Food-Design

Food Design – Esercitazione 12 B – 2009-10 – Una nuova prospettiva nella lotta alla fame nel mondo

6 giugno 2010 Share

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Dodicesima esercitazione, 8 giugno 2010 – B)
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Una nuova prospettiva nella lotta alla fame nel mondo.

Food-Design – Esercitazione 12 B – Una nuova prospettiva nella lotta alla fame nel mondo

Nel febbraio del 2008 la FAO  (Food and Agricolture Organization), vale a dire, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ha organizzato a Ciang Mai, in Tailandia,  un seminario,“sul potenziale per l’alimentazione umana degli insetti in Asia e nella regione del Pacifico”.  Nel rapporto elaborato leggiamo: “Delle centinaia di specie di insetti che sono state usate o sono usate per il consumo umano i più comuni provengono da cinque gruppi principali:  coleotteri, formiche, api e vespe, cavallette e grilli, falene e farfalle”.  “Gli insetti”, prosegue il rapporto, “possono essere molto nutrienti, ed alcuni hanno un apporto proteico pari a quello della carne o del pesce.  In forma essiccata contengono spesso una quantità doppia di proteine rispetto alla carne o al pesce crudo anche se, generalmente, non superano la quantità di proteine presenti nella carne e nel pesce essiccato o cotto alla griglia.  Alcuni insetti, specialmente allo stato larvale, sono ricchi anche di lipidi e contengono importanti vitamine e sali minerali.”

In alcune aree gli insetti rappresentano un cibo di emergenza, ma nella maggioranza dei paesi insettivori sono un ingrediente fisso della dieta quotidiana e in paesi come la Tailandia sono considerati prelibatezze e se ne consumano circa duecento specie diverse.

Food-Design – Esercitazione 12 B – Una nuova prospettiva nella lotta alla fame nel mondo

A scopo alimentare vengono soprattutto raccolte le larve e le pupe degli insetti, con un intervento sull’ambiente a basso impatto o, a volte, a impatto benefico.  Tuttavia fino ad oggi non si sono ancora sviluppate vere e proprie fattorie di insetti come nel nord della Tailandia dove vengono allevati i vermi del bambù o i grilli.  La FAO, poi, ha sottolineato come la coltivazione d’insetti può essere vitale per i paesi in via di sviluppo e con deficit proteici, così come può essere vantaggiosa per le opportunità di reddito che offre.  A questo proposito, è stato detto, deve essere incoraggiata e promossa l’adozione di moderne tecnologie alimentari per gli insetti che vengono venduti vivi, essiccati, affumicati, arrostiti o trattati.

Food-Design – Esercitazione 12 B – Una nuova prospettiva nella lotta alla fame nel mondo

Infine la FAO auspica che gli insetti restino igienicamente sicuri per il consumo umano e non siano contaminati da residui chimici o insetticidi proponendo d’intervenire subito perché questa condizione non sia alterata. 
(Nota: scrive Quieta Ramos Elorduy, dell’Istituto di Biologia dell’Università di Città del Messico, esistono al mondo più di tremilaseicento specie d’insetti commestibili di cui quattrocento solo in America Centrale.) 

Food-Design – Esercitazione 12 B – Una nuova prospettiva nella lotta alla fame nel mondo

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L’obiettivo dell’esercitazione è, scelto un insetto o una famiglia d’insetti, di costruire l’immagine di un prodotto, il suo brand e un annuncio pubblicitario per la sua vendita. 

Oltre ad un supporto fotografico in A3 l’esercitazione può essere sviluppata nel modo che lo studente ritiene più opportuno e accompagnata da una breve relazione. 
(Questa esercitazione vale tre punti)















A.A. 2009-10 – Corso di Food-Design – Istruzioni per l’esame

6 giugno 2010 Share

Politecnico di Milano Bovisa. 
Anno accademico 2009-2010. 
Cattedra di food-design. 

Gli esami di questo insegnamento si svolgeranno in due modi.    

-  Il primo modo è nella sua forma classica.   
Un esame orale il cui programma è costituito da ciò che è stato illustrato a lezione e dai quattro libri indicati in bibliografia. 

-  Il secondo modo, invece, prevede una partecipazione attiva alle esercitazioni.  
A – Chi partecipa ad almeno nove esercitazioni, e ne “vince” almeno una, supererà l’esame svolgendo una piccola ricerca concordata con la cattedra. 
La partecipazione alle esercitazioni vale ventiquattro/ trentesimi, la ricerca fino a nove trentesimi, cioè, trenta e lode. 

B – Chi partecipa ad almeno nove esercitazioni, ma non ne vince nessuna, dovrà, oltre alla ricerca, superare un test di quattro domande a risposta aperta.  Nel corso del test può usufruire, per rispondere, degli appunti presi nel corso delle lezioni e del collegamento con la rete. 

Le ricerche saranno discusse nel corso dell’esame e costituiranno un ulteriore supporto didattico al programma svolto.              

Prof. Giovanni-Emilio Simonetti. 
(9 marzo 2010)

 

Il sito di riferimento di questo insegnamento è: 
www.pages.mi.it/oldpages 

Tramite la e-mail del sito è possibile comunicare con il docente per qualunque problema relativo all’insegnamento, ai contenuti di esso, alle ricerche, alle bibliografie e alle procedure. 
Le esercitazioni saranno pubblicate per tempo nel sito e aggiornate con i migliori lavori svolti. 

