Food-Design

La dolce terra riarsa di Qom

21 aprile 2008 Share

A Qom, l’antica e nobile Kum, sul viale dell’Imam c’è la pasticceria di Sohan Mohammad dove i pellegrini in visita a questa città santa – Shi’a Islam, santuario di Fatema Mae’sume, amata sorella dell’ Imam Ali ibn Musa‘Rida – acquistano questo dolce che ricorda la sabbia e il profumo dell’aria che porta da lontano la fragranza dei fiori di Crocus, di za’faran, splendidi come gli zaffiri.
Un dolce semplice, fatto di farina, zafferano, zucchero, pistacchi, burro, mandorle, cardamomo, tuorlo d’uovo e acqua di rose, lavorato in modo che diventi come la terra riarsa che il Tamerlano attraversò per infliggerle l’ultima punizione, prima di essere innalzata alle virtù teologali della fede sciita.
L’anima di questo dolce è la stessa dell’erranza e della rêverie.  Ricorda il gusto antico dei biscotti o l’odore fanée dei vecchi libri, ha un’untuosità materna e invita a sfidare l’ebbrezza dei venti.  Come la sabbia e i libri non ha un tempo, ma ha il sapore dell’Oriente immobile nei suoi sogni e nella sua polvere.  Va mangiato con la complicità della fame e del tè, perché, come scriveva Erodono, i persiani amano i dolci che solleticano la gola.



Tè allo zafferano.  Ci vuole una dozzina di fili per ogni tazza, vanno lasciati in immersione per almeno dieci minuti nell’acqua bollente.  Poi stemperate l’asprezza di questo infuso con un cucchiaino di zucchero e correggetelo con una fetta di limone.
Potete prepararvi qualcosa di simile a questo dolce usando una pasta brisée aromatizzata all’acqua di rose.

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO

1 aprile 2008 Share

“Le parole sono importanti come ho detto nel mio film Palombella rossa.”
(Nanni Moretti, da, “la Repubblica”, sabato 5 aprile 2008, p.9.) 


Emanuel De Witte
Interior of the Old Church in Delft

Nell’ossimoro il narcisismo tradisce il mörós, lo sciocco, che non vede come il senso, scappando, travolga il significato.  Del resto, non ci sono metasememi nel discorso del cinema, non ci sono figure sulla pellicola che operano sui metatassi.  Di contro la parola si mantiene, per chi sa manovrarla, piégée, dispiega la supremazia del significante, là dove il cinema, che da tempo deve fare i conti con il dominio della forma di spettacolo, inciampa di continuo nella sineddoche, riducendo il dire alla consolante figura che non racconta.    
Come nota Vilém Flusser, la stoffa narrativa della parola è da sempre un gesto che allontana dalle immagini.  Immagini che si risolvono in concetti strattonando la mediazione che nel cinema appare come saggezza, come una teoria per la quale la banalità è progresso e, nella fattispecie, come un’esaltazione della socialdemocrazia scambiata per un carattere della modernità. 
Quanto al sogno della “palombella”, di arrivare a salvare “ma-anche” da Eros, nella raccolta dei fiori elettorali, esso rivela la personalità edipica del piccolo Nanni nelle vesti di Peristerá.

Le donne di Silvio e le nuove posture

17 marzo 2008 Share

Le donne di Silvio e le nuove posture

Nella modernità anche per la pornografia (che si maschera spesso nella forma della politica) si può parlare di un “ritorno del rimosso”, un ritorno nel quale il declino della sessualità si accompagna tragicamente ad una sua denaturalizzazione.
Questa pornografia, infatti, non matura più dove la morale un tempo storicamente la circoscriveva, ma si moltiplica come una metastasi là dove il regime del sapere-potere dello spettacolo si spaccia per realismo e soffoca le sue impotenze.
Un tempo era, insieme, condannata e celebrata per la sua capacità di liberare delle pulsioni e dei desideri forclusi dalla società. Oggi celebra incautamente il prevalere del punto di vista maschile ed eterosessuale sulla sessualità, la passività diagonale a cui si è ridotto il godimento femminile, maschera le paure del potere, il fallimento della grande recita del progresso e della razionalità.
Giulio Romano, disegnando con arguzia classica le “posture” dell’Aretino, volle esaltare l’immaginazione stravagante di un’epoca di madonne impudiche perché, come scrisse Michel Mililot in L’école des filles (1655), “il n’y a rien de si plaisant à considérer qu’un beau corps en la persone aimée, la structure de ses membres, ses posture set ses dispositions lascives.”
Oggi, quando la politica pensa alla “condizione rosa” celebra i suoi deliri di potenza e incatena sempre più i suoi pagliacci alle catene di un desiderio incestuoso.