Food-Design

La mistica delle piccole cose – Il “design narrativo” – Esercitazione 9 – 2010-2011

24 maggio 2011 Share

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2010-2011.

Cattedra di FOOD-DESIGN.

Esercitazione numero nove.

(Mercoledì 25 Maggio 2011.)

***

La mistica delle piccole cose.

Il “design narrativo”

“L’arte è l’imposizione di un modello all’esperienza, e il nostro piacere estetico è rappresentato dal riconoscimento di tale modello”.

(Alfred North Whitehead)

“Sebbene non abbiano la densità del legno laccato, e il suo carico d’ombra, i servizi da tavola in porcellana non sono da buttar via.  Tuttavia, chi tiene fra le mani una stoviglia di porcellana, la sente fredda e pesante.  Temibile conduttrice del calore, è scomoda da maneggiare, se la si riempie di cibi caldi.  Urtata, rintocca sinistramente.  Al contrario, i servizi di legno laccato sono leggeri, gradevoli al tatto, delicati, non rumorosi.  Amo il legno laccato soprattutto quando tengo in mano una ciotola di brodo caldo.  Ne amo il peso, ne amo il tepore.  Così tenera è la sensazione, che mi sembra di sostenere il corpicino di un neonato.


Non è un caso che la minestra si serva ancora nelle ciotole di legno laccato: esse hanno virtù che mancano a quelle di ceramica o porcellana.  Troppo presto il brodo servito in una tazza di porcellana bianca svela i suoi segreti.  Sollevato il coperchietto si sa subito che colore ha il liquido e che cosa contiene.  È cosa straordinariamente bella, invece, sollevare il coperchio di una ciotola in legno laccato, mentre ci accingiamo ad accostarla alla bocca, contempliamo per un istante il brodo, che ha una sfumatura non diversa da quella del recipiente, stagnare nell’oscurità impenetrabile del fondo.  Difficile capire cosa si trovi laggiù.  Le mani che tengono la ciotola sentono l’agitarsi quasi impercettibile del liquido.  Gocciole minutissime imperlano l’orlo del recipiente.  Attraverso il vapore, abbiamo un vago presentimento del cibo: esso si annuncia a noi, prima di toccare il palato.  Una emozione così profonda, e intima, certo non può essere paragonata a ciò che si prova davanti a un brodo servito in un piatto di bianca porcellana occidentale.  V’è, in essa, qualcosa di mistico e, forse, un zinzino di Zen.”

Junichiro Tanizaki, Libro d’ombra (In’ei raisan) 1933, Traduzione italiana, Milano 1982.

(?? ???, Tanizaki Jun’ichir??) Tokio 1886 – Atami 1965.)


Obiettivo dell’esercitazione è di interpretare visivamente l’atmosfera di questo passo di Junichiro Tanizaki con il mezzo espressivo che si ritiene più opportuno (disegno, foto, collage, rappresentazione elaborata per via elettronica), utilizzando ESCLUSIVAMENTE luci, ombre, colori, nebbie, gocce di liquidi diversi, cocci di porcellana.(°)

L’elaborato dovrà essere presentato su un foglio A3.

(°) – In Tsurezure-gusa (Ore d’ozio) Urabe Kenkô (conosciuto anche come Kaneyoshi Kenkô, 1283-1350) afferma che l’ombra e l’incompiuto sono forme d’arte che impediscono di cadere nel realismo.  La vera bellezza, del resto, non può essere scoperta se non da colui che mentalmente completa l’opera.

Qualunque sia l’oggetto la sua solare perfezione è un difetto. Nell’ombra l’insipido simbolizza lo scintillare delle acqua e dei neri.

Spesso nella calligrafia e nella pittura il colpo di pennello tracciato ha una carica d’inchiostro volutamente insufficiente, in questo modo si esalta il dinamismo del tratto.  Questa tecnica ha un nome: fei-bai.

Dove sta la difficoltà di questa esercitazione?

In Oriente il vuoto è un valore.  Una realtà.  Con Eraclito noi Occidentali abbiamo conosciuto il non-essere, ma abbiamo temuto il vuoto.  (GES)

Per meglio comprendere l’opera di questo importante scrittore si consiglia di consultare anche altri suoi libri come, Sasame Yuki (Neve sottile) del 1948, Kagi (La chiave) del 1956, Futen rojin nikki (Diario di un vecchio pazzo) del 1962.

Tutte le opere citate di Tanizaki sono tradotte in italiano, inglese, francese.

Come l’ombra fugge coloro che la/ inseguono, così sta sempre unita a /coloro che la fuggono,

L’ombra compagna senza dubbio unita /ai corpi, Così il premio di una lode immeritata

fugge coloro che cercano di afferrarlo, compagna al contrario [e] gloria unita a

coloro che sono umili. E tuttavia, soppesata attraverso un /esame non ingannevole, che cosa mai

sarà tutta questa lode? Nient’altro che /un’ombra inconsistente.

Théodore de Bèze, Icones 1580.

***