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Food Design – Esercitazione 10 B – 2009-10 – Mon coeur mis à nu. Che cosa si nasconde nel fondo di un cassetto?

24 maggio 2010 Share

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Decima esercitazione, 25 maggio 2010 – B)
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Mon coeur mis à nu
Che cosa si nasconde nel fondo di un cassetto?

Scrive Sigmund Freud in una lettera a Stefan Zweig nel luglio del 1938. “Caro signore, bisogna realmente che io vi ringrazi delle parole di introduzione che mi hanno condotto il visitatore di ieri.  Poiché fino a quel momento ero tentato di considerare i surrealisti, che apparentemente mi hanno scelto come santo patrono, come dei pazzi integrali, diciamo al novantacinque per cento, come l’alcol puro.  Il giovane spagnolo, con i suoi candidi occhi di fanatico e la sua indubbia padronanza tecnica, mi hanno incitato a riconsiderare la mia opinione, in realtà sarebbe molto interessante studiare analiticamente la genesi di un quadro di tal genere.  Dal punto di vista critico si potrebbe tuttavia dire che la nozione d’arte si rifiuta ad ogni estensione quando il rapporto quantitativo  tra il materiale inconscio e l’elaborazione precosciente non si mantiene entro limiti determinati.”

Food-Design – Esercitazione 10 B – Mon coeur mis à nu. Che cosa si nasconde nel fondo di un cassetto?

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In psico-analisi l’inconscio è un luogo sconosciuto della coscienza, ovvero, un’altra scena.
Nella prima topica elaborata da Sigmund Freud è un’istanza o un sistema costituito dai contenuti rimossi (refoulés) che sfuggono alle altre istanze del pre-conscio, e del cosciente.
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Cosa c’è dentro i cassetti del nostro Es? Cosa c’è nel nostro cuore messo a nudo?  Se lo domandava retoricamente Charles Baudelaire perché, da poeta e da maudit, sapeva affrontarne l’abisso (Journal intime, 1887).
Da un punto di vista visuale personaggi con cassetti fanno parte dell’iconografia di Salvador Dalì, sono una rappresentazione simbolica dell’inconscio, soprattutto la Venere in gesso che nel 1936 celebra la profanazione della donna e, insieme, la sua segreta potenza.
1936, lo stesso anno in cui una giovinetta svizzera, irretita dai surrealisti e da Parigi, fodera di pelliccia una tazza da tè per petit déjeuneur, il piattino e il cucchiaino mettendo a nudo il  non-detto di una poetica che da lì a qualche hanno la divorerà non sapendola amare. 

Food-Design – Esercitazione 10 B – Mon coeur mis à nu. Che cosa si nasconde nel fondo di un cassetto?

Sul piano dello stile Dalì era stato sedotto dall’Art Nouveau, la sola poetica, a suo dire, capace di rivaleggiare con il Rinascimento e le sue forme, molli, ornamentali e ricreative, che lo avevano sempre affascinato.  Forme suscettibili di esplodere in rappresentazioni convulsive, viziose, surreali, paradossalmente estatiche.  La Venere con i cassetti è un’altra icona che gronda di una sensualità sublimata, come Mae West, la Vergine, la Dentellière, Gala Gradiva, Dulcinea, Carmen e molte altre.  La definisce una scultura isterica“J’invente la Vénus de Milo aux tiroirs e le cabinet anthropomorphique”.  Dirà: perché al di là della sostanza racchiusa nella scultura c’è un’altra visione dell’arte e dei suoi contenuti, la “vision paranoïa-critique”, è un estasi erotica continua alle porte del tempio dell’arte.  Aprire dei cassetti, chiudere dei cassetti, l’arte greca si spalanca tra i codici della psicoanalisi.  Cassetti che affaticano la forma e vogliono essere spiati.  Che cosa conterranno che ci tradirà?  Le difese possono essere scavate nella pietra, ma la psiche è vulnerabile nelle sue metamorfosi.  Ci sono angeli, elefanti, lumache, formiche, orologi, uova, pani, paesaggi…

Food-Design – Esercitazione 10 B – Mon coeur mis à nu. Che cosa si nasconde nel fondo di un cassetto?

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Riempire di preparazioni alimentari i cassetti della Venere di Milo in modo che essa rifletta quello che siamo mettendo a nudo il nostro cuore.  

Food-Design – Esercitazione 10 B – Mon coeur mis à nu. Che cosa si nasconde nel fondo di un cassetto?

Presentare l’esercitazione su un supporto A3. 
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Food Design – Esercitazione 10 A – 2009-10 – Un monumento contro la fame

24 maggio 2010 Share

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Decima esercitazione, 25 maggio 2010 – A)
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UN MONUMENTO CONTRO LA FAME.

 

“Bisogna rendere ancora più oppressiva l’oppressione reale con l’aggiungervi la consapevolezza dell’oppressione, ancora più vergognosa la vergogna, rendendola pubblica”.
Karl Marx

Food-Design – Esercitazione 10 A – Un monumento contro la fame

Nella lingua latina monumèntum è il ricordo (mònere significa ricordare, far sapere).
È possibile costruire un monumento contro la fame per ricordare a coloro che mangiano che un miliardo di persone non ha cibo sufficiente per vivere?  Che ogni giorno muoiono più di venticinquemila persone d’inedia?
Che nel tempo di lettura del testo di questa esercitazione moriranno cinque bambini per fame?  Che continueranno a morire mentre mangiamo, studiamo, dormiamo, ridiamo, facciamo l’amore, ci disperiamo per le piccole contrarietà della vita corrente?
Da tempo immemorabile l’equilibrio tra la produzione di alimenti e il loro consumo è colpevolmente alterato perché sia le cause naturali come le ragioni più infami dei potenti hanno sempre congiurato a rendere le disponibilità inferiori al fabbisogno. 
Eppure oggi le cose non sarebbero più così.

Food-Design – Esercitazione 10 A – Un monumento contro la fame

Circa due miliardi di tonnellate di cereali, sommate alle altre poche derrate essenziali, assicurerebbero una razione media per abitante del pianeta di circa duemila e cinquecento calorie, in astratto sufficienti ai bisogni fisiologici dell’organismo umano.
“Nutrire il pianeta, energia per la vita” è il tema dell’Esposizione Universale di Milano del 2015, una scommessa sulla quantità del cibo e sulla sua qualità minacciata dai rischi più diversi perché la sicurezza alimentare sta nel crocevia d’interessi planetari che colpiscono al cuore la nuda vita degli uomini e che sfuggono alla ragione.
Ma che cosa significa aver fame?
Essere deboli, soffrire di anemia, ulcerazioni, diarrea, ipotrofia temporale, calo ponderale, a cui si devono aggiungere capelli fragili, facilità di ecchimosi, cecità notturna, riduzione del senso del gusto, sanguinamento gengivale e flogosi, disorientamento, neuropatie, atassia.
Morte.
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Food-Design – Esercitazione 10 A – Un monumento contro la fame

Obiettivo dell’esercitazione è di costruire una maquette per un “monumento” contro la fame usando esclusivamente dei resti alimentari di qualunque natura.

L’esercitazione dev’essere realizzata su un supporto fotografico A3.
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