Food-Design

Food Design – Esercitazione 13 B – 2009-10 – Finger Food – Street Food

12 giugno 2010 Share

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Tredicesima esercitazione, 15 giugno 2010 – B)
***
FINGER FOOD- STREET FOOD.

Food-Design – Esercitazione 13 B – Finger Food - Street Food

Premessa.  Nel mondo globalizzato del terziario avanzato l’attenzione di tutti è sempre più invasa dalle preoccupazioni per la salute e per quello che si mangia.  Gli esperti sostengono che tutto questo, con la complicità dei mass-media, produce una drammatizzazione del problema che esalta le preoccupazioni e moltiplica la disinformazione, crea una situazione in cui gli atti alimentari si ritrovano inevitabilmente all’intersezione di molte problematiche sociali.  Per esempio, il cibo riflette e acutizza le tensioni tra solitudine e sociabilità, aggrega o separa, finendo per essere un luogo di sollecitazioni edonistiche o d’interpretazioni funzionaliste che hanno prodotto notevoli trasformazioni nel campo delle abitudini alimentari.  Una di queste è intorno al cibo da strada, ai piaceri per le piccole porzioni di molti assaggi diversi, come sono i finger food, alle ibridazioni, non solo con altre culture, ma anche per determinate esperienze a tema che si possono fare in luoghi che non sono solo i ristoranti. 

Food-Design – Esercitazione 13 B – Finger Food - Street Food

Finger food-street food.  L’espressione è di per sé evidente, si riferisce alla pratica culinaria basata sulla preparazione, l’esposizione, il consumo e la vendita di prodotti alimentari in strade, piazze e mercati da consumare con la posateria usa e getta.  C’è da osservare che lo street food è da tempo una pratica quotidiana per milioni di persone in Africa, Asia, America Latina.
In queste aree si calcola che due terzi della popolazione attiva consumi quotidianamente cibo acquistato da venditori ambulanti o in locali sulla strada, la cifra è enorme perché riguarda oltre un miliardo di consumatori.  Sul piano degli stili di vita si può dire che la ristorazione di strada è ormai una realtà.  Negli Stati Uniti gli stessi take away possono essere assimilati ad una forma di street food, considerato che ai tradizionali venditori di hot dog si sono aggiunti i venditori di tacos e di kebab.  Oggi si ritiene che lo street food di New York è l’elemento che meglio caratterizza la composizione etnica dei suoi quartieri e, allo stesso tempo, è considerato un esempio convincente del cosiddetto villaggio metropolitano.  In Europa, nei paesi mediterranei (Spagna, Portogallo, Grecia), così come in Francia e nel Regno Unito, sono numerose le occasioni per consumare cibo da strada ed esse, in pratica, hanno cominciato a costituire un’alternativa vincente ai fast food, non solo per il prezzo, ma anche per la varietà dell’offerta.  Uno dei vantaggi strategici di questa ristorazione sta poi nell’ampiezza dell’orario di servizio e nella sua rapidità.  Vale la pena di sottolineare che questo modo di mangiare è congeniale alle occasioni di aggregazione come sono le fiere, i mercati, le feste di paese.

Food-Design – Esercitazione 13 B – Finger Food - Street Food

L’attualità dello street food sta anche nel fatto che esso risponde bene alla de-sincronizzazzione dei tempi sociali.  Meglio, si può dire che uno dei caratteri più allettanti di questo modo di mangiare è la sua acronicitàCioè, lo street food è un cibo senza convenzioni di tempo, senza cerimonie, buono per ogni occasione.  Infine, un’ultima osservazione sul suo packaging.  Intorno ad esso si sta sviluppando una sorta di design del food che va oltre le strategie di trasporto e conservazione usate fino a questo momento.  Di questo nuovo design forse l’idea simbolo è quella del bicchiere thermos che è stato adottato oltre che dalla Mc Donald, un po’ da tutti.

Food-Design – Esercitazione 13 B – Finger Food - Street Food

Spostiamo adesso l’ottica su quella che viene definita l’etica della felicità, cioè sulla gratificazione che il cibo consente e sul fatto che il bisogno di nutrirsi rinnova questa gratificazione.  Da un punto di vista funzionale il meccanismo della gratificazione poggia soprattutto su due
pilastri, la memoria e la sorpresa.  In questa prospettiva lo street-food aggiunge al rito del mangiare anche una dimensione di gioco, ludica.  Noi viviamo un momento culturale in cui c’è una certa indulgenza verso le emozioni, i desideri, il loro rapido ricambio e la loro esibizione.  Il cibo di strada consente e, in qualche modo, interpreta la possibilità d’investire in molte esperienze di sapore e di modificarle rapidamente cambiarle se cessano d’interessare.  Questo rito dello street-food non tollera più neppure la mediazione delle vecchie suppellettili, come sono i piatti di ceramica o la posateria in metallo.  Assomiglia molto di più ad un corto circuito tra il corpo e il piacere di consumare.
Insomma, le mani al posto delle posate esprimono il desiderio di abbattere simbolicamente tutte le barriere, pratiche e psicologiche con un semplice gesto.  Di regredire nei sogni dell’infanzia.
Il cibo con le dita esprime anche una sorta di zapping del gusto.  Ci sono già molti ristoranti dove si servono solo mini-porzioni da afferrare con le dita immersi in un caleidoscopio di colori e gusti.
La frammentazione delle pietanze corre di pari passo con un altro fenomeno: l’infantilizzazione dell’emotività che accompagna questo momento della cultura occidentale.
O anche, sotto un altro aspetto, riflette la labilità degli investimenti emotivi sugli oggetti.