AVVERTENZA! 
Considerata la qualità dei lavori presentati nel corso delle esercitazioni e valutato l’impegno dimostrato sono esentati dal test anche gli studenti che pur non avendo vinto nessuna esercitazione hanno partecipato ad almeno dodici di esse.  Le esercitazioni vanno certificate con l’architetto Elena Vannini prima della fine delle lezioni. 

Prof. G.E. Simonetti.
(martedì 1 giugno 2010)

 

Food Design – Esercitazione 12 A – 2009-10 – Il gioco dell’Oca

6 giugno 2010 Share

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Dodicesima esercitazione, 8 giugno 2010 – A)
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Il gioco dell’Oca.
(Jeu de l’Oie, Juego de la Oca, Game of the Goose, Gans Spiel)

Food-Design – Esercitazione 12 A – Il gioco dell'oca

(Il gioco, al contrario del fare, richiama la totalità.  Con le sue regole, i suoi elementi, il suo modo d’essere simbolizza il mondo, ci aiuta ad entrare nel microcosmo del senso.)
Sessantatre caselle disposte a spirale, in forma ellittica o ovoidale, su una tavola, due dadi a guidarci nel cammino – di solito dall’esterno verso il centro, la mèta, detta il “giardino dell’oca” – insidie, inganni, incontri, trabocchetti ci attendono su di esso: nulla di più semplice, nulla di più misterioso.  È il gioco dell’oca, uno dei più antichi giochi di percorso – è opinione condivisa che la tavola più antica sia quella del “Dilettevole gioco di Loca” di Carlo Coriolani, stampata a Venezia nel 1640.  La sua iconografia e le sue storie sono diverse, in genere c’è un ponte alla casella numero sei, una locanda alla diciannove, un pozzo alla trentuno, un labirinto alla quarantadue, una prigione alla cinquantadue, un pericolo mortale alla cinquantotto.  Ci sono due caselle, la ventisei e la cinquantatre che contengono due dadi, due enigmi, altre che raffigurano oche. 

Food-Design – Esercitazione 12 A – Il gioco dell'oca

Da un punto di vista grafico i giochi più belli sono quelli del diciottesimo e del diciannovesimo secolo, è facile riconoscerli, hanno delle arcate che indicano l’ingresso e l’uscita nel giardino.  L’obiettivo è chiaro, arrivare per primi alla fine del percorso, evitando le caselle che ci rallentano o ci arrestano e cercare di passare per quelle favorevoli. 

Food-Design – Esercitazione 12 A – Il gioco dell'oca

Per molti è un semplice passatempo, per altri cela una natura esoterica, possiede un linguaggio occulto, è un pellegrinaggio, un viaggio al centro del nostro cuore.  Oggi le caselle sono i simulacri delle difficoltà dell’uomo, delle sue speranze culturali, politiche, sociali, legate alla vita corrente.
L’oca, nell’antichità, ha sempre avuto una complessa valenza simbolica e cucinaria, era apprezzata dai Greci e dai Romani, in Inghilterra celebra il 29 settembre l’arcangelo Michele, chi la mangia non troverà difficoltà a pagare i suoi debiti.  Di essa non si butta niente, dalle piume alla carne, al fegato, alle zampe che abbrustolite erano un ghiotto spuntino dell’antica Roma.  Nel ‘700 si festeggiava con essa l’arrivo dell’inverno, si mangiava l’oca a San Martino, l’11 novembre.
Nel simbolico era associata alla consultazione della sorte, aveva una valenza divinatoria, gli Egizi la veneravano e il suo geroglifico “ka” lo spartiva con l’imperatore.  Quattro oche in volo verso i quattro punti cardinali celebravano l’arrivo di un nuovo faraone e l’inizio di una nuova era.  Esse sono state le vigili guardiane del tempio e della casa, difesero Roma avvertendo i suoi soldati dell’assedio dei Galli.  Con il cigno è il simbolo della Grande Madre.  Gli antichi popoli gaelici chiamavano dell’oca la sapienza degli dei.  I mastri costruttori di cattedrali adottarono la sua zampa come simbolo di creatività.  Era considerata una grande camminatrice ed è forse per questo che Federico II adottò per le sue truppe il “passo dell’oca”, è per questo che il gioco ad essa dedicato ci aiuta a percorrere l’oscuro labirinto che è il simbolo drammatico del nostro destino

Food-Design – Esercitazione 12 A – Il gioco dell'oca

“Una cosa diventa buona da mangiare solo quando è buona da pensare”. (Claude Lévi-Strauss) Obiettivo dell’esercitazione è quello di scegliere un tema legato agli atti alimentari e di costruire un “gioco dell’oca” nel quale si rifletta la sua storia culturale e cucinaria, le sue particolarità, ciò che in esso è permesso e ciò che in esso è proibito, la sua identità e le sue ragioni.
Gli studenti non di lingua italiana possono scegliere il loro paese di origine come argomento del tema. 
Il gioco dell’oca dev’essere realizzato su due fogli A3, uniti e cartonati e munito di istruzioni per il gioco e di una breve relazione esplicativa.
Considerata la sua complessità questa esercitazione vale cinque punti.