Bianco su bianco. (Ovvero, sfidare il senso) – Esercitazione 4 – 2010-2011

29 marzo 2011 Share
   

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2010-2011

Cattedra di FOOD-DESIGN.

(Quarta esercitazione, mercoledì 29 marzo 2011)

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Bianco su bianco.

(Ovvero, sfidare il senso)

Glossando Aristotele possiamo dire che la vista è il senso del colore come il gusto è il senso della misura. In latino il sensus è l’azione del sentire, insieme al gusto è uno dei termini più polisemici della lingua italiana. Lo possiamo definire nell’ordine del sensibile come nell’ordine dell’intellegibile. Nel primo caso ci porta al “piacere dei sensi”, nel secondo al “sentimento del reale”. In linguistica il senso diviene significazione (meaning in inglese) ed indica il rapporto che lega le parole alle cose. Può divenire allegoria ( dal greco allégorein, parlare per immagini).

Quando il senso diventa “sensibilità” esprime una facoltà dell’uomo, provare delle impressioni di ordine fisico.

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Quadrato bianco su fondo bianco è il titolo di un’opera che Kazimir Malevich (1878-1935) espose nel 1918 al “Decimo Salone di Stato” di Mosca. 1918, un anno importante. Max Plance vince il Nobel per la fisica. A Weimar viene proclamata la Repubblica. La famiglia dello zar Nicola II è giustiziata ad Ekaterinburg. Gli scioperi operai incendiano le piazze d’Europa. L’Italia è alla vigilia di un’insurrezione di popolo che gli storici definiranno “biennio rosso”. I bolscevichi accettano il suprematismo come un’espressione artistica rivoluzionaria. Malevich viene nominato Commissario del popolo per le Arti Visive.

Nella visione apocalittica di Ivan Karamazov, il maggiore dei tre fratelli nel capolavoro di Dostojevskij (1879), “Se Dio è morto tutto è permesso.” Per il cinismo della ragione se la figurazione è morta nulla più è permesso.

La caduta dell’idea ingenua di rappresentazione si porta dietro il crollo di un universo formale costruito attorno alle attività legislatrici dell’apparenza. L’orizzonte sembra nichilistico, ma la storia non offre nessuna impunità al sentire.

Nietzsche aveva detto, “crearsi la libertà per una nuova creazione”, un quadrato bianco su fondo bianco lo prende alla lettera. Oreste ha lasciato il posto ad Amleto. L’astrazione assoluta cancella ogni ombra e toglie ogni illusione. La sensibilità o si concretizza o non è. La coscienza non ha più alibi, il naturalismo è affondato, una zattera, carica di naufraghi, ha allontanato dalla riva gli impressionisti. Le mele di Cezanne marciscono sulla fruttiera. Il futurismo e cubismo si degradano a pubblicità per le nuove merci del secolo.

L’arte – religione di una neo-illusione che si fa spettacolo – è chiamata ad una nuova sensibilità visuale e questa, dopo secoli, appare il luogo di una nuova zoe, di una nuova esperienza del vivere all’insegna dell’estetizzazione della sensibilità.

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Obiettivo dell’esercitazione è di “rappresentare” il senso del gusto usando il solo colore bianco, una luce con le sue ombre e uno o più frutti a scelta bianchi.

L’esercitazione dovrà essere realizzata in un formato A4.

Nota: L’ombra trasforma e inganna, svela e moltiplica, nel Libro settimo della Repubblica di Platone l’allegoria della caverna mostra come l’ombra è l’immagine di un’immagine, la deformazione di una deformazione, la rappresentazione più illusoria e più lontana che induce l’uomo all’errore e forse al conforto dell’illusione, non per caso in psico-analisi l’ombra è un elemento che permette di evocare l’inconscio o le nostre pulsioni refoulée, la nostra identità nascosta.































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