Food-Design – Esercitazione 13 B – Finger Food - Street Food

***
Obiettivo dell’esercitazione è lo schizzo assonometrico esaustivo di un corner-food da realizzare nel campus della Bovisa per la vendita di finger-food.  Lo schizzo dovrà essere presentato su fogli A3 accompagnato da una breve relazione.
Questa esercitazione vale CINQUE punti.













Comunicazione per gli studenti del corso di Food-Design

12 giugno 2010 Share

Comunicazione per gli studenti del corso di food-design.
La prima ora – a partire dalle ore 14.00 – di martedì 22 giugno prossimo sarà dedicata a tutti coloro che vogliono concordare una ricerca per l’esame finale, indipendentemente dalla sessione scelta. 

Food Design – Esercitazione 13 A – 2009-10 – COOKED SHIRT

12 giugno 2010 Share

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2009-2010
Cattedra di FOOD-DESIGN.
(Tredicesima esercitazione, 15 giugno 2010 – A)
***
COOKED SHIRT.

Food-Design – Esercitazione 13 A – COOKED SHIRT

Da qualche tempo a questa parte, sulla scia dei food studies è nata una “fashion cookture”come espressione avanzata di un nuovo codice di comunicazione visuale in cui cibo, arte, design, moda e gusto sono lo specchio di una realtà sociale in rapida mutazione.
In questo contesto le immagini non sono più considerate di per sé, ma come un insieme di pratiche che variano non solo con l’uso, ma anche per i significati che ricevano, favorendo il nascere di una nuova centralità epistemologica in cui la forma di spettacolo è il suo contenuto scopico.  Oggi colui che guarda è innanzitutto un interprete e la cultura visuale è divenuta un progetto interdisciplinare di analisi critica dei linguaggi visivi che salda l’approccio storicista con la rappresentazione antropologica mirata ai processi culturali.

Food-Design – Esercitazione 13 A – COOKED SHIRT

Questa prospettiva crea una significativa continuità tra gli “studi culturali”, i”media studies” e la cultura visuale, con la particolarità che la cultura visuale acquisisce un doppio registro, di mezzo di comunicazione di massa e di strumento di accesso al piano simbolico dei contenuti individuali e collettivi.  Di fatto, fino alla comparsa della cultura visuale si era rimasti fermi ad un’analisi rozza del significato iconico che si riduceva, nella sostanza, al contenuto manifesto del messaggio visivo.  Il problema di fondo è: fino a che punto un’immagine può essere concepita come un linguaggio?  Soprattutto, nel caso specifico della cultura visuale, in che modo una critica della cultura può riformulare le relazioni tra potere e sapere aggiungendoci quelle tra vedere e conoscere e, dunque, tra vedere, sapere e potere?

Food-Design – Esercitazione 13 A – COOKED SHIRT

Secondo William J. Mitchell, che insegna architettura e arte dei media al MIT (Massachusetts Institute of Technology), una cultura visuale si fonda sull’immagine considerata un prodotto nel quale si intersecano elementi che riguardano, allo stesso titolo, il registro visivo e il suo grado di “figuralità” e intersecato da elementi che derivano dagli apparati e dalle istituzioni culturali e sociali.  Il significato di un segno visivo, da tempo, non sta solo nell’immagine, né nelle identità sociali del suo pubblico, bensì nell’articolazione tra osservatore e osservato, tra il potere “iconico” e il potere che l’immagine ha di significare qualcosa e, soprattutto, dell’osservatore di interpretarlo.  L’analisi di una cultura visuale diviene così anche un percorso delle differenze culturali, in particolare di genere e di etnia, così come di molti stereotipi culturali e di molte forme di rappresentazione della marginalità.

Food-Design – Esercitazione 13 A – COOKED SHIRT

***
Obiettivo dell’esercitazione è la realizzazione di una “cooked shirt” che sia un’espressione visiva di questa cattedra di “food design”.
Usare esclusivamente questa procedura di base.  Attrezzatura:  una pentola di acciaio, una bacchetta o un mestolo di legno per mescolare, un bicchiere di aceto bianco, guanti, un bilancino e recipienti di vetro per il colore da gettare dopo l’uso.  Infine, una o più t-shirt di taglia XL.
In genere per ogni cinquanta grammi di tessuto occorre un’identica quantità di bacche, fiori, foglie, corteccia, spezie, tè o caffè.  Terminata l’infusione della sostanza colorante in acqua e aceto per almeno 36 ore procedere alla bollitura per almeno 45 minuti.  Attenzione, il colorante che si ottiene è sempre più scuro di come risulterà il tessuto tinto.  Dopo la bollitura passate il liquido colorante al passino per rimuovere ogni impurità.  Potete realizzare uno o più liquidi coloranti.  Riscaldate nuovamente questo liquido e immergeteci la t-shirt o parti di essa per il tempo necessario alla tintura, poi sciacquatela fino a quando la risciacquatura risulterà completamente pulita.  Quindi asciugatela all’ombra per non alterare il colore.  Con spaghi, nastri adesivi o altro potete intervenire a piacere sulla tintura.  In “rete” potete trovare molti siti con suggerimenti e consigli.
Questa esercitazione vale CINQUE punti.

(Ricordarsi di portare una gruccia per appendere le t-shirt.)