Food Design – Esercitazione 7 – 2009-10 – Una torta di mele sulla strada. (An apple pie on the Route Sixtisix)

25 aprile 2010 Share
   

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Settima esercitazione, 27 aprile 2010)
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Una torta di mele sulla strada.
(An apple pie on the Route Sixtisix)

 

Food-Design – Esercitazione 7 – Una torta di mele sulla strada

“Presi torta di mele e gelato: diventavano sempre meglio man mano che m’inoltravo nello Iowa, la torta più grossa, il gelato più sostanzioso”.  Lo scrive Sal (Salvatore Paradiso, l’io narrante di Sulla strada di Jack Kerouac).  Camion, autobus, chioschi, distributori di benzina, vecchi alberghi, c’è di tutto sul lungo “fiume” della Route 66 che attraversa l’America, questo grande paese che si specchia nelle torte di mele come gli abitanti di Combray nelle madeleine. Torte di mele che riflettono la sua identità segreta, as american as apple pie, dice il detto.
È l’unica cosa che Sal mangia per tutta la strada che lo porta verso Ovest.  Una torta “nutriente e naturalmente squisita”.  Una torta à la mode, come recitano i menu dei ristorantini francesi della provincia americana che reputano assoluta la combinazione tra l’asprigno della mele e il dolce del gelato.  Un mito questo dei pomi che viene da lontano e che nasce nel Massachusetts, con Giovannino Semedimela (Johnny Appleseed).  Di costui si racconta che girasse con le tasche piene di semi di questo frutto e li piantasse ovunque. 

Food-Design – Esercitazione 7 – Una torta di mele sulla strada

Una fetta di torta, dunque, e la vita che scorre on the road, tra malessere, rivolta, alcol e sogni.  Sulla vita nel frattempo “la pioggia cadeva sferzante… la strada principale piena di fango…”, intanto, “le grandi pianure di artemisia scorrevano via veloci… orizzonti azzurri si aprivano nel cielo” gli occhi attratti da una “grande insegna al neon che mandava bagliori rossi”, oltre “il muro di nebbia”… “immersi in un sogno a fare i conti nel cuore della notte, a bordo di un’auto” mentre “una bellezza bionda seduta tra due uomini senza uno straccio addosso” faceva sbandare i camionisti.
Una vita vissuta tra bar, bordelli e locali jazz, ascoltando Benny Goodman e il grande Charlie Parker.  È Kerouac, è il ritratto di un poeta che ha inventato la poesia americana moderna, di un uomo che ha raccontato solo cose vere, sul fondale il fragore dell’oceano, l’ultimo maledetto hotel, l’ennesima avventura raccontata di un angelo desolato, da un vagabondo di una stagione culturale che ancora porta le tracce del suo passaggio e di ciò che non sarà più la gioventù americana.  Una gioventù che era nata sulle pagine del figlio illegittimo di un astrologo ambulante, Jack London, amico di ladri e contrabbandieri, pescatore di ostriche, cacciatore di foche, corrispondente di guerra, cercatore d’oro, scrittore di successo, socialista e cronista della rivoluzione messicana, ambientalista, puttaniere e padre della beat generation

Food-Design – Esercitazione 7 – Una torta di mele sulla strada

Nella cucina di lingua inglese le prime Tartys in Applis risalgono al tempo di Geoffrey Chancer (1343-1400), erano confezionate con mele, fichi, uva passa, un involucro di pasta frolla allo zafferano, niente zucchero e miele.  Con la rivoluzione contro la corona inglese queste Tartys diventano americane e riflettono il melting pot di cui sono un’espressione.  Ci sono le apple pie con la ricetta olandese che si mangiano con la panna montata, quelle svedesi che sono una variante antica della francese Tatin, la versione degli Amish, con cannella, burro, crema di latte.  C’è la apple pie a doppio fodero, quella con la parte superiore a gratella, in pasta brisée, con la frolla alla margarina, con farine prive di glutine, quella con il liquore, le varianti con i diversi tipi di mela, dalla renetta alla Elstar, alle mele secche o sciroppate, con o senza le uova, con l’aggiunta di succo di limone o di anice, di pinoli o di mandorle.  Come dice la tradizione ogni famiglia della provincia americana ha la sua ricetta segreta per questa torta da credenza. Nonostante gli ingredienti siano sempre pressappoco gli stessi, cambiano l’amore con il quale s’impasta la farina con il burro, i ricordi, i segreti, i sogni, la qualità delle lacrime che la bagnano, di gioia o di nostalgia.
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Food-Design – Esercitazione 7 – Una torta di mele sulla strada

Scopo dell’esercitazione è di identificare e realizzare una delle possibili torte mangiate da Sal nel suo viaggio attraverso gli States tenendo conto dell’affermazione di Claude Lévi-Strauss sul fatto che il buono da mangiare, dev’essere anche buono da pensare e buono da immaginare.
Non diamo una ricetta base perché ci sono molti siti americani dedicati a questo dolce e alle annuali gare per stabilire il migliore tra di essi.
(Per meglio giudicare la ricetta non occorre completare la pie con gelato, panna o altro.)
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Una risposta a “Food Design – Esercitazione 7 – 2009-10 – Una torta di mele sulla strada. (An apple pie on the Route Sixtisix)”

  1. papavero di campo Dice:

    caro gianni
    leggere quest’inno alla torta di mele mi lascia acquolinante compiaciuta consenziente,
    penso a questi pionieri della beat generation al privilegio di far quella loro vita scanzonata innocente e controcorrente e con un sentimento primigenio e nuovo, adesso che di repetita e scimmiottature non se ne può più aleggia una nostalgia d’una autenticità che non ci è più data mentre quella che c’è è solo datata,
    resta la torta di mele, travestita e riciclata, à la page e rustica, spiattellata in ogni pagina d’ogni rivista di cucina, ammannita in modi celestiali o rozzi, un piacere sensoriale dà la mela con grandi sfaccettature,
    se dovessi per azzardo scantonare nello psicanalese direi che la torta di mele è come la mamma sufficientemente buona ed è ancora un eccellente riconoscimento alla bontà solida da base sicura che essa può degnamente rappresentare!

    torta di mele
    abbordabile e certa
    consolatoria!

    per te un saluto caro e molto caro da papavero di campo