Food-Design

O-BENTO – (Il mio pranzo in “scatola”) – Esercitazione 10 – 2010-2011

31 maggio 2011 Share

Politecnico di Milano, Anno Accademico 2010-2011.

Cattedra di FOOD-DESIGN.

Esercitazione numero dieci.

(Mercoledì 1 giugno 2011.)

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O-BENTO.

(Il mio pranzo in “scatola”)

Il bento (oppure o-bento) è un popolare esempio di come la cucina giapponese in particolare e la cucina orientale in generale abbiano saputo “coniugare”, in un inedito incontro, la loro millenaria tradizione e gli imprinting del mondo occidentale.

Questo incontro – che rivela una sorta di unità di senso da tempo smarrita in Occidente – si sviluppa in un insieme conseguente sia sul piano nutrizionale che estetico, arrivando a coinvolgere il colui-che-mangia e il mangiato in una narrazione estetica sulla quale si proietta uno stile di vita sentito ed originale e, insieme, la profonda coerenza delle regole sociali (°).

Il bento, in particolare, non è solo un pranzo in scatola, un pic-nic urbano frutto della fretta e delle circostanze, ma qualcosa che deve, prima di essere mangiato, “fruito” con lo sguardo e apprezzato nella sua particolare “grammatica visiva, nel suo vitale ed allegro desiderio di metamorfosi.

In breve, è un pranzo che rispecchia una poetica visuale che si traduce in codici:

Quello che armonizza il piccolo, il separato e il frammentato.

Quello che sviluppa una dialettica tra colore, forma e struttura degli alimenti.

Quello che costruisce una continuità significante tra cibo e contenitore e, infine,

quello che accomuna nell’atto alimentare la personalità di chi mangia con il mangiato(°°).

Gli oggetti che affastellano la vita corrente – al di là della loro sostanza – non sono, in chiave fenomenologia, che dei complessi di tendenze, dei reticolati di gesti su cui i processi simbolici trasferiscono gli embrici dell’immaginario, a cominciare, nella fattispecie dei bento, da quel processo di gulliverizzazione che consente alla cultura giapponese di sviluppare una convincente equazione estetica a partire dalla minuzia e dalla meticolosità.

Per finire a quella equivalenza di contenuto e contenente che riflette il principio analitico del primato del significante sul significato, della forma sul contenuto, da cui emerge un ascetismo degli atti alimentari come un atto di volontà.

In altri termini, come delle sorprese retoriche, i bento rivelano la capacità della poetica di “includere” la tecnica e diventare uno dei modi di quella poiesis della vita corrente che plasma le differenze culturali.

In estrema sintesi, come espressione di una sorpresa retorica, il bento elude – qui è il mangiatociò che la linguistica definisce il denotato per diventare una irripetibile esperienza visuale, propria della cultura materiale, a tutto vantaggio delle forme di jouissance.

Obiettivo dell’esercitazione è quello di realizzare un bento (°°°) che esprima una di queste tre forme del sentire:

- Il cibo indimenticato della propria infanzia.

- Il cibo della propria terra di origine.

- Il cibo che vorremmo come espressione di amicizia.

(°) – Lo stile è una manifestazione della cultura come totalità.  È il segno visibile della sua unità.

(°°) – Il niente, in più di un’occasione, ha bisogno di molte cose.

(°°°) – Il contenitore deve essere coerente con il contenuto.

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Corso FOOD DESIGN – Modalità d’esame anno accademico 2010-2011

31 maggio 2011 Share

Politecnico di Milano-Bovisa.

Anno accademico 2010-2011.

Cattedra di food-design.

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L’esame di questo insegnamento si può sostenere secondo due modalità.

La prima modalità è nella forma canonica prevista dall’ordinamento universitario. Un’interrogazione orale l’oggetto della quale è costituito da ciò che è stato illustrato nel corso delle lezioni e dal contenuto dei libri indicati in bibliografia.

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La seconda modalità prevede una partecipazione attiva costituita dalla esercitazioni (°).

In questo caso:

A – Chi ha partecipato ad almeno otto esercitazioni, e ne avrà “vinta” almeno una, supererà l’esame svolgendo una ricerca monografica su un tema proposto o concordato per tempo con la cattedra.
La partecipazione alle esercitazioni vale ventiquattro/trentesimi, la ricerca fino a nove trentesimi, cioè, trenta e lode.

B – Chi ha partecipato ad almeno dieci esercitazioni, senza averne “vinta” nessuna, supererà l’esame svolgendo una piccola ricerca monografica su un tema proposto o concordato per tempo con la cattedra.

La partecipazione alle esercitazioni vale, in questo caso, ventidue/trentesimi, la ricerca fino a otto/trentesimi, cioè, trenta.

Le esercitazioni saranno discusse nel corso delle lezioni e costituiranno un ulteriore supporto didattico al programma svolto.

Il sito di riferimento di questo insegnamento è:
www.pages.mi.it/oldpages

Tramite la e-mail del sito è possibile comunicare con il docente per qualunque problema relativo all’insegnamento, ai contenuti di esso, alle ricerche, alle bibliografie e alle procedure.
Le esercitazioni saranno pubblicate per tempo nel sito e aggiornate con i migliori lavori svolti.

(°) – Nel sito indicato qui sopra gli studenti possono vedere le esercitazioni svolte nei precedenti anni accademici.

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La ricerca.

Il tema della ricerca, come da programma illustrato, può essere concordato con il docente oppure proposto in base ai propri interessi e orientamenti.

In ogni caso la ricerca deve essere orientata su queste due prospettive metodologiche.

- Un argomento storico o di attualità che enuclei la relazione tra la società e gli atti alimentari.

- Un argomento storico o di attualità che enuclei la relazione tra design (progettuale, strategico, narrativo) e gli atti alimentari.

Le ricerche devono essere presentate all’atto dell’esame – durante il quale saranno esaminate e discusse – sia in forma cartacea che su C.D.

Una volta concordata la ricerca sarà accompagnata, là dove occorresse, da una bibliografia ad-hoc.

Le ricerche NON saranno considerate valide se non riporteranno per esteso la bibliografia e la sitografia consultate.

N.B.: NON sono valide le ricerche costituite da un semplice ed acritico lavoro di “taglia e cuci”.

Gli studenti di lingua madre diversa dall’italiano possono concordare con il docente una ricerca o un programma di esame ad-hoc e l’eventuale bibliografia.

In via sperimentale, vista la missione dei piani di studio di questa università e il rapido evolversi di una nuova cultura visuale – nella prospettiva di una “nuova ermeneutica” – gli studenti possono presentare la ricerca anche utilizzando altri mezzi (media) diversi dal “testo con figure”, vale a dire la ricerca potrà essere “sceneggiata” utilizzando video-filmati, filmine, fumetti, performance o inchieste filmate, istallazioni.

In questo caso e senza possibilità di deroga la ricerca nella sua forma definitiva dovrà essere anche presentata alla cattedra in due copie su C.D.

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Attraverso lo specchio.

Gli atti alimentari come produzione e rappresentazione dell’immaginario sociale nelle strategie progettuali, nelle arti visuali e nello spettacolo.

Il paradigma alimentare con le sue cerimonie e le forme della convivialità costituiscono il più antico ed articolato protocollo di costruzione della sensibilità espressiva e del carattere polisemico del gusto così come di molte delle strategie di soggettivazione del mondo.

Da tempo, del resto, questo paradigma sta alla base dei programmi di “material culture studies” contribuendo alla re-definizione, come scrisse a suo tempo Marcel Mauss, di quell’animale, l’uomo, che pensa con le dita.

I processi alimentari e le geografie della fame, in questo senso, si condensano su un duplice registro, da una parte riflettono le ambivalenze del rapporto del corpo con gli scenari della sociabilità e le procedure di trasmissione dei saperi, segnando la cartografia delle differenze sociali, i nuovi modelli di produzione e consumo, i comportamenti culturali, enucleandone il carattere pervasivo sul proscenio delle relazioni sociali, tanto da poter essere definiti un fatto sociale totale.

Dall’altra, sulla spinta delle nuove tendenze estetiche disegnate dalle poetiche dell’immateriale, sono divenuti una parte importante della produzione simbolica della modernità, intrecciandosi con i nuovi saperi della comunicazione visuale e con le loro inedite sintassi.

Gli atti alimentari, oggi, sono dunque l’altra faccia di una saggezza organica in cui si riflettono gli stili di vita della modernità e le loro rappresentazioni cognitive, come è suggerito, nella fattispecie, dal progetto dell’EXPO 2015 di Milano.

Come da protocollo didattico il corso sarà affiancato da esercitazioni pratiche e lezioni monografiche.

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Bibliografia consigliata:

Mary Douglas, Antropologia e simbolismo, Il Mulino, 1985. (Solo i capitoli sesto e settimo.)

(a cura di) Jeaan-Louis Flandrin e Massimo Montanari, Storia dell’alimentazione, Editori Laterza, 1997.

Marvin Harris, Buono da mangiare, Einaudi, 1990.

Gianni-Emilio Simonetti, Fuoco amico, Derive/Approdi, 2010.

Gianni-Emilio Simonetti, Le figure del godimento, Derive/Approdi, 2008.

Maria Grazia Accorsi, Personaggi letterari a tavola e in cucina, Sellerio, 2005.

L. Mariani, A. Parisella, G. Trapani, La pittura in cucina, Sellerio, 2003.

B. Ashley ed altri, Food and cultural studies, Routledge, 2004.

Prof. Giovanni-Emilio Simonetti.
(9 marzo 2011 – 1 giugno 2011)

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