del corpo o delle culture corporee in una prospettiva “culturalista”.  Il tema del corpo lo ritroviamo anche nella sociopatica e nella prossemica e in tutte le ricerche dove compare il vissuto e la corporeità.  Sostanzialmente il dibattito sul corpo, oggi, ha preso tre direzioni.  La prima consiste nel pensare il corpo come inessenziale rispetto al pensiero dell’uomo relegato ad espressione di uno sviluppo simbolico delle attività culturali in senso antropologico.  La seconda cerca di costruire un ponte tra il biologico e il simbolico.  Cioè, tra l’uomo come espressione della materialità naturale e l’uomo come creatura simbolica, che non può non porsi, in ogni momento, la questione del vissuto, del senso dell’essere.

IED – Esercitazione 10 – Io e il mio corpo

La terza direzione, che in questo momento sembra egemone, cerca una via di accesso alle forme culturali grazie ad un pensiero del corpo che non si esaurisce alle funzioni biologiche che lo definiscono.  Di fatto, noi siamo un corpo.  Abbiamo un corpo solo quando soffriamo. 
La trasformazione dell’organismo in corpo è fondamentale perché indica una rottura tra l’ordine biologico e l’ordine antropologico.  In altri termini, il passaggio del corpo ad individuo sociale è un salto qualitativo che non può essere spiegato con la biologia.
Una delle ragioni per cui il corpo è oggi al centro di così tante attenzioni sta nel fatto che un certo numero di nuove tecnologie hanno radicalmente rovesciato le categorie classiche con il quale lo si considerava.  Per esempio, con la rete si può abitare il ciberspazio e non avere bisogno di un corpo.  Cosa significa?  Che la comunicazione e l’immaginazione appaiono liberate della presenza corporale del soggetto con una conseguenza: la nostra esistenza, la nostra esperienza e la nostra identità sono diventate liquide e, di riflesso, immateriali. 

IED – Esercitazione 10 – Io e il mio corpo

In sintesi, potremmo dire che le nuove tecnologie esigono di ripensare il corpo e questo avviene in molti modi e non si limita alle tecniche che agiscono direttamente sul corpo, come il transessualismo, i tatuaggi, il bodybuilding, la medicalizzazione, la clonazione o la fecondazione in vitro, riguarda anche l’immagine del corpo, il suo marketing e il suo divenire mera rappresentazione.  Ci sono tecnologie che catturano delle parti sconosciute e invisibili del corpo.  Lo sguardo medico, per esempio, penetra da tempo sotto la pelle a cominciare dall’invenzione dei raggi X da parte di Wilhelm Conrad Röntgen, nel 1895.  Oggi abbiamo l’ecografia, l’endoscopia, la tomografia ad emissione di positroni (la TAC), la risonanza magnetica.  Tutte tecniche che hanno contribuito alla creazione di un mito, quello del corpo trasparente.  Un tempo, come ha notato MichelFoucault, il corpo era sottoposto a “decriptazione”, era una massa opaca, oggi è “obiettivato” e visualizzato, appiattito a figura.
In breve, l’immagine del corpo ha finito per esprimere l’identità corporale a dispetto di ogni illusione sull’anima. 

IED – Esercitazione 10 – Io e il mio corpo

Come ci vediamo?  Che rapporto abbiamo con il nostro corpo?  Costruire una situazione in cui il nostro corpo comunichi un sentimento astratto, come l’amicizia, l’astio, l’affetto, l’amore, l’indifferenza, il desiderio, il disappunto, la differenza… 
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Ogni gruppo può elaborare le immagini di questa esercitazione con il mezzo espressivo che ritiene più opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, rappresentazione elaborata per via elettronica.
L’elaborato dovrà essere presentato su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.
Non sono accettati altri supporti. 

























IED – Esercitazione 6 (D) – 2009-10 – Luoghi immaginari. Dove abitano i sogni? (parte II)

20 gennaio 2010 Share

D – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
Esercitazione numero sei.
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Luoghi immaginari.  Dove abitano i sogni?
(parte seconda)
“Ce qui limite le vrai, ce n’est pas le faux, c’est l’insignifiant.”
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René Thom (1923-2002) è stato un brillante matematico e filosofo francese, vincitore, nel 1958, della “medaglia Fields”.  Tra i suoi contributi più importanti alla moderna epistemologia c’è quello che egli a suo tempo definì la teoria delle catastrofi, con la quale si può applicare il metodo matematico(°) ai fenomeni naturali, in particolare a quelli discontinui e questo a ragione della variazione dei parametri da cui dipendono.
Come poi ha raccontato in un libro, nel corso di una colazione con un altro grande protagonista della cultura francese, lo psicanalista Jacques Lacan (1901-1981), Thom per spiegare la frase “ciò che limita il vero, non è il falso, è l’insignificante”, ricorse ad una sorta di mappa sul modello della carta di Tendre.


IED – Esercitazione 6 – Luoghi immaginari. Dove abitano i sogni? (parte seconda)

Una mappa in cui in basso c’è il mare dell’Insignificanza, ed è attraversata dal fiume del Senso che separa il Vero dal Falso.  Nel falso ci sono i bassifondi dell’Ambiguità, dall’altra parte le paludi dei luoghi comuni o delle verità tautologiche.  Sul delta del fiume si erge la fortezza della Tautologia, dove regnano i logici.  Una rampa, da questa fortezza, porta al tempio della Matematica.  A destra abbiamo le scienze esatte, l’Astronomia e più in là le grandi macchine dei fisici, gli anelli del CERN e i laboratori della biologia.  Lì dappresso c’è anche il torrente delle scienze sperimentali.  A sinistra un viale porta alla città delle Lettere e delle Arti, proseguendo su una pedemontana si raggiungono i Miti.  La catena in alto di monti è l’Assurdo.  Dal mare dell’Insignificanza, risalendo verso le montagne si va in direzione della Significanza, verso il caos dove si dispiegano le forze cosmiche.  (Cosmos in greco significa ordine e per estensione universo).  In alto, poi, troviamo la calma dei cieli, una calma… eterna, rovesciandone l’asse c’è la serenità del nulla…
Come sappiamo, le metafore vere sono la prima forma di pensiero che dai greci arriva fino a noi, in questa carta Thom le mostra come un’organizzazione della conoscenza, come l’altra faccia della poesia su quel massiccio che ha una “significanza” così densa da mettere a nudo il cuore della verità.
(°) – In greco “màthema” – da cui deriva matematica, vuol dire molte cose che crescono intorno all’albero della conoscenza, l’esperienza, la regola, l’arte.
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Obiettivo dell’esercitazione è di costruire – con gli insegnamenti, i seminari, le esperienze vissute, i programmi – una mappa del proprio piano di studio presso lo IED.
Ogni gruppo può elaborare la mappa, oggetto dell’esercitazione, in forma figurativa o allegorica, con il mezzo espressivo che meglio ritiene opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, video, rappresentazione elaborata per via elettronica.
L’elaborato dovrà essere consegnato in copia su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.  Non sono accettati altri supporti.
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IED – Esercitazione 6 (D) – Luoghi immaginari - Dove abitano i sogni? (parte seconda)


IED – Esercitazione 6 (D) – Luoghi immaginari - Dove abitano i sogni? (parte seconda)


IED – Esercitazione 6 (D) – Luoghi immaginari - Dove abitano i sogni? (parte seconda